"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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Hotel, una confusione “stellare”

di Laura Carboni Prelati

“Finalmente una vacanza, dove andiamo?” Chiede Matteo a Sara.“E se volassimo in Sicilia, un po’ qui, un po’ là, andiamo a vedere i templi di Selinunte, l’Etna, le ceramiche di Caltagirone, Catania, la cattedrale di  Palermo…”Benissimo! Vai in rete e guarda dove possiamo prenotare, ma mi raccomando, un 4 stelle almeno, perché sai… siamo nel Sud!”
Già perché, oltre le belle intenzioni e la fantasia di uno splendido viaggio, occorre stare con gli occhi aperti! E per fortuna Matteo sa perfettamente che il sistema di classificazione alberghiero non è omogeneo in Italia, ogni regione ha adottato parametri diversi. Così succede che anche i requisiti, non sono uguali; per una struttura 5 stelle in Sicilia servono almeno 14 mq (camera due letti) mentre servono 18mq in Veneto e 25 nelle Marche. In Puglia il personale deve parlare correttamente almeno 2 lingue, in Toscana almeno 4; in tutt’Italia le camere devono essere rifatte almeno una volta al giorno, a Bolzano almeno 2 volte. E così via di questo passo. Allora se prenotate un albergo basandovi sul numero delle stelle ricordatevi che si tratta di hotel con parametri, a volte, molto diversi pur appartenendo alla stessa categoria. “Sicuramente non è un problema da poco – spiega Patrizia Rinaldis- Presidente Aia Rimini- La legge quadro del 1983 che ha affidato alle Regioni l’autonomia in tema di accoglienza, ha in verità creato un mostro. I criteri in base ai quali la gente prenota un hotel sono il prezzo ed il numero di stelle. Non garantire stessi parametri e stessi trattamenti equivale a disorientare il cliente”.

Il caos delle stelle

“Come se non bastasse, la confusione non riguarda solo i parametri regionali -prosegue Rinaldis- ma anche la qualità dei servizi garantiti. Se una struttura 4 stelle è stata inaugurata negli anni ’70 e da allora ad oggi non è mai andato un ispettore o un organismo di controllo a verificare se davvero quell’albergo fornisce certi servizi degni della sua alta classificazione (ristorazione, internet, frigobar, TVSat.ecc), in quel caso decide il mercato! E qui l’alto livello qualitativo non è certo garantito dal numero di stelle, ma da scrupolo e professionalità di chi lo gestisce, e se non sarà all’altezza delle aspettative, l’utente lo comprenderà sulla sua pelle, quando ormai sarà troppo tardi”.

Ma gli hotel tradizionali non hanno un ente certificatore o di controllo che garantisca gli standard qualitativi? Chi determina le stelle?-

“E’ un lungo discorso. Non molto tempo fa anche il Ministro Brambilla aveva provato a riformare la classificazione, con grosse difficoltà- dice Rinaldis- ma poiché la competenza sul turismo è regionale, non si può demandare il tutto ad un Ministero che faccia chiarezza e svolga il compito di uniformare una normativa: chi sgarra è in difetto! A livello nazionale Federalberghi aveva valutato sulle direttive della Brambilla e abbiamo verificato che si potesse attuare; la nostra è una classificazione precedente a quella della Brambilla, ma adesso è tutto un gran minestrone!”

Parliamo con Michela Pratelli, responsabile dell’Ufficio Licenze: Ho la nuova riclassificazione, sono una cinquantina di pagine…

Ma se questa classificazione non è uniforme in tutt’Italia, siamo alle solite…-

“Le caratteristiche -prosegue Rinaldis- in parte sono strutturali, in parte sono qualitative e sulle qualitative tutto è molto soggettivo. Anche in un 4 stelle spesso tutti i giorni non c’è cambio biancheria, nonostante a livello nazionale la normativa indichi il cambio giornaliero. Sono stata a Roma ultimamente in un 4 stelle da 700€ al giorno; nel bagno c’era un cartello con scritto che la biancheria non si cambia tutti i giorni per consentire un risparmio idrico; nel caso voglia il cambio è pregata di lasciarla a terra, ma siamo nel Lazio.

