"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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A.A.A. cercasi impiego disperatamente

di Rita Celli

Sono appena le nove e mezza. Gli uffici del Centro per l’impiego di Santarcangelo il giovedì aprono alle 11, ma la fila davanti al portone d’ingresso si sta già formando. Ragazze madri. Giovani che vogliono farsi una famiglia, ma che conservano ancora i loro sogni in un cassetto. Chi ha già 55 anni e si trova da un giorno all’altro senza un impiego. Le storie che si possono scovare sono tante. Cittadini della provincia, immigrati dal Sud Italia, frontalieri. Tutti uniti da una sola cosa: la speranza di trovare un lavoro per riuscire a tirare dritto.

Teresa ha 55 anni ed è originaria della Campania, ma vive a Santarcangelo dagli anni Novanta. “Al secondo contratto a tempo determinato come facchinaggio notturno in un supermercato della zona – ci racconta – dovevano farmene uno a tempo indeterminato, invece mi hanno licenziato. Mi mancano ancora sei anni per raggiungere i contributi minimi per la pensione. Sono separata. Con me vive ancora un figlio (la più grande ha già una sua famiglia, fortunatamente). Con l’ultima busta paga pagherò le ultime spese, poi è finita. Con la quinta elementare dove vado? Devo tornare a vivere con il mio ex marito? Io cerco di mettercela tutta per trovare qualcosa, ma siamo davvero alla disperazione. Mio figlio lavora, ma anche lui ha un contratto fino a dicembre. Se anche lui resterà senza una professione, ho paura…”. Teresa lavorava a ore. Le davano sei euro e ottanta centesimi ogni 60 minuti. “E ora non ci sono neanche più quei mille euro al mese – continua -. Con 600 euro d’affitto, le bollette, la benzina e l’assicurazione per l’auto, come è possibile andare avanti?”.

Valentina ha invece 30 anni e da sola cresce la sua bambina di 16 mesi: “Lavoravo fino a una settimana fa come Oss all’ospedale di Cesena. Nel rinnovo del contratto non mi sono venuti incontro con gli orari, per poter gestire anche la vita di mia figlia, e così ora sono disoccupata. Fortunatamente i miei genitori mi hanno comprato casa, ma non riescono ad aiutarmi. Ho inviato a decine di cooperative sociali il curriculum, ma niente. Tutti i giorni vado sul sito del centro per l’impiego per trovare qualcosa. Mi piacerebbe restare nel mio settore, ma di questi tempi non si scarta nulla”. Valentina è fiduciosa: “Speriamo sia una cosa momentanea. Sono in lista per una graduatoria. Speriamo che si sblocchi qualcosa. Nel frattempo cerco. Ho scoperto che ci sono anche lavori a tempo, dai due ai 6 mesi, attraverso delle aste pubbliche. Basta dare il nominativo e la dichiarazione Isee. Incrocio le dita”.

Giulia ha 20 anni e davanti alla bacheca degli annunci di lavoro ci è arrivata con la madre, Monia. Vengono da Poggio Berni. “Ho fatto la scuola alberghiera – confida la ragazza -. Ho lavorato per una stagione come receptionist, poi più nulla. Quest’anno al mio posto e di altri colleghi italiani, hanno preso tutte ragazze straniere che parlano russo. Mi sono mossa anche in netto anticipo, a febbraio/marzo, ma nulla da fare”. A casa Giulia ha altri due fratelli, di 6 e 16 anni. E un padre di 45, anche lui senza un impiego. “Faceva l’escavatore – commenta mamma Monia – è un tuttofare, ma anche lui ha perso il lavoro a ottobre del 2011. Sta cercando, ma è così dura! Fortuna che c’è il mio stipendio e una piccola pensione d’invalidità di uno dei tre miei figli. Ma arrivare a fine mese è sempre un’incognita”. Giulia ha pensato tante volte di partire per l’estero: “Se andiamo avanti così me ne vado. La tendenza è quella di 40 anni fa, quando i nostri nonni partivano per l’America o l’Europa, perchèé in Italia non c’era più nulla… Avevo pensato anche di iniziare l’università, per specializzarmi in qualche ambito, ma come farei a pagarla? Anche di seguire un corso di lingua russa o giapponese, cinese, ma anche quelli sono a pagamento. E’ impossibile”.

