"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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Il risveglio del lavoro, merito delle donne

Dopo tre anni di caduta continua, osservare che in provincia di Rimini l’occupazione è finalmente migliorata, nel 2014, di mille unità, risalendo da 134 a 135 mila,  apre le porte alla speranza che l’anno in corso, se i timidi segnali di ripresa (confermati dalle circa 800 imprese locali che hanno fatto domanda di assumere con gli sgravi concessi dal Governo) verranno confermati,  possa andare ancora meglio.

Senza però dimenticare, questo è bene ricordarlo, che per tornare ai livelli del 2011, quando furono raggiunti 139 mila occupati, di posti di lavoro ne mancano ancora 4 mila.

Purtroppo si è ampliata la distanza, oramai cronica, tra il numero degli occupati sulla popolazione in età da lavoro (il tasso di occupazione) di Rimini rispetto al dato medio regionale: 61 per cento, nel 2014, contro il 66 per cento. Cinque punti in meno per Rimini. Nel 2011, l’anno di massima espansione dell’occupazione locale, il ritardo era solo di tre punti.  Meno persone che lavorano non significa meno domanda, ma purtroppo minori opportunità.

Infatti i disoccupati non calano e sono rimasti gli stessi dell’anno scorso: 17 mila, con un tasso di disoccupazione generale per Rimini sopra l’11 per cento, circa tre punti in più dell’Emilia Romagna. Tasso di disoccupazione che sale al 13,5 per cento per le donne locali, sempre più penalizzate, anche se in recupero sul 2013.

Perché, questa è la vera novità,  a far crescere l’occupazione riminese nell’ultimo anno sono state le donne, che con 3 mila nuove occupate hanno compensato la perdita di 2 mila addetti maschi.  Un risultato che ha ridotto al minimo la forbice tra il tasso di occupazione maschile e quello femminile, oggi al 16,7 per cento, che è  la distanza più breve da un decennio.

Probabilmente sono due i fattori in gioco: una maggiore propensione delle donne, sempre più istruite, ad entrare nel mondo del lavoro; il tentativo di compensare, almeno in ambito familiare, la perdita o il rischio di perdita del lavoro da parte della componente maschile.

Il recupero, seppure parziale, del lavoro è testimoniato anche dal calo delle domande provinciali per il  sussidio di  disoccupazione, che complessivamente, sommando  le domande ordinarie con quelle a requisiti ridotti (gli stagionali), sono scese da 28,5 a 27,5 mila unità. In realtà, rispetto al tetto massimo raggiunto nel 2012, il calo ha interessato più le domande ordinarie (dove non rientrano le partite iva e per i lavoratori dipendenti è richiesto almeno un anno di contribuzione contro la disoccupazione nel biennio precedente l’inizio del periodo di disoccupazione)  che quelle con requisiti ridotti, che  sono continuate ad aumentare al ritmo di mille unità anche nel 2014.

Pur con questi aggiustamenti rimane comunque il fatto che a percepire un sussidio di disoccupazione è circa il 18 per cento della forza lavoro provinciale. Quasi uno su cinque che vorrebbe lavorare, ma non lo trova.

 

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