"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

settembre: 2017
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Alla scoperta della tradizione culinaria cinese

di Veronica Molinari

La cucina è uno dei tempi più accattivanti e curiosi di quello che è l’universo Cina. Da profana nella metropoli pechinese vi posso assicurare che la Cina non è solo fatta di involtini primavera, “lavioli al vapole” e riso alla cantonese, bensì include un pout pourri di piatti che non ha nulla a che invidiare a qualsivoglia tradizione gastronomica-culinaria che si rispetti.

Innanzitutto, è bene dire che la cucina in Cina, come in Italia, presenta varie cucine regionali. Ogni cucina regionale cinese è una scoperta di profumi e sapori. Vi faccio un esempio: gli spaghetti di riso alla piastra dell’area di Canton stanno agli spaghetti al nero di seppia veneziani, come la coda alla vaccinara romana sta all’anatra laccata pechinese. Molto spesso, viaggiando in treno all’interno della Cina, capita di vedere chi fa ritorno al paese natale portare in dono a parenti e amici una profusione infinita di scatole colme di cibi e pietanze tipiche del luogo dove si vive: ecco che sui treni pullula l’odore, alle volte anche un po’ acre, di cibi che spaziano dalla punta dolce del sesamo, a quella del piccante sichuanese che fa pizzicare il naso degli astanti, a quella “officinale” dello zenzero o a quella più pungente del tofu fritto, per finire con quella del coriandolo immancabile in ogni cibo del nord-est cinese.

Inoltre, messa a fattor comune è la consuetudine che prevede che, in occasione d’importanti eventi quali nascite e traslochi, l’ospite pensa innanzitutto a come intrattenere ospiti e amici dal punto di vista culinario, facendo del proprio meglio per preparare un’abbondante e succulento banchetto in loro onore. Anche per quanto riguarda fare affari e stipulare contratti vige l’abitudine di trattare mangiando, ed un buon pranzo accompagnato, perché no, da una buona bevuta di baijiu (la grappa bevuta dai cinesi che per noi occidentali è un po’ come “bere benzina”) assicura il successo di un affare. Ma qual è l’attitudine dei cinesi nell’andare a mangiare fuori? Quali le scelte predilette in fatto di cibo?

Ai cinesi, vuoi un po’ per la vita frenetica ed i serrati ritmi lavorativi, vuoi un po’ per risparmiare, piace mangiare fuori, soprattutto cibi che non richiedano un lungo tempo di preparazione o che comunque non li facciano spazientire nel fare coda al ristorante. Per pranzo di norma mangiano tutti nei pressi del posto di lavoro, per cena sempre fuori o, il più delle volte, si portano a casa da mangiare cibo d’asporto quale riso carne e verdure, spaghettini in brodo fumanti o succulente zuppe. Il cinese medio investe sul cibo all’incirca 1/3 del suo stipendio, il resto nell’affitto della casa, trasporti e risparmi. I cinesi non sono ancora totalmente avvezzi alla cucina occidentale, un po’ perché il costo delle portate è nettamente superiore ai loro standard, un po’ perché solo una ristretta nicchia conosce una cucina come quella italiana: gli affettati per loro sono carne cruda quindi appaiono diffidenti, i latticini di base non si ritrovano nella loro tradizione culinaria, tuttavia la pasta col ragù e la pizza sono uno sfizio che ogni tanto si concedono.  Per una questione di decoro di facciata e rispettabilità, è molto diffuso tra i cinesi invitare a pranzo o a cena amici o clienti, in quel caso magari si spende un po’ di più (rispetto all’irrisoria spesa di 1,5 € per gli spaghetti o il riso saltato con carne e verdure venduto in qualsiasi ristorantino o “bettola” delle strade pechinesi) ma comunque non si usa pagare “alla romana”, qua è visto come una cosa un po’ scortese, sempre meglio da evitare se non si vogliono fare brutte figure: bisogna essere brillanti!

Da brava romagnola all’estero, anch’io come tutti ogni tanto avverto la mancanza delle nostre prelibatezze: di recente un’amica italiana mi ha riferito dell’esistenza di una piadineria qua a Pechino, allettata dall’idea mi metto alla ricerca. Ahimè, suddetto posto l’ho trovato per poi scoprire che il boss era un locale e non un romagnolo come mi ero prefigurata e che non servivano piadine nel vero senso della parola, bensì crepes salate fatte in casa. Con mio grosso sconforto, esco dal locale e penso: perché non andare nel quartiere delle bancarelle che vendono ogni tipo di leccornie a Wangfujin a farmi un succulento spiedino di scorpioni fritti?!

Che dire? Insapore, inodore e molto oleoso: non c’è dubbio alcuno, avrò di certo rafforzato le mie difese immunitarie o, perlomeno, mi piace crederlo!

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