"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2018
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Vita da provincia: le distanze che pesano in Romagna

Le classifiche sulla qualità della vita, di ogni fine anno, nelle province sono sempre opinabili, perché basta cambiare un paio di indicatori per salire o scendere, al pari di un giro sulle montagne russe.  Ma se dalle classifiche estraiamo i numeri veri su cui le classifiche sono costruite, l’opinabilità si riduce di molto ed emerge la realtà vera, con cui sarebbe utile misurarsi.

Per esempio fa una certa impressione scoprire, nel caso fosse sfuggito, che il valore aggiunto pro capite 2016 della città prima classificata (Milano), 46,2 mila euro, è quasi il doppio di quello delle province della Romagna, che oscilla tra 26 e 28 mila euro.

A Milano ci sono lo stesso numero di imprese ogni cento abitanti di Rimini, circa 12, ma è evidente che la loro capacità di produrre ricchezza è straordinariamente maggiore. Sono, cioè, a maggiore valore aggiunto.

Milano è anche terza, tra le province italiane, per start up innovative ogni mille società di capitale (3,2). Davanti a tutte le province della Romagna.

Arezzo, in testa in questa graduatoria, esporta il quattro quinti del proprio pil,  Rimini meno di un quarto, Forlì-Cesena e  Ravenna appena un terzo.  Esportare vuol dire competere ed avere buoni prodotti e servizi da vendere sui mercati internazionali. Quando il mercato interno ristagna è l’unica ancora di salvezza. Tante imprese ne hanno approfittato, ma sono ancora troppo poche.  In Romagna sono appena 4 mila unità le imprese che esportano:  una su venti.

Va da se che dove si crea più ricchezza, anche gli stipendi sono più alti (34 mila euro è la retribuzione annua lorda di Milano, contro 31 mila di Ravenna, 28 mila di Forlì-Cesena e Rimini)  ed anche le pensioni lo sono. Infatti se a Milano un pensionato riceve in media 1.162 euro al mese, a Rimini si deve accontentare di 775 euro, cioè il 33 per cento in meno. Un po’ di più, ma sempre molto meno di Milano, le pensioni di Forlì-Cesena e Ravenna.

Tante imprese di per se non servono nemmeno ad aumentare l’occupazione e ridurre la disoccupazione. Infatti è sempre Rimini ad avere un tasso di occupazione dieci punti sotto la provincia col valore più alto (Bolzano, che precede in seconda posizione Bologna), mentre la disoccupazione è quasi il triplo (sempre di Bolzano).

Invece i laureati per mille residenti della fascia d’età 25-30 anni di Milano competono con quelli delle province della Romagna (71 Milano, a fronte di 78 di Rimini e 76 di Forlì-Cesena). Ma questo è un dato calcolato sulla residenza d’origine e non tiene conto della probabile migrazione dei tanti giovani laureati verso le città con maggiori opportunità, che così si avvantaggiano di risorse umane formate altrove.  Contribuendo alla crescita del valore aggiunto delle località di ricezione, da cui siamo partiti, come è piuttosto evidente.

Infine, come non notare la bassa spesa sociale, per minori, disabili e anziani, che fa registrare soprattutto la provincia di Rimini, appena 21 euro per abitante, un sesto della provincia più generosa su questo fronte (Livorno). Fanno meglio, ma senza esagerare, le altre due province della Romagna : Forlì-Cesena 51 euro, Ravenna 41 euro.

In conclusione: il confronto con i migliori risultati delle altre province, e siamo solo in Italia, è lì a mostrare le nostre debolezze e dove sarebbe il caso di cominciare a rimediare per risalire posizioni, che poi vuol dire migliorare opportunità e qualità di vita.  Le distanze sono significative e tergiversare non aiuta.

Qualità di vita delle province anno 2017

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