"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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A Rimini poveri per il fisco, ricchi per le banche

A commento della notizia, apparsa questa estate, che le famiglie della provincia di Rimini erano  al primo posto in Italia per aumento dei depositi bancari,  cioè in piena crisi economica, dove a prosperare sono stati cassa integrazione e aumento dei senza lavoro,  TRE di settembre ha pubblicato  una analisi chiedendosi se i riminesi (intesi come abitanti della provincia) sono formichine oppure un po’ furbetti.

Come ulteriore contributo alla risposta del pubblico dei lettori,  perché sia il più possibile informata,  forniamo nuovi elementi di riflessione. Com’era prevedibile, e come tanti  hanno potuto toccare con mano, la crisi  non ha lasciato fuori la provincia di Rimini, compreso i nuovi comuni dell’Alta Valmarecchia.  Tra il 2008 e il 2010, il Pil provinciale per abitante (cioè la ricchezza prodotta), è sceso da più di 31 mila euro a meno di 28 mila,  dopo Ferrara il più basso della Regione.

Coerente con questo risultato (se scende la ricchezza prodotta diminuisce anche la base su cui pagare le tasse)  l’Irpef media dichiarata per abitante in provincia di Rimini è passata  da meno di 2.800 euro del 2008 a circa 2.500 nel 2010, con un calo dell’8 per cento e che ancora una volta  figura come l’ultimo importo medio Irpef dell’Emilia Romagna e perfino dell’Italia.

Ora i numeri possono contenere qualche imperfezione (l’Irpef 2010 è ancora un dato presuntivo),  ma collegando tutte le  informazioni non c’è dubbio che Rimini presenta qualche anomalia. Paga meno tasse di un italiano medio, ma in compenso ha un gruzzolo in banca più elevato.  Molti si chiederanno come è possibile, anche alla luce delle non eccezionali remunerazioni dei lavoratori dipendenti locali. Riproponiamo la domanda: formichine o furbetti ?  E nel caso si propendesse per la seconda opzione dove si annidano i  furbetti ?

Le cronache degli esiti delle ispezioni della Guardia di Finanza  possono fornire qualche traccia, ma certamente non sono esaurienti   visto il numero limitato dei controlli. Intanto ricordiamo che in tutto il mondo, Italia compreso, escluso Spagna e Irlanda, sono  aumentate, dagli anni ottanta del secolo scorso in poi, le disuguaglianze nella distribuzione del reddito. Tradotto vuol dire che il 10 per cento che è al vertice della piramide sociale guadagna sempre di più, e tutto resto sempre di meno.  Così non far pagare le tasse a chi ha accumulato maggiore ricchezza, rappresenta una seconda ingiustizia commessa ai danni della maggioranza, perché a quella distributiva si somma quella contributiva. E aumenta la povertà.

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