"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

settembre: 2017
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l’Italia un innovatore “moderato”

Tra i paesi innovatori, secondo l’Innovation Union Scoreboard 2011, pubblicato dalla Commissione Europea all’inizio del 2012, l’Italia, cioè il suo sistema di imprese e delle Istituzioni pubbliche dedite alla  ricerca e all’innovazione, appartiene al gruppo degli “innovatori moderati”, con Polonia, Grecia, Ungheria, Spagna  e altri, preceduto dagli “inseguitori dell’innovazione”, dove troviamo, tra gli altri,  Francia, Olanda e Gran Bretagna, mentre  tra i “leader dell’innovazione” incontriamo Finlandia, Germania, Danimarca e Svezia.

La classifica è il risultato della combinazione di una serie di indicatori che hanno l’obiettivo di misurare il comportamento dei vari paesi in aree specifiche dell’innovazione.

Per esempio, in Finlandia, Svezia e Islanda il settore pubblico spende l’1 per cento del Pil in ricerca e sviluppo, la Germania 0,9 per cento, quando la media dell’Europa-27 è lo 0,76 per cento,  mentre l’Italia si ferma poco sopra lo 0,50 per cento.

Non vanno meglio, sempre in Italia, gli investimenti in ricerca e sviluppo delle aziende private: 0,74 per cento  del Pil, a fronte della media europea del 1,25 per cento,  ma con tre paesi, Danimarca, Finlandia e Svezia sopra il 2 per cento.

Brevetti: in Italia ce ne sono 2 per miliardo di euro di Pil, la media europea è 4, ma la Germania è a 7, la Finlandia a 9 e la Svezia sopra 10 per miliardo

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