"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

agosto: 2019
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Una maestra orafa

di Laura Prelati

La preziosità, il design, la fattura, le tecniche utilizzate, l’altro tasso di creatività; i nostri gioielli artigianali si riconoscono per qualità perché sono veri e propri marchi del Made in Italy. I nostri punti di forza sono abilità e creatività dei nostri artigiani orafi e un tessuto produttivo di gioielli fatti a mano fortemente radicato sul territorio, specializzato e competitivo. La nostra arte è il risultato di un lungo percorso che, dalle botteghe dei mastri orafi, è diventata un’eccellenza per i suoi preziosi manufatti leader del mercato mondiale.

Quest’arte è storia antica; da secoli si creavano gioielli unici fatti a mano, poi si è iniziato a produrre non solo gioielli artigianali, ma arte. Uno stile che con la sua ispirazione raffinata riprende e rielabora le suggestioni del mondo della natura.
Molti maestri orafi, ancora oggi, prendono spunto da quello stile, sinonimo di eleganza equilibrata e raffinatezza, per le creazioni attuali dei loro gioielli.

A Rimini abbiamo incontrato una mente creativa, l’artigiana orafa Maria Luisa Palazzo, con atelier in Corso d’Augusto 76, che ci racconta i suoi esordi e perché ha seguito la sua passione.

Artigiani artisti: passione ed emozioni

C’è mistero e passione, tecnica e sogno; essere artigiani artisti è un compendio di emotività e tecnica, un’armoniosa combinazione di bellezza e stile e gli artisti si esprimono con le mani guidate dal pensiero. ”Poi c’è la passione che muove tutto –dice Palazzo – e questo è un lavoro che si ammanta di bello, di stile, di capacità. E’ stata questa molla che mi ha portato fino a Rimini da Ivrea, mia città natale, dove mia madre era un’illustratrice botanica; fin da piccola ero a contatto con un grande senso estetico, con la bellezza, il buon gusto e si cresce con un bel bagaglio fatto di forme, colori e poesia. Già da bambina avevo la passione di disegnare gioielli, per gioco, perché mi facevano sognare; poi mi sono diplomata all’Isef e in Scienze Politiche facendo management sportivo. Ho proseguito diventando projet manager di eventi internazionali a sono approdata a Rimini, mantenendo l’hobby del gioiello”. –Poi come ha deciso di cambiare completamente vita seguendo la sua passione?-“Volevo imparare e iniziai a frequentare artigiani orafi, intanto questa passione cresceva. In una mostra toccai il culmine delle mie emozioni tanto da commuovermi davanti ad una splendida creazione; mi convinsi che dovevo fare la scuola orafa di Vicenza. Il mio lavoro intanto proseguiva su un binario parallelo. A Firenze a un concorso come incisore ebbi una bellissima opportunità e la passione era talmente traboccante che decisi definitivamente di cambiare strada.

Da allora sono trascorsi 5 anni, ho aperto il mio atelier orafo e devo dire che gli studi di management fatti in precedenza mi sono tornati utili per sapere gli obiettivi, i costi, i ricavi; anche l’Isef mi ha aiutato perché ero brava in anatomia, e questo mi ha dato il senso delle proporzioni e dell’estetica nel fare piccole statue, corpi in movimento”.

-Rimini è una città che sa fondersi con la sua arte?-“Quando mi allontano sento subito la nostalgia di questa città che mi sa affascinare con i suoi splendidi monumenti, coi musei, con le antiche vestigia romane che ci raccontano millenni di storia; inoltre la qualità di vita è a misura d’uomo. Come tutti gli artigiani artisti amiamo circondarci di bellezza che poi trasportiamo nelle nostre opere; quando passo sotto l’Arco d’Augusto con Zeus, Apollo, Nettuno e penso che qui passavano le truppe romane è un’emozione, ti viene l’ispirazione, sei veramente circondato di bellezza”- Quanti anni ha?-“Compirò 52 anni”. –I suoi eventi più importanti?-“Sono partita con Fiere e Fuori Salone a Milano che sono state fondamentali per la mia attività; sono stata invitata ai Maestri del Gioiello all’Expò e a una successione di eventi che si sono concatenati. Lo scorso anno sono stata invitata al Venice Design Week in una mostra che si chiama Ornamenta che ci sarà a Maggio dove i pezzi selezionati compreso il mio verranno esposti in un museo archeologico”