Noi, quando abbiamo rifatto la classificazione, abbiamo apportato modifiche quantitative, ma anche alcune qualitative; siamo intervenuti su box doccia, arredi, metrature, perché, essendo scelte soggettive, sono troppo discrezionali, non può essere garantita qualità uniforme”

Possibile che non ci siano controlli in materia?-

“L’attribuzione delle stelle adesso avviene mediante autocertificazione- dice Pratelli-  In caso di controllo si prende in mano la riclassifica e si valuta se la struttura ha le caratteristiche, e questo avviene anche nel caso che un cliente reclami. Viene anche indicato un periodo di tempo in cui l’hotel potrà adeguarsi, altrimenti può anche essere declassificato”

Ma chi aggiudica le stelle è un organo competente?-

“Non esiste, perché è un’autodichiarazione-precisa Pratelli – Ci si presenta allo sportello unico del Comune di Rimini con la documentazione e poi i controlli li fa la Polizia Municipale. Tutti gli alberghi sono stati obbligati a fare la riclassificazione, dopodichè tutti non avevano i nuovi requisiti richiesti e hanno fatto delle autodichiarazioni. Nel giro di un tempo X  sono stati obbligati ad aggiungere per esempio, il televisore in ogni camera nei 3 stelle, la cassaforte, il TvSat, ecc.”

Ma nel 3 stelle super cosa c’è in più?

“Il frigobar, il box doccia- interviene Rinaldis- lo sa che in certi 3 stelle c’era ancora, in bagno, la campanella attaccata al muro e la tendina di plastica? Sull’esistente non si è intervenuti, valeva la normativa precedente, ma se si opera un restyling, con le nuove norme, si deve ampliare la metratura delle camere, (da10,5 a14 mq) il bagno deve essere di 3 mq, (da 1,80 precedente)e se è un 4 stelle deve avere il sistema Wireless, ecc.”

Ma vediamo come la pensa a questo proposito Alessandro Giorgetti di Federalberghi,l’ l’organo di rappresentanza e tutela delle imprese ricettive.“La normativa, regionale, è stata attuata sia per il miglioramento delle imprese che per garantire qualità all’utente, quindi si è lavorato con certi criteri. Per apportare migliorie alle strutture già esistenti oggi abbiamo avuto una deroga, e, con una ristrutturazione, possiamo adeguarci alle normative di tipo strutturale, non di servizio. Il servizio corrisponde a determinati ruoli. Ma in mezzo c’è la categoria degli albergatori, molto estesa sul territorio, che ha sempre investito nella propria impresa e va assolutamente salvaguardata; noi riteniamo che l’impresa diffusa sia un valore. Se saltano le imprese, saltano i lavoratori e salta tutta l’economia del territorio. L’interesse collettivo che abbiamo sempre portato avanti è quello di dare occupazione e lavoro a tutti; investire nella propria azienda, vedere un futuro della propria impresa è sempre stato lo scopo del sistema produttivo della nostra riviera e noi lavoriamo su principi e valori solidi per far crescere, tutti insieme, il nostro territorio”.

NORMATIVA ANTINCENDIO E SICUREZZA HOTEL

Con il Decreto Milleproroghe che regola la normativa antincendio e modifica i requisiti minimi di sicurezza degli hotel, si è scatenata, alle soglie della stagione estiva, l’ennesima polemica sulle cronache locali e si sono riversate sugli albergatori altre preoccupazioni e altri fiumi d’inchiostro; circa 400 alberghi su 1188, più 105/110 RTA (Residenze Turistico-Alberghiere) rischiano di dover ridurre il numero dei posti letto. Perché questo?-

“Per ora tutto è slittato alla fine della stagione estiva”- dice Rinaldis –“Si tratta di requisiti di sicurezza che non sono marginali, ma strutturali; in certi casi alcuni edifici necessitano di interventi tali che è impossibile mettere in cantiere prima dell’inizio della stagione; con la proroga che ci è stata concessa, possiamo intervenire entro e non oltre il 31/12/2013”.

