"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

giugno: 2018
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In Europa l’Emilia Romagna insegue l’innovazione

Per anni il costo del lavoro è stato additato come il maggiore ostacolo alla competitività delle merci e dei servizi italiani. Non era e non è così, ma una notizia ripetuta all’infinito entra nella testa delle persone fino a passare per “vera”. Un aggiornamento, al 2013, del costo del lavoro in Europa ce  lo offre Eurostat, l’istituto di statistica dell’Unione Europea, il quale calcola che in Italia un’ora di lavoro costa alle imprese 28,1 euro, quando la media per i paesi dell’area euro (17 paesi) è di 28,4 euro, mentre nell’Unione Europea (che comprende 28 paesi) scende a 23,7 euro.  Aggiungendo però che in Germania la stessa ora di lavoro costa 31,3 euro, in Francia 34,3 e in Svezia 40,1 euro.

Quindi, volendo scegliere un colpevole per la poca competitività dell’Italia, non è il costo del lavoro il principale imputato.  Bisogna cercare altrove e guardare di più ai processi di innovazione.

In Europa ci sono Regioni  leader nell’innovazione ed altre che inseguono. Secondo l’ultimo Regional Innovation Scoreboard 2014 (Panorama Regionale dell’Innovazione) della Commissione Europea, che ha preso in considerazione 190 regioni d’Europea, quelle leader  nell’innovazione sono 34 (10 tedesche, 7 Svizzere, 4 ciascuna Svezia e Danimarca, 3 la Finlandia, 2 ciascuna Olanda e Regno Unito, infine 1 a testa  Irlanda e Francia).  Tra le regioni tedesche, le più numerose del gruppo, si trovano  Baden-Wurttemberg, Bayern, Berlin, Hamburg, Hessen, ecc.

Come si vede, in Italia nessuna regione occupa le prime posizioni.  Tre sono però tra le “inseguitrici dell’innovazione”, il gruppo che viene immediatamente dopo le prime. Tra queste rientra l’Emilia Romagna, con Piemonte e Trentino Alto Adige.  Rispetto al 2006, anno precedente la crisi, quando l’Emilia Romagna figurava nel terzo gruppo di regioni, cioè tra gli “innovatori moderati” (dove si trovano, attualmente, tutte le altre regioni d’Italia) c’è stato quindi un passo avanti, che non è stato però sufficiente per saltare sul carro dei primi.

Ora, dato che l’indice generale dell’innovazione è la sintesi di indicatori più specifici, sarà utile vedere dove l’Emilia Romagna ha i suoi punti di forza e dove, al contrario, è più indietro.

Tra i punti di forza, che spingono l’Emilia Romagna verso le Regioni più innovative d’Europa, con valori degli indicatori pari o superiori alla media europea, ci sono:  l’innovazione “fatta in azienda”, i brevetti europei, le innovazioni di prodotto, di processo e di marketing delle piccole e medie imprese (PMI), gli occupati nelle industrie e nei servizi tecnologicamente avanzati.

Va meno bene, ed è qui dove c’è da recuperare, per il numero dei laureati, la spesa pubblica e  delle aziende in ricerca e sviluppo, la scarsa collaborazione tra le aziende in tema di innovazione. Questo è un aspetto, negativo, importante da superare, perché le Regioni più competitive, che lo hanno sperimentato,  dimostrano che cooperare conviene, tanto più quando si è piccoli e i mercati da conquistare sono grandi.

Se l’Emilia Romagna “insegue” le Regioni più competitive d’Europa, la provincia di Rimini lo fa ancora più da lontano. E’ quello che facilmente si può dedurre osservando il numero dei brevetti europei e le domande di invenzioni depositate.     Brevetti e domande di invenzioni, gli unici dati su cui è possibile fare un confronto, che a Rimini sono anche meno della metà del dato medio regionale, tra l’altro in forte discesa durante l’ultima crisi.

 

 

 

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