"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Entroterra Romagna: l’industria ha una marcia in più

Nel numero di settembre di TRE abbiamo documentato, prendendo spunto da nuove informazioni sull’economia comunale messe a disposizione dall’Istituto nazionale di statistica (Istat), di come i sistemi economici dei capoluoghi della Romagna, Forlì, Cesena, Ravenna e Rimini, producessero meno valore aggiunto per addetto  degli equivalenti emiliani, allontanandosi ancora di più da Milano, che rappresenta il massimo nazionale.

Dicendo anche, che questa differenza non è senza ricadute sugli stipendi,  quindi sulle pensioni, entrambi mediamente più bassi.

Una differenza che non nasce dal nulla o dal caso, ma da sistemi economici locali più deboli e con imprese meno vocate a produzioni di alto valore, salvo ovviamente eccezioni. In genere questo ragionamento non vale per le imprese esportatrici, una minoranza, che dovendo competere sui mercati internazionali  fanno dell’innovazione il loro punto di forza.

Finora abbiamo fatto riferimento ai comuni capoluogo, ma non sempre questi, nemmeno in Romagna, fanno meglio di quelli dell’entroterra. Capita soprattutto in provincia di Rimini, dove il valore aggiunto per occupato di Sant’Agata Feltria  e Verucchio, per citare due casi della Valmarecchia,  supera di parecchie lunghezza quello del capoluogo: rispettivamente 57 e 42 mila euro per addetto, a fronte di 36 mila del comune di Rimini.  Per rimanere in zona, solo la produttività degli occupati di  Novafeltria è più bassa: 26 mila euro per persona che lavora.  A Pennabilli, un altro comune dell’alta Valmarecchia, sede di una importante impresa farmaceutica, il valore aggiunto per occupato arriva a 33 mila euro.

Siccome, se non si crea valore non si può nemmeno redistribuirlo, per  le retribuzioni avviene la stessa cosa: sono più alte dove si produce più valore, più basse dove se ne produce meno.  Infatti, le retribuzioni medie raggiungono  28 mila euro a Sant’Agata Feltria  e Verucchio, 24 mila a Pennabilli, ma sono più basse a Novafeltria, 20 mila euro, mentre Rimini è poco sopra: 21 mila euro.

La situazione è un po’ diversa nell’entroterra cesenate, in particolare nella Valle del Savio, dove tanto Sarsina, come Bagno di Romagna e Mercato Saraceno, dispongono di economie locali relativamente meno competitive di Cesena, che può contare su un valore aggiunto per occupato di 45 mila euro, quando nei tre comuni citati la soglia è rispettivamente di 42, 32 e 37 mila euro.

Di riflesso, le retribuzioni dei comuni della Valle presi in considerazione oscillano tra 21 e 24 mila euro, sotto la media nazionale che è di 26 mila, quando a Cesena si guadagna fino a  27 mila euro.

Questi numeri, che rappresentano delle medie tra i tutti settori di attività, dove in genere prevalgono i servizi, tanto per l’interno riminese come cesenate, cambiano, e diventano improvvisamente più elevati, se si prende però in considerazione solo il settore industriale.

Si può così scoprire che il valore aggiunto per occupato nell’industria locale raggiunge 72 mila euro a Sant’Agata Feltria, che è più della media generale di Milano, a Verucchio 54 mila euro, ed a Novafeltria 37 mila, superando abbondantemente i valori medi.  Lo stesso dicasi per i salari.

Anche per Sarsina, Bagno di Romagna e Mercato Saraceno vale lo stesso: ciascuno addetto del settore industriale di questi comuni produce valore aggiunto rispettivamente per  59, 42 e 44 mila euro, elevando anche i rispettivi salari.

In sintesi: mentre l’entroterra riminese  può contare con comuni, in particolare quelli dotati di insediamenti industriali consolidati, anche più ricchi del capoluogo provinciale, questo non avviene nell’interno del cesenate. In entrambi  i casi, però, gli insediamenti industriali fanno bene all’economia e spingono più in alto le retribuzioni.  Una ragione in più per non considerare l’industria, che è vero si avvale di tanti servizi, come un residuo da archiviare.

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