– Di quali requisiti di sicurezza si tratta, ovvero, di quali opere strutturali necessitano questi alberghi per mettersi a norma e quali sono le motivazioni che premono su AIA per le quali viene auspicato un ulteriore slittamento dei termini di scadenza?-

“Scale esterne antincendio per gli alberghi più alti, ampiezza vie di fuga o esodo (corridoi, scale, porte) rilevatori/allarmi incendio e fumo, impianti elettrici sicuri, estintori, addestramento del personale, segnaletica e istruzioni di sicurezza; queste norme riguardano le strutture che hanno più di 50 posti letto, requisito sotto il quale l’hotel viene considerato meno pericoloso. Chi ha un hotel con 120 posti letto non a norma sarà costretto a chiudere uno o più piani per rientrare nella capienza consentita. Posso dire però che finchè non abbiamo avuto in mano il nuovo piano sulle normative non ci eravamo resi conto di quante nuove regole erano state inserite, adesso non riusciamo a rendere operativa una riorganizzazione così importante”

Ma è passato un bel po’ di tempo da quando sono state emanate queste normative di sicurezza, se non sbaglio datano 1994, e ora sono regole europee –

“Si, la direttiva è europea, ma quando è stata recepita dall’Italia, è diventata ancor più restrittiva. Le linee guida degli altri stati calcolano un rischio molto basso per gli alberghi, rispetto ad altre categorie. Se ne discute da 18 anni ma le direttive antincendio del ’94 sono diventate legge nel ’99, sono passati 12 anni”.

-Ma se in uno di questi hotel, fuori dei requisiti di legge, si dovesse sviluppare un incendio (e in questo periodo, con le gite scolastiche, molti ragazzi fumano in camera, ecc) che si appiccica alle tende o al materasso non a norma (ignifugo) Lei non si sentirebbe responsabile dei danni alla struttura o anche solo dello spavento provocato ai clienti? Perché, invece di attuare la legge, chiede un rinvio?- “Tanto sono responsabile lo stesso, sia che siano o non siano a norma, io rappresento la categoria degli albergatori che mi hanno fatto portavoce anche della loro professionalità; nessuno può metterla in discussione, ma per l’estate non ce la facciamo a metterci in regola, all’inizio dell’autunno, chi lo deve fare inizierà! Però, a conti fatti, non sempre le stelle aiutano ad orientarsi”.

INTERVISTA ALLA DOCENTE IN ECONOMIA AZIENDALE, RESPONSABILITA’ SOCIALE, BILANCIO SOCIALE e Management ed Economia di Comunione:  Professoressa MARIA GABRIELLA BALDARELLI – POLO DI RIMINI

Perché il nostro turismo sta arrancando, perde colpi, è pressochè assente nei luoghi dove godevamo di un’ottima reputazione e come mai si è impoverito quel corollario di motivazioni, attenzioni, conoscenze e azioni che si praticavano per fare accoglienza all’ospite?   

Abbiamo chiesto alla Docente in Economia Aziendale e Responsabilità Sociale, Professoressa Maria Gabriella Baldarelli di fare chiarezza su norme, procedure ed applicazione della normativa sulla classificazione alberghiera assieme a qualche buona azione pratica da intraprendere per una nuova filosofia aziendale in ambito turistico.

Secondo Lei, per una località come la nostra che vive di turismo, non si dovrebbe adottare un sistema più serio di classificazione alberghiera? Esiste un sistema per categorie, uno a stelle a punteggio, uno basato sui requisiti minimi obbligatori; tutti questi diversi criteri fanno capo ad un primo schema adottato in Italia nel 1937. Naturalmente ci sono delle regioni che si sono staccate da questo sistema e sono divenute autonome nella definizione ed attribuzione delle (categorie) classificazioni, che a sua volta sono state ridefinite a favore delle stelle, perché in sede europea, c’erano già. Siccome non si capisce bene perché alcune regioni abbiano adottato questo tipo di classificazione e altre regioni abbiano altri parametri, non si potrebbe fare una legge, una normativa che riunificasse tutte le regioni, permettendo a chi ha certi requisiti di appartenere, per le idoneità offerte, a quella specifica categoria? Potrebbe essere Rimini a lanciare l’idea (un tempo era la capitale del Turismo in Europa) e fare da capofila concretizzando un sistema più serio e idoneo della definizione attuale, equiparandosi ai parametri europei?

“Si, ci sono vari segnali nel riminese che promettono un cambiamento futuro. Le stelle rientrano in una prima classificazione, ma non è questa che rispecchia la tipologia dei servizi, perché si tiene conto del minimo obbligatorio. Ci sono invece dei segnali, come quello lanciato, nella presentazione dell’Osservatorio Economico, dalla Camera di Commercio con la Provinciae varie associazioni di creare una rete di valori; questo avrà ripercussioni anche in ambito turistico.

Non si può parlare di una legge, occorre che, prima di tutto, dal basso emergano queste esigenze; i territori e le attività che riguardano l’ospitalità sono molto differenti, per cui c’è una complessità di base del sistema turistico, soprattutto per quello che riguarda l’ospitalità. Accanto alla grande dimensione, c’è tendenza all’aggregazione delle piccole aziende, ci sono piccoli hotel che stanno costituendo dei marchi propri (Consorzio Piccoli Alberghi di Qualità) e altri più giovani che hanno una connotazione specifica. Il discorso delle stelle è limitante, ma seguendo l’orientamento riminese alla responsabilità sociale e alla rete di valori, sembra che qualcosa stia cambiando; si è alla ricerca, in risposta alla crisi, di ciò che rimane dell’immagine di accoglienza che abbiamo sempre dato, che si può sintetizzare in due termini: sobrietà e capacità di innovazione, che, nell’attività turistica, risiede nella qualità del servizio.

Ci sono opportunità in merito, anche a livello europeo; in Romagna vi sono esperienze positive sull’ Ecolabel, la certificazione di qualità; oltre l’ISO 9000, c’è l’ISO 14000 (la Qualità Ecologica) uno dei marchi che richiede determinati parametri; (risparmio energetico, risorse rinnovabili, recupero sostenibile) si fanno controlli e soprattutto formazione”.

Qui a Rimini sono pochissimi…

“Invece in provincia di Ravenna sono in molti che si stanno orientando in questo modo e stanno investendo. Nel settore dell’ospitalità, fino ad oggi, si andava avanti sulla base di ciò che si era sempre fatto, ma oggi è d’obbligo innovarsi. La provincia dà anche l’opportunità  con il servizio sulla Sostenibilità, ad una nuova area, creata qualche anno fa, per gli acquisti a Km. zero, nei generi alimentari come frutta e verdura; sono segnali concreti questi, che si traducono in comunicazione, in responsabilità sociale, con dei professionisti (commercialisti o contabili) che danno un ausilio alle aziende del comparto turistico. Un segnale positivo è anche creare delle reti tra tipologie di aziende differenti per affrontare, nella maniera migliore, la crisi. Rimini è una realtà molto viva che, se messa su obiettivi che sono motivanti, fa camminare tutti nella stessa direzione; Istituzioni come Associazioni, Provincia, Camera di Commercio, Comune, hanno la capacità di mettersi attorno ad un tavolo e ragionare su dove e come siamo e dove stiamo andando, c’è ancora speranza!”.

