"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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Innovazione energetica: l’Italia perde terreno

A livello mondiale gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo nel settore energetico toccano un nuovo record ma l’Italia taglia i fondi e vede ridursi ulteriormente la propria quota di brevetti

Rapporto I-Com 2012   Sull’innovazione energetica  (sintesi)

65,2 miliardi di dollari sono stati investiti, nel Mondo,  per attività di ricerca e sviluppo nel settore energia nel 2010: di questi il 52,3% è pervenuto da fonte privata, il 47,7% pubblica. Nell’anno precedente lasituazione era invertita: dei 60,8 miliardi di dollari complessivamente investiti, il 57,3% provenivadal pubblico, il 42,7%  dal privato.

Il dato conferma un trend di crescita decennale: per il terzo anno consecutivo, gli investimenti inricerca energetica crescono a un tasso maggiore rispetto alla media degli altri settori.  L’Italia ha speso nel 2010 1,2 miliardi di dollari, registrando, unica tra i grandi big europeiun decremento del 4,9% rispetto all’anno precedente  negli investimenti totali in R&S destinati al settore energetico.

Con questi numeri, il nostro Paese si posiziona  al nono posto nella classifica dei dieci Paesipresi in considerazione, superando tra le grandi economie europee, solo la Spagna. Gli investimentiitaliani, infatti, costituiscono l’1,8% dei finanziamenti mondiali alla ricerca; lo scorso anno invece,tale percentuale era pari al 2,1%. Non migliora la situazione guardando al dato pro capite degliinvestimenti, dove l’Italia si posiziona nella parte bassa della classifica dei Paesi avanzati.  Sono gliinvestimenti pubblici a trainare al ribasso: essi diminuiscono, infatti, dell’11,2% rispetto al 2009.

Su scala globale, invece, è la Cina ad aver disposto i maggiori finanziamenti: 16,7 i miliardi didollari a sostegno dell’innovazione energetica nel 2010. Fondamentale il contributo pubblico, cheha pesato per l’89%. Segue, in seconda posizione il Giappone, con 15,3 miliardi di dollari: di essi,            solo il 26% proviene da fonte pubblica; terza l’Ue27 con 13,6 miliardi di dollari  a grande distaccodagli Usa che si posizionano solo al quarto posto con 9,9 miliardi di dollari.

L’ultimo decennio segna il passaggio di testimone dei Paesi storicamente più innovatori  (Usa e Giappone) allaCina.

A cambiare è anche la destinazione dei finanziamenti pubblici: in linea generale, aumenta ilpeso delle rinnovabili e dell’efficienza energetica,  mentre diminuisce l’interesse per il nucleare.

Così avviene in Italia dove, nel 2010, le risorse pubbliche sono destinate ai primi due settoririspettivamente per il 32,0% e 18,2%. I finanziamenti in R&S nel settore nucleare, invece,diminuiscono dal 40,7% del 2001 al 30,0% del 2010.

Un trend simile si rileva negli Usa, in  Corea, in Germania, Francia e Regno Unito. Lasituazione rimane, invece, sostanzialmente identica in Giappone, dove per il nucleare si continua aspendere il 70% delle risorse pubbliche riservate all’innovazione energetica  (www-i-com.it).

In tanto sono  stati pubblicati, sul supplemento ordinario n.143 alla G.U.,  i decreti del Ministero dello Sviluppo sui nuovi  incentivi al fotovoltaico e alle altre FER elettriche (V conto energia).

 

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