"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Vauban (Friburgo): un quartiere senz’auto si può !

L’epoca dei prodotti di serie, tutti uguali, è finita. Oggi è in voga la personalizzazione, gli oggetti su misura, possibilmente diversi l’uno dall’altro, perché gli stili si sono differenziati e a nessuno piace  sentirsi “massa”, cioè quasi anonimo. Lo hanno capito un po’ tutti, meno i costruttori di case o di interi quartieri, i quali continuano a progettare luoghi dell’abitare come se tutti fossero uguali, con gli stessi gusti, le stesse filosofie di vita, le stesse esigenze.

 Contro quest’ordine immobiliare imposto (perché nessuno viene mai chiamato a decidere e pianificare i luoghi dell’abitare) qualcosa si sta muovendo. E’ il quartiere di Vauban, nella città tedesca di Friburgo, a pochi chilometri dal centro. A raccontare questa esperienza è Andreas Delleske, uno degli animatori, invitato a Riccione da Europa Inform, nell’ambito del Laboratorio di alta formazione sulle “Città libere dalle auto”.

 “Vauban era una caserma militare, occupata sin dal 1945 dalle truppe francesi, che nel 1992 decidono di lasciare. Si estende su un’area di 38 ettari e attualmente ci vivono 5 mila persone circa, di cui un buon 30% con meno di 18 anni, mentre gli ultrasessantenni non arrivano al 3%. Insomma è un quartiere giovane. Il 10% non ha la cittadinanza tedesca.

Alla partenza dei militari,  il Consiglio comunale di Friburgo decide di dare vita ad un nuovo quartiere. Nel frattempo i primi abitanti, un po’ contestatori, vivono in furgoncini e vecchi bus adattati ad abitazioni. Si lancia un concorso di idee e nel 1995 nasce l’Associazione Forum Vauban che si incarica di organizzare la partecipazione dei cittadini.  Per la prima volta un intero quartiere viene progettato con la partecipazione dei futuri residenti. Una decina di vecchie baracche sono convertite in alloggi per studenti (a Friburgo c’è una università con più di 20 mila studenti) e per famiglie a basso reddito.

Le riconversioni e le nuove costruzioni, compresi gli edifici pubblici come scuole e asili,  prevedono il massimo di efficienza energetica: 65 kwh/m2 anno. Le case passive (case che disperdono il minimo e sfruttano al massimo il calore del sole), sono molte e devono stare sotto i 15 kwh/ m2 anno. Tutte le nuove costruzioni che guardano verso sud hanno per tetto pannelli fotovoltaici, che producono più energia di quanto ne consumano, cedendo la differenza alla rete elettrica.

I vecchi alberi sono stati conservati quasi tutti e le aree verdi  coprono 2,6 ettari, che sono più di 5 m2 per residente, cui si devono aggiungere altri 4 m2 di aree pubbliche, più altre 6 m2  di spazi misti.

 Il quartiere di Vauban non ha marciapiedi, perché non è fatto per le auto. I bambini giocano nelle vie come veri padroni dello spazio. Infatti a possedere l’auto sono meno della metà delle famiglie (a Vauban ci sono 250 veicoli ogni mille abitanti, la metà della media nazionale). Chi poi la usa regolarmente è obbligato a comprare il parcheggio, in una delle due aree dedicate, situate ai margini. L’auto si può lasciare solo nel parcheggio, perché il quartiere è non solo libero dalle auto, ma anche dai parcheggi. Insomma, non è consentito parcheggiare  sotto casa. Regole di comportamento che si sottoscrivono in contemporanea all’atto di acquisto.

Senza auto, la maggioranza si muove a piedi, in bici o con i mezzi pubblici (una linea di tram collega il Quartiere al Centro città).  La distanza massima dei mezzi pubblici, dalle abitazioni,  è di 400-450 metri.

Questo è anche in linea, prosegue Andreas, con la politica dei  trasporti della città di Friburgo che punta, per il 2020, ad ottenere il 20% degli spostamenti a piedi, il 28% in bici, il 20% con i mezzi pubblici e il restante 28% in auto.

Per il resto è un quartiere normale, dove non mancano negozi, ristoranti, servizi, uffici e piccole aziende che danno lavoro  a più di 500 persone.

Oggi Vauban  è diventato così famoso da essere divenuto addirittura una meta turistica, tanto da registrare 20-30 mila i visitatori l’anno,  in prevalenza francesi, ma non mancano inglesi e italiani, e perfino i cinesi.  Verrà presentato, come esempio di quartiere sostenibile, anche al prossimo Expo di Shanghai 2010”. Magari potremmo copiare qualcosa,  aggiungendola perfino all’offerta turistica.

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