– Usa tecniche antiche?- “Nei miei gioielli in micro-scultura mi piace usare tecniche antiche come la cera persa, anche se conosco bene le nuove tecnologie (come la stampa a 3D) dove ci sono programmi che ci permettono di disegnare al pc il gioiello e poi poterlo stampare; è una tecnica molto utilizzata e molto veloce. Io invece adotto tecniche antiche scultoree o amo lavorare a sbalzo e cesello, così come l’incisione a bulino tutta manuale, non col pantografo. Per me l’arte sta nella manualità, ho scelto questa nicchia particolare per produrre gioielli, pezzi unici fatti a mano.

Le mie creazioni hanno questo senso di già vissuto, di antico. Adoro guardare nei musei gli ornamenti antichi perché mi regalano bellezza e mi stimolano a perfezionarmi a influenzare le mie creazioni; le linee, le rifiniture, le forme eleganti e sobrie diventano studio e apprendimento.

-Da dove prende ispirazione?-“Dai viaggi; sono stata in Cina e ho fatto un gioiello a forma di serpente, un fior di loto con un opale a forma di foglia con iridescenze fantastiche. Alle volte mi capita pure di sognare gioielli bellissimi e mi alzo con la voglia di disegnarli” -Quindi questa vena artistica le permette di creare gioielli e anche di disegnarli (designer)e realizzarli-“ La soddisfazione più grande è quando i clienti mi danno massima fiducia, dall’inizio alla fine”- Quindi c’è una ricerca di stile, di forme, di materiali prima di creare un gioiello- “Quello che cerco nel mio gioiello non è la perfezione; la bellezza è un equilibrio di proporzioni, è l’armonia della forma che si cerca” -Nel laboratorio ha un aiuto o gestisce tutto da sola?-“Lavoro in completa autonomia”

-Che cosa prova quando finalmente riesce a completare un pezzo artistico che la soddisfa?-“Una grande emozione, sono molto soddisfatta e mi compiaccio di aver seguito questa strada permeata d’arte. L’obiettivo è far sì che il cliente senta la tua creazione come parte di sé, le fedi poi sono l’anello per eccellenza, un legame che durerà tutta la vita a suggello dell’amore reciproco dei due sposi. Io non faccio fedi classiche, sono creazioni originali e particolari dove viene trasportata una forma,  anche simbolica. Da questa forma scaturisce il pensiero e la motivazione, c’è un significato preciso legato alle persone che lo dovranno indossare. E’ qui l’unicità.

-Cosa sarebbe necessario affinché l’artigianato artistico non muoia e potesse svilupparsi coinvolgendo anche i giovani?-“C’è una grande velocità nella produzione: adesso impera il tutto subito e queste invece sono arti lente. Se si vuole seguire l’artigianalità vera del pezzo unico bisogna rispettare i tempi. Non si può produrre a raffica a discapito della qualità. Per i giovani occorrono soprattutto degli incentivi, poi noi italiani siamo un paese di artisti e siamo dotati di grandi talenti, abbiamo un grande senso estetico e critico. Forse occorrerebbero dei finanziamenti, degli aiuti economici o pensare a un discorso di detassazione, di sovvenzioni anche temporanee per favorire l’ingresso dei giovani a bottega, occorrerebbero degli incentivi perché tu maestro impegni tempo e risorse e anche se il giovane è meritevole però deve ancor imparare tutto. E’ lì che lo stato dovrebbe andare incontro agli artigiani, perché il maestro insegni all’allievo e non si perda o non muoia l’arte e il suo sapere”.

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