Al centro per l’impiego clementino c’è poi Daniele, 28 anni, residente a Bellaria Igea Marina: “Facevo il carpentiere fino a 4 mesi fa. La ditta per cui lavoravo, con la crisi, ha dovuto ridurre il personale. Mi ha lasciato la porta aperta, dicendomi che nel momento in cui la situazione migliorerà, potrò tornare, ma sono ancora a casa. In giro non si trova nulla, anche per un lavoro  manuale e particolare come il mio, che non tutti i giovani sanno fare. Per fortuna ho almeno una casa tutta mia e non ho troppe spese al mese. Convivo, ma non ho figli. La voglia di formare una famiglia c’è, ma è impossibile credere di realizzare i propri sogni, in un momento del genere”.

Anche Simona, 36 anni, viene da Bellaria Igea Marina: “Devo fare domanda di disoccupazione. Ho finito sei mesi di stagione estiva, ma devo sbrigarmi. Perché le normative nazionali  stabiliscono che se non si chiede la disoccupazione entro quest’anno, da gennaio si prenderà meno”. A carico di Simona ci sono un padre e un fratello, tre cani e due gatti. “Quando passano già tre mesi di disoccupazione – infuria Simona – passi da 1200 a 800 euro al mese e poi sempre meno, fino a ridursi al nulla. Ho fatto tanti di quei lavori… ma per molti non ero nemmeno in regola. Non c’è serietà e rispetto. E a rimetterci siamo sempre noi: i dipendenti”.

Non cambiano le storie a 30 km di distanza, nel centro per l’impiego di Novafeltria. Qui le persone che cercano un lavoro hanno anche un altro tipo di problema: quello di essere frontalieri e di rischiare molto più facilmente il posto in Repubblica di San Marino. Donatello ha 40 anni, è di Novafeltria, ma ha lavorato oltre 24 anni in un’azienda del Titano come metalmeccanico. Ora è in mobilità da circa 3 mesi. “Hanno dovuto ridurre il personale per motivi fiscali e così hanno subito mandato via due italiani – spiega -.  Me l’aspettavo. Il lavoro stabile come frontaliere non ce l’hai mai. Se sei italiano e c’è anche una piccola crisi, sei fuori. Si tratta di scelte dello Stato, che privilegia sempre i sammarinesi. Cosa che in Italia non avviene mai. L’azienda poi è piccola e la crisi continua. Secondo me fra altri 3 mesi ne mandano a casa altri cinque”. Donatello cerca di scovare annunci sulla bacheca, “ma non è per niente facile. Ci vogliono dei requisiti particolari, anche se sei specializzato in un settore come quello della metalmeccanica. Ho fatto un colloquio qualche giorno fa, ma mi chiedevano obbligatoriamente la patente per il camion. Dovevo spendere 1500 euro per prenderla, senza nemmeno una garanzia di essere assunto”. Donatello si è recato personalmente davanti al portone di tutte le ditte in Valmarecchia per cercare un lavoro, ma senza risultati. “Sono già ai ferri corti con il personale che hanno – ribatte -. Se non riparte l’edilizia fra sei mesi sarà ancora peggio. Ho un affitto e delle spese, è dura. Sono disposto anche ad adattarmi a un lavoro diverso. L’importante è lavorare”.

E accanto a una mamma che cerca lavoro come babysitter, donna delle pulizie o operaia in fabbrica, c’è un altro ragazzo, Luca, di 34 anni, residente a Pennabilli. “Avevo iniziato a lavorare subito dopo il diploma per questioni economiche, poi però avevo un obiettivo da raggiungere: laurearmi in economia. Oggi sono venuto ad iscrivermi al centro per l’impiego perché alla soglia dei 34 anni, sono di nuovo alla ricerca di un posto, ma questa volta con una laurea in mano. La speranza è di trovare un impiego diverso, anche se so che ho già un’età avanzata. Speriamo bene”.

 

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