"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Lucchi Elettromeccanica: motori alla conquista del mondo

La visita all’azienda Lucchi Elettromeccanica, nell’area artigianale di Viserba Monte, era in programma per un tardo pomeriggio di ottobre  e non sarebbe dovuta durare più di un’ora. E’ finita alle venti e trenta ed è durata esattamente tre ore.  L’ing. Giorgio Lucchi, titolare dell’azienda, messa in piedi dal padre sessanta anni fa, è un vulcano di idee e si applica al suo lavoro con tale entusiasmo e passione che non è facile stargli dietro.  Un visionario dei motori,  di cui conosce vita, morte e miracoli (anche futuri). Anzi li ripara anche, oltre che per guadagnarci,  per scoprire i segreti e i difetti degli altri costruttori.

Scriveva lo storico dell’economia Carlo Cipolla che “L’Italia prospera quando sa produrre cose che piacciono al mondo”.  Lucchi Elettromeccanica, a giudicare dalla lista dei clienti, italiani come il Gruppo Finmeccanica, Carraro, Magnete Marelli  e Iveco, e stranieri del calibro di General Motors (GM),  Topcon Precision Agriculture, Jungheinrich e altri, dimostra di saperlo fare.  E piuttosto bene  visto che sono più i clienti a cercare loro, del contrario.  All’attivo Lucchi, insieme alla Finmeccanica,  ha addirittura una battaglia  legale vinta di fronte alla Corte Distrettuale della Virginia, per una questione riguardante la vendita e l’uso di un brevetto per motori ibridi, con un colosso del calibro della GM.

Ma andiamo con ordine. Il fondatore (padre) cominciò nel 1949 riparando motori elettrici, poi negli  anni sessanta del secolo scorso passò a produrre astatori elettromeccanici (specie di grandi orologi dove scorre tempo e prezzo) per le aste all’ingrosso del pesce, dei fiori, ecc.  A seguire comincia a produrre motori per i banchi da lavoro degli elettrauto,  poi quelli per le levigatrici dei pavimenti, e  all’inizio degli anni novanta passa ai motori  per carrelli elevatori e muletti. Fu un vero e proprio boom che durò fino alla metà degli anni novanta.

Intanto Giorgio Lucchi (figlio) nel 1983 si laurea in ingegneria con una tesi sui motori elettrici lineari (in modo semplice, invece di girare si muovono avanti e indietro). Una tesi pioneristica e un progetto tanto innovativo da non avere, all’epoca,   nessuno sbocco sul mercato.  Sbocco che sarebbe invece  arrivato vent’anni dopo.

Il passo successivo è costituito da una serie di tecnologie per motori a flusso assiale, destinati ad autoveicoli leggeri, realizzate in collaborazione (il progetto risale al 2004)  con la Facoltà di ingegneria dell’Università La Sapienza e di Roma Tre.  Per cercare di capirci qualcosa: il motore elettrico a flusso assiale, a differenza di quelli tradizionali detti a flusso radiale perché girano dentro una carcassa,  ha la forma esteriore di una ruota di moto e una serie di vantaggi tra cui: dimensioni ridotte,  alto rendimento,  facilità di costruzione e di raffreddamento.

Le sue applicazioni sono molteplici, dalle carrozzelle per disabili agli ascensori, dai bus alle moto, dalle bici a pedalata assistita ai volanti (dei trattori) elettrici, ma soprattutto sono l’ideale per le auto elettriche, perché si possono sistemare i motori direttamente nei mozzi delle ruote, liberando così l’auto dall’ingombro del motore a scoppio e del sistema di trasmissione.

Non a caso a farsi viva, interessata alla novità, è stata la General Motors, cioè il più grande costruttore americano di auto, con cui inizia una intensa collaborazione in vista dei primi prototipi di auto elettriche.   Una presentazione, ad opera della GM, di auto a trazione elettrica nelle quattro ruote avviene a Monaco nell’aprile 2005, nel corso di un simposio dedicato in cui si annuncia esplicitamente che “tutti i motori sono costruiti da Lucchi Elettromeccanica-Italia”.  La GM ha previsto di produrre in serie le auto dotate di quattro ruote motrici elettriche nel 2013.

In attesa, dopo aver lavorato per dare anche ai pescherecci di Ancona motori più piccoli ed efficienti, nella prossima fiera di Hannover, Lucchi Elettromeccanica e la costruttrice di trattori New Holland  presenteranno il primo trattore completamente elettrico. Altre applicazioni dei motori a flusso assiale, con erogazione flessibile della potenza, a secondo delle necessità, sono in fase di prototipizzazione e la produzione inizierà nella seconda metà del 2012. Come si vede non c’è pace per i motori, sempre più piccoli, innovativi, realizzati con  i migliori materiali, efficienti  ed  ecologici.

A proposito di materie prime: Giorgio Lucchi non trascura, perché anche questo aiuta ad essere competitivi quando si possono spuntare prezzi migliori, di comprare direttamente sul mercato di Londra o di New York  i materiali che servono per i suoi motori, a cominciare dal rame e dai magneti (il cui produttore principale è la Cina). Conosce gli andamenti delle borse delle materie prime come un esperto del settore e muove tutto on line dalla sede dell’Azienda.

Dato il suo attivismo e la passione che mette per il suo lavoro nessuno può a questo punto sorprendersi degli obiettivi audaci che Lucchi Elettromeccanica si è data per il prossimo futuro: raggiungere, nel 2015, un fatturato di 50 milioni con 70-80 dipendenti. Un messaggio di fiducia che rincuora in questo tempo di crisi. Ma anche un buon esempio di cosa vuol dire essere competitivi nel mondo, dimostrando che le dimensioni a volte non contano, se le idee sono valide (altrimenti non sarebbe riuscita a fare la voce grossa con un gigante come la GM). Navigare con successo nel nuovo mondo globalizzato richiede un grande spirito imprenditoriale, molta passione, ma anche tanta ricerca, innovazione e voglia di accettare sfide sempre nuove, in ogni parte del mondo.

Volontà ed entusiasmo che all’ing. Giorgio Lucchi non mancano, tanto da avere già progetti per il 2027.  Intanto, per il prossimo cambio generazionale, è già iniziato l’affiancamento del figlio trentatrenne.    Per chi fosse interessato, l’Azienda è alla ricerca di ingegneri elettrotecnici ed elettronici, preferibilmente locali.

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