Ma la crisi non si limiterà a pochi mesi, è iniziata anni fa, adesso si fa sentire più intensamente e chissà per quanto tempo ne pagheremo le conseguenze! La generazione passata, cogliendo il miracolo del boom economico, ha cercato di accaparrarsi spazi, ha costruito strutture, ma poco dopo si è rilassata, non ha cercato di imitare nuovi modelli europei di turismo che, cavalcando l’innovazione e la richiesta di un nuovo tipo di mercato hanno aggiunto motivazioni all’offerta turistica (oasi benessere, beauty farm, zona spa, idroterapia, massaggi) Hanno saputo innovare offerta e proposte, rendendole più allettanti. Quest’inverno, a Rimini, ho sentito parlare di soggiorni in 4 stelle, a Marina Centro, da 8,90€ a 6,40€ al giorno; ma non ci si squalifica con prezzi così?-

“Gli albergatori si comportano così perché hanno dei costi fissi- prosegue Baldarelli- e anche una piccola remunerazione permette che vengano ammortizzati (costi di mantenimento, ecc).

Oggi nuove caratteristiche muovono il mercato. Il turismo vuole affrontare nuove avventure, vuole conoscere nuovi luoghi, le vie di comunicazione sono più veloci e meno costose, quindi una delle poche risorse che si possono utilizzare è quella di mettersi in Rete; tradotto: utilizzare il più possibile le opportunità che ci sono.

Anchela Cameradi Commercio ha varato una bella iniziativa riguardante il Mediterraneo e le sue diverse culture come quella musulmana. E’ stata una grande fatica preparare questo tipo di iniziativa; assecondare l’ospite che arriva – mi hanno detto – con una stanza ricca di tappeti dove pregare; non so se altri sarebbero stati così attenti. Occorre perciò inventare una nuova modalità di fare ospitalità, perché c’è spazio per farlo, dove ecologia, sostenibilità, creatività devono essere messe in campo, non si possono attuare singolarmente; la cultura dell’ ospitalità, dell’accoglienza occorre saperla modulare su varie esigenze, ma va fatta insieme, non singolarmente”

A proposito di stelle alberghiere. Non esiste un parametro ben definito, non trova ci sia confusione?-

“E’ una cosa voluta; si è andati avanti nella politica generale del turismo e nel comparto alberghiero con la delega; ci sono sempre state leggi quadro e adesso è stato emanato un codice per il turismo, però è sempre basato sull’autonomia e sulla delega. La legge quadro  significa che si fa la cornice, cioè si definisce cos’è la guida turistica, che cos’è il bagnino che, dopo la legge quadro del 2000 è diventato impresa, però non si danno delle definizioni precise, perché molto viene delegato alle autonomie locali. Anche nella formazione ci sono delle differenze enormi. Per l’esercizio di queste attività non si richiedeva nessun titolo di carattere turistico e si poteva esercitare questa attività studiando quel tanto per poter prendere la licenza, poi si iniziava l’attività. Adesso ci stiamo“piangendo addosso” perchè non solo non abbiamo le stelle uguali all’estero, ma anche fra regione e regione abbiamo caratteristiche e disparità evidenti. Per l’abbattimento dei costi, anche un 4 stelle tende ad assumere personale che non sia professionalmente preparato; è chiaro che il risultato è scarso. Non ci deve essere un solo servizio a 3 o 4 stelle, è l’insieme dei servizi, quindi l’intera catena produttiva del servizio che deve essere in sintonia, sia essa di ristorazione che di pernottamento. Anche la filosofia del minor prezzo, dominante nel secondo dopoguerra, per fare concorrenza, lascia il tempo che trova.; ci sono economisti che invece puntano non tanto sul prezzo quanto sulla qualità. Qui si innesta un altro tema: c’è anche una crisi di senso. Gli operatori turistici vivono agiatamente e nello star bene hanno una motivazione che è diminuita; collateralmente, dal punto di vista economico e aziendale,per gli ospiti argomenti come la gratuità, il dono, la felicità, e le motivazioni intrinseche assumono oggi una nuova importanza. Teorie e argomentazioni filosofiche fanno scuola alle aziende e stanno rivalutando tutto questo (Bruni, Pelligra, Ardemagni). Noi ora siamo sul guado, ci sono, sull’altra riva, grandi opportunità che vanno colte. C’è anche la mia categoria che deve formare il management, e che, anche dal punto di vista culturale, occorre motivare nel profondo. Io ho provato a porre insegnamenti come etica, impresa, bilancio sociale, ma è stato molto faticoso, perché c’è uno zoccolo duro che punta soltanto agli interessi economici, agli utili”.

Facendo un compendio di tutte le varie argomentazioni, siamo sicuri che questo è il turismo che vogliamo o dobbiamo impegnarci di più e rimboccarci le maniche? Anche per i controlli di qualità (servizi e strutture) chi effettua i controlli ai servizi degli standard strutturali?-

“Sicuramente ci dobbiamo rimboccare le maniche, nel senso di riqualificare, ricontrollare. Probabilmente in molti non hanno ancora capito che la torta è finita. Sulle norme di sicurezza (e ci sono delle normative abbastanza rigide) occorre individuare dei soggetti che siano responsabili della sicurezza. Le norme ci sono e devono essere applicate”

-Certo, i nostri tempi lo richiedono. Non pensa che sia un po’ troppo poco pagare un’ammenda da 258€ a 2582€ e lavarsi la coscienza pur non avendo messo in atto certe clausole? La sicurezza è la legalità e oggi il mondo richiede molto più che rispettare la legalità; ci vuole una logica nel saper vedere il proprio futuro..-

“ La creatività, la motivazione sono elementi imprescindibili. La sicurezza va tenuta presente e va rispettata, perché è la legge che lo chiede, però non basta perché col rispetto della sicurezza non si fa la qualità e l’accoglienza all’ospite. Rimini ha tutte le carte in regola per affrontare in modo positivo questo adeguamento; la più alta concentrazione e offerta turistico-alberghiera è proprio qui. Ci si potrebbe adeguare anche alla tematica legata all’ alimentazione; oltre un cibo adeguato al territorio, sviluppare problematiche per chi è allergico o soffre di intolleranze alimentari (ce ne sono tanti) o per i vegetariani che sono sempre più numerosi. Ci devono essere degli standard qualitativi anche in questo senso; chi va in un hotel deve poter trovare anche questi requisiti; avere un menù internazionale e, in testa, anche il menù per le intolleranze alimentari”.

Ma c’è anche un modo diverso di fare accoglienza: tramite una rete di collegamenti col territorio creare eventi, soprattutto con l’entroterra, che è splendido e sconosciuto…-

“C’è un altro modo ancora per fare turismo: portare Rimini e la Romagnaall’estero. Ci sono delle iniziative (nelle Marche) come quella di “portare a conoscere” tagliatelle e olive ascolane; si vanno a fare in Germania. Si organizzano piccole strutture e, tramite reti di conoscenze, si parte per 1 settimana per andare a insegnare a fare le tagliatelle ai tedeschi, o ai belgi; dei piccoli stage in loco. Noi potremmo organizzare un gazebo dell’ospitalità, ricolmo dell’occorrente (taglieri, mattarelli, una serie di prodotti di qualità come Salumi, Vini e Olio) per promozionare la piada e il suo splendido territorio. Sarebbe senza dubbio un’iniziativa di forte richiamo e di grande impatto, una sorta di educational dal vivo che trascina con sè un’esperienza internazionale gratificante sia per chi la fa che per chi la riceve. Un’esperienza che sa veicolare i buoni sapori della nostra cultura romagnola assieme all’amore per la tradizione, ospitalità, le memorie, i personaggi. Questa è la motivazione, la rete di valori; muovere nuove idee, andando a sperimentarle fuori e portare, assieme alla nostra cultura, il bagaglio dei nostri antichi saperi e la nostra ineguagliabile tradizione dell’ospitalità e dell’ accoglienza”.

LA RETE: COME SAREBBE BELLO SE…..

