"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Non c’è crisi per l’innovazione

Mentre siamo quotidianamente bombardati da notizie catastrofiche che danno l’idea che tutto vada di male in peggio, e c’è molto di vero, nondimeno ci sono anche segnali diversi che riaccendono la speranza.  Abbiamo già scritto del record di esportazioni fatte registrare dalla provincia di Rimini nel 2011, questa volta ci occupiamo dell’innovazione che si fa strada nelle aziende e che è alla base di quella maggiore competitività  necessaria per aprire nuovi mercati estri.

Stiamo parlando di brevetti, invenzioni e marchi, che commentiamo mettendo a confronto i dati precedenti e successivi allo scoppio della crisi  del 2008.  Effettivamente, almeno sul fronte delle registrazioni nazionali, le imprese locali non hanno mollato e stanno reagendo incrementando sia le invenzioni, che possono dar luogo a nuovi prodotti e processi, che il deposito di marchi con cui presentarsi sul mercato  senza scomparire nell’anonimato, spesso, dei committenti più grandi di cui magari sono, o sono stati, fornitori.

Dal 2007 al 2011, le domande ogni cento mila abitanti depositate sono cresciute sia per le invenzioni, del 26 per cento, che per i marchi, del 7 per cento. Valori,  quelli di Rimini, 27 per le invenzioni e 144 per i marchi, sempre ogni cento mila residenti,  che sovrastano gli stessi risultati regionali e nazionali.   E’ vero che i numeri  di Modena e Bologna sono molto più alti, per le invenzioni rispettivamente 47 e 76 ogni cento mila abitanti, e per i marchi 136 e 171, ma le imprese di Rimini stanno recuperando terreno, perché in passato le differenze erano molto più ampie.

Non accade lo stesso per i brevetti registrati in ambito europeo, che dal 2007 al 2010 sono crollati della metà, da101 a48 per milione di abitanti, molto più della media regionale e di quella italiana,  e finendo per  posizionarsi su valori piuttosto bassi.  Se l’export è una delle ancore di salvezza dell’economia locale, in particolare quella manifatturiera, questo è un aspetto cui va prestata la massima attenzione.

Imprese che guardano all’innovazione sono anche quelle del Terziario avanzato, in sostanza informatica e telecomunicazioni,  che dopo una battuta di arresto nel 2009, sono tornate a crescere, raggiungendo quota 461 nel 2011, e superando il numero del 2007, quando erano arrivate a 435, continuando così in una lenta ma costante ascesa.

Tra le classi più numerose, all’interno soprattutto del settore informatico, troviamo “l’elaborazione dati” (220 imprese dedicate) e la “produzione di software” (127 imprese).  In assoluto non sono tante, appena l’1,3 per cento del totale delle imprese locali, ma la loro presenza è molto importante perché, come dice la denominazione, offrono servizi “avanzati”.

L’innovazione e i servizi avanzati sono certamente ingredienti fondamentali  per recuperare quella competitività e quella produttività senza la quale non si supereranno le difficoltà del momento, ma nemmeno del futuro quando la popolazione invecchierà sempre di più.

Scrive a proposito uno studio recente della McKinsey Global Institute: “Con l’attuale tasso di attività  della forza lavoro (le persone in grado di lavorare sul totale), Spagna, Italia, Grecia e Portogallo dovranno aumentare la produttività dell’1,4 per cento l’anno, cioè più del doppio di quanto avvenuto nell’ultimo decennio, solo per mantenere l’attuale livello di reddito per abitante”.  Questa è la vera sfida del futuro.  E per progredire, bisogna fare anche di più.

 

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