"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

agosto: 2019
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Economia al femminile della Romagna

Il lavoro

A fine 2017, in attesa degli ultimi aggiornamenti, lavoravano un po’ meno di 57 donne  su cento in provincia di Rimini, qualcosa più di 60 a Forlì-Cesena e Ravenna, a fronte di una media regionale di 62.    Rispetto al 2010, quando l’effetto dell’ultima crisi ha cominciato a farsi sentire, l’occupazione delle donne è migliorata a Rimini e Forlì-Cesena, ma è tornata indietro di ben quattro punti percentuali a Ravenna.

Il caso di Rimini può essere interessante, perché  le 64 mila donne attualmente  occupate, su una popolazione che lavora di 140 mila, erano 58 mila nel 2010, cioè sei mila in meno.  In parte hanno usufruito di un recupero dell’occupazione, ma per il resto si è assistito ad una sorta di sostituzione tra  generi, visto che, nello stesso periodo,  gli uomini occupati sono scesi di due mila unità.

Un esito, condiviso in Europa, che ha consentito di ridurre il gap occupazionale con gli uomini di quattro punti percentuali, scendendo dal 17 al 13 per cento, portandosi abbastanza vicino al divario medio europeo che è del 12 per cento.

Ciononostante resta un tasso di disoccupazione femminile superiore a quello degli uomini in tutte le province della Romagna.

Le donne, stando ai dati Inps 2017 di chi ha versato contributi in qualità di dipendente, lavorano prevalentemente: nei settori del turismo (alberghi e ristoranti) e commercio, rispettivamente 35 e il 17 per cento, e solo l’11 per cento nella manifattura, a Rimini;  in manifattura e commercio, intorno al 20 per entrambi, seguiti dal 17 per cento nel turismo, a Forlì-Cesena; in alberghi&ristorazione e commercio,  il 19 per cento nel prima caso il 17 per cento nel secondo, con il 15 per cento nella manifattura, a Ravenna.

Infine la stagionalità: risultano con contratto di lavoro stagionale 23 donne occupate su cento a Rimini, 12 a Ravenna e 9 a Forlì-Cesena.   Questo spiega il tasso di occupazione più basso delle donne di Rimini, nei confronti delle altre province della Romagna.  Una condizione con ogni probabilità non volontaria.

Che sconta anche servizi per l’infanzia piuttosto carenti, se è vero che per ogni cento bambini da

0-2 anni i posti negli asilo nido sono 18 nel comune di Rimini, 21 a Cesena, 25 a Forlì e 34 a Ravenna (Fonte: Istat, anno 2015).  Ricordiamo che l’obiettivo dell’Europa è fornire assistenza all’infanzia fino al 33 per cento dei bambini sotto i 3 anni, entro il 2020. Manca poco tempo.

L’impresa

In ciascuna delle tre province della Romagna le imprese al femminile si aggirano intorno a 7 mila unità e rappresentano poco più di un quinto del totale, in linea con lo stesso dato regionale.

Contrariamente però all’andamento dell’occupazione femminile che negli ultimi anni è aumentata, come abbiamo visto sopra, le imprese con titolare donna, dal 2010, sono invece diminuite. Nonostante sia successo che  la metà delle imprese attive femminili siano nate dopo il 2010.

Come è stato per l’occupazione dipendente, le donne intraprendono prevalentemente nel commercio, ingrosso e dettaglio, e nel turismo, alberghi e ristorazione. In questi di settori si trovano la metà delle imprese a guida femminile.

Nella provincia di Forlì-Cesena c’è una discreta presenza di imprese donna anche in agricoltura.

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