Lo vorremmo così: nuovo, creativo, intelligente, il sistema per l’attribuzione delle categorie alberghiere. La classificazione è il terzo criterio di scelta su internet di una struttura ricettiva (hotel) dopo l’ubicazione e il prezzo, ma prima del comfort della camera (quarto criterio), il che la dice lunga sulla reale potenzialità di essere sempre reperibili ovunque sia localizzata la struttura. La rete è un canale da non perdere, una chance unica nel suo genere, anche per le piccole strutture, per essere presenti sul mercato, mancarla equivale ad essere esclusi.

Occorre quindi un sistema intelligente e unitario, semplice e pratico da veicolare. Altri pregi di un nuovo sistema di classificazione, sono quelli di essere professionali a livello attuativo e forti nell’immagine visiva. La rete costituisce, quindi, uno strumento essenziale nell’attuazione delle politiche di marketing sul territorio nazionale ed estero.

Ma c’è un altro aspetto favorevole. Gran parte delle piccole e medie aziende operanti nel settore alberghiero sono molto flessibili, in grado di offrire tariffe competitive e dispongono di un potenziale di personalizzazione molto elevato, con il risultato che stanno acquistando sempre maggiore importanza per l’offerta turistica. Lo scopo quindi è quello di fornire il migliore aiuto, uniformando la qualità dell’offerta e questo permetterà di reimmettersi sul mercato anche per il futuro, nonostante l’aspro clima di concorrenza internazionale.

 

Scheda: Cosa dice la legge in fatto di categorie alberghiere

Con l’abrogazione dell’ originaria legge quadro sul turismo (n° 217 del 1983) dovuta all’entrata in vigore della riforma alla legislazione nazionale del sistema turistico (o nuova legge quadro L.135 del 2001), la responsabilità sui criteri da adottare per la classificazione alberghiera è stata trasferita alla legislazione regionale. Occorre però specificare che le regioni, non avendo nessun altro riferimento nella nuova legge, si basano ancora sui principi definitori della prima legge quadro (anno 1937) per stabilire le varie categorie di strutture ricettive.

Vediamo allora, come questa legge “giurassica” e da più parti criticata sancisce ancora le linee guida per la suddivisione delle strutture ricettive:

Alberghi: sono esercizi ricettivi aperti al pubblico, a gestione unitaria, che forniscono alloggio, eventualmente vitto ed altri servizi accessori, in camere ubicate in uno o più stabili o in parti di stabile.

Residenze turistico alberghiere (residence): sono esercizi ricettivi aperti al pubblico, a gestione unitaria, che forniscono alloggio e servizi accessori in unità abitative arredate costituite da uno o più locali, dotate di servizio autonomo di cucina.

 

Scheda

IL SIMBOLO PIU’ USATO

La stella è il simbolo utilizzato usualmente per classificare alberghiristoranti ed altre tipologie di locali pubblici perché rende la valutazione facilmente comprensibile.

Una stella indica il livello minimo di classificazione e l’assenza di stelle sta ad indicare un qualcosa di mediocre mentre il numero massimo di stelle viene utilizzato per indicare l’eccellenza. La mezza stella indica un valore intermedio fra due interi.

Classificazione degli alberghi

Per ottenere un metro di comparazione il più realistico possibile, sono stati introdotti svariati sistemi di valutazione, come quella per categorie, a stelle a punteggio o basata sui requisiti minimi obbligatori, ma prima fra tutte è la classificazione da una a cinque stelle (più la categoria 5 stelle lusso).

La tipologia a stelle è usata correntemente per giudicare la qualità ed il servizio di attività alberghiere. Maggiore è il numero di stelle è più un albergo è considerato lussuoso. Solitamente la valutazione viene determinata dalla tipologia dell’immobile, dall’arredamento delle camere, dai servizi offerti e dall’ubicazione della struttura per cui il costo e la qualità degli alberghi sono solitamente indicativi della varietà e delle tipologie di servizi disponibili.

Ad oggi non esiste una classificazione internazionale uniforme per la valutazione delle strutture alberghiere. I tentativi di unificazione della classificazione a livello internazionale non hanno avuto un’accettazione condivisa anche se renderebbe confrontabili, a livello globale, le strutture alberghiere fra di loro.

 

 

 

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