"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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A Rimini tanti contratti a termine e pochi dirigenti

Prendete le persone che hanno lavorato alle dipendenze di qualche impresa (escluso i dipendenti di aziende agricole)  da cui risulti almeno un versamento contributivo Inps: in provincia di Rimini, nel 2013,  sono state 100.109,  oltre 4 mila in meno rispetto al 2012.  Questo è già un problema, grave, ma non è quello su cui vorremmo soffermare l’attenzione.

C’è una seconda questione che merita di essere sottolineata e riguarda l’esiguità, per i maschi come per le femmine, dei contratti di lavoro a tempo indeterminato stipulati nel riminese: 65 ogni cento dipendenti i primi (maschi), quando la media regionale è 81,  ma le province emiliane arrivano a 84; 54 ogni cento dipendenti le seconde (donne), a fronte  di un 76 regionale, con le solite punte emiliane che arrivano a 81.

E’ l’altra faccia della stagionalità, condizione lavorativa che a Rimini è presente soprattutto nel turismo e coinvolge  20 lavoratori dipendenti su cento, contro i  4 della media regionale. Il turismo che offre un contratto di lavoro a tempo indeterminato ogni cento, contro i 23 dell’industria e i  29 del commercio (Excelsior 2014).

Qui non c’entra nessun articolo di nessuno statuto, ma è un fatto che lavorare pochi mesi non favorisce la professionalità e nemmeno consente di percepire un reddito sufficiente. Se l’offerta di lavoro stagionale è un di più, allora va bene perché allarga le opportunità. Ma se diventa, come accade, e non da oggi, un sostituto minore alla mancanza di un lavoro diverso e più stabile, allora bisogna dire che questo modello è da rivedere.

Perché la minore diffusione, a Rimini, di contratti a tempo indeterminato si somma ad un tasso di occupazione più basso, in particolare per le donne (nove punti percentuali in meno della media regionale), e ad un tasso di disoccupazione più alto (due punti sopra il dato regionale). Il risultato, combinato, per chi cerca lavoro in provincia, sono minori opportunità rispetto al resto dell’Emilia Romagna.

Come conferma anche la distribuzione dei lavoratori dipendenti per qualifica, in specifico per quelle medio-alte.  Fatto uguale a cento il numero dei dipendenti,  usufruiscono di un contratto come quadri l’1,3 per cento a Rimini, il 4,4 per cento e Bologna e il 3 per cento a Modena, che coincide con la media regionale.

Passando invece alla figura di dirigente, questa, sempre ogni cento dipendenti, è appannaggio di uno 0,2 per cento a Rimini,  1,1 per cento a Bologna e  1 per cento a Parma, quando il dato regionale è  0,8 per cento.

In altri termini, mentre a Rimini le imprese assumono un dirigente ogni 394 dipendenti, in Emilia Romagna ce n’è uno ogni 121 dipendenti. Cioè sono tre volte più numerosi.  Lo stesso squilibrio esiste  per la domanda di personale laureato.  Un dato che dovrebbe sollecitare qualche riflessione e magari essere da stimolo per azioni di compensazione.

L’articolo 12 della Legge di stabilità prevede, per le assunzioni a tempo indeterminato che saranno effettuate nel 2015, l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali Inps a carico dei datori di lavoro, entro un limite di 8.060 euro annui (importo nettamente superiore agli oneri previdenziali medi sostenuti dai datori di lavoro per i nuovi rapporti di lavoro) e per un periodo massimo di 36 mesi. Vedremo se a Rimini sortirà qualche effetto.

L’incentivo non è concesso se l’assunzione è riferita a un lavoratore che nei sei mesi antecedenti risulta esser stato già occupato con un contratto a tempo indeterminato.

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