Valentini riparte col marchio Marinelli:salvate le conquiste dei lavoratori

Si è conclusa positivamente la crisi di Industrie Valentini, la maggiore azienda del mobile di Rimini, che nel marzo 2020, un po’ per scelte aziendali sbagliate, un po’ per gli insoluti dei clienti, in particolare di Mercatono Uno, poi fallito, che era tra i maggiori acquirenti, si era vista costretta a depositare in Tribunale di Rimini la richiesta di un concordato in bianