"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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Vivere low cost: il risparmio “cucito” addosso

di Angela De Rubeis

Il 2 agosto scorso un importante quotidiano nazionale pubblicava questa notizia: “Cosmetici come antidepressivi, durante le crisi le donne comprano per tenersi su”. Pare che le donne in tempo di crisi economica riescano a rinunciare a tutto, meno che al rossetto. Un’affermazione che non cadeva nel nulla ma che veniva supportata da una ricerca scientifica condotta su duemila consumatori da Ermeneia (società di studi e strategie di sistema). Numeri a parte, l’ impennata della vendita di lucidalabbra e ombretti ha attraversato tutte le crisi: quella economica del ’29 (con i rossetti andati a ruba), e ancora durante la recessione del 2000 e addirittura dopo l’11 settembre 2001 e il crollo delle torri gemelle.  A tal proposito il 36.8% degli intervistati da Ermeneia ha dichiarato che continuerà a comprare cosmetici anche se diminuirà il budget delle spese personali. Il rossetto? “Irrinunciabile nei momenti difficili”, dicono le donne intervistate. Tutto questo giro per dire cosa? Che in tempo di crisi si può spendere per sentirsi più belli e “a posto” basta solo avere qualche accortezza – soprattutto nell’acquisto degli abiti – e rubare qualcosa dall’armadio della nonna per rivoluzionarlo completamente con un semplice accessorio: una cintura, un cerchietto per capelli, un paio di orecchini.

Partiamo da qui, dalle dovute premesse, per affrontare la nostra terza tappa nel mondo del low cost: vestirsi e farsi belli senza svuotare il portafogli.

A proposito di armadi della nonna e di possibilità di riciclare e reinventare indumenti e accessori, in questi ultimi anni tra Rimini, Riccione e Santarcangelo si è sviluppato un piccolo movimento di persone che mettono su dei mercatini domenicali sotto il cappello di “Ricordi in soffitta”. A Riccione questo appuntamento è fisso – ogni prima domenica del mese – al Palazzo del Turismo. Vestiti e oggetti, che arrivano da vecchi guardaroba e vanno a ruba. Qui si possono trovare vestiti a buon mercato e soprattutto degli accessori stravaganti in grado – da soli –  di cambiare il volto di un abito che si ha nell’armadio da un po’ di tempo e che ci ha stufato.

Non si può negare, poi, che i negozi dell’usato e vintage sono sulla cresta dell’onda. A Rimini uno dei più famosi si trova nel centro storico, in via Sigismondo: Le Civette Vintage Shop. Anche qui abiti e accessori vintage che per stessa ammissione dei proprietari “ha un valore aggiunto che in questo periodo di ristrettezze economiche non può essere certo sottovalutato: vestire vintage è economico e, soprattutto, è un investimento economico per il futuro”.

Non sempre però il vintage è economico. Il diffondersi della moda del retrò ha, infatti, creato qualche euforia di troppo. Se è vero che molti oggetti hanno un valore che rispecchia il prezzo del cartellino (di seconda mano, pure lui!) è altrettanto vero che si corre il rischio di acquistare una semplice “patacca” di soffitta. Una patacca d’altri tempi ma pur sempre una patacca. Attenzione, quindi!

Ma abbandoniamo la sponda dell’usato per approdare su quella del nuovo. Siamo sempre nel campo dell’abbigliamento è non si può non citare il fenomeno dei mega shopper cinesi. Anche nelle nostre città i negozi cinesi si sono trasformati in veri e propri bazar che vendono di tutto, ma principalmente abiti. Anche tra le bancarelle dello storico mercato di Rimini, del mercoledì e del sabato, i “banchi” cinesi spuntano come funghi. Cosa offrono? Abiti economici, fondamentalmente, con un buon rapporto qualità/prezzo a costo di modelli un po’ “basic”. Certo le materie prime non sembrano – al tatto (e a volte anche all’odore) – dei migliori, ma come ripetiamo ormai ogni mese da quando abbiamo intrapreso questo viaggio: low cost è anche compromesso. Non è una novità, poi, ed è emerso in diverse inchieste giornalistiche che i materiali utilizzati spesso arrivano da ricicli poco sicuri.

Diciamo poi che anche la presenza in zona di grandi franchising ha favorito gli acquisti low cost. Prezzi molto bassi, materie prime più ricercate e modelli più alla moda fanno di questi negozi mete privilegiate di chi è sempre a caccia dell’affare pur non rinunciando alle tendenze.

Finiamo poi con il citare lo shopping on line, molto gettonato soprattutto per abiti e calzature. Quest’ultimo settore, in particolare, può vantare tra i suoi negozi on line un marchio che con il sui spot “da urlo” sta facendo il giro delle televisioni nazionali, spopolando tra le donne di mezza Europa. Il lusso ha lasciato il posto al low cost? Sarà… rimane il fatto che mal che vada ci si può sempre consolare con un rossetto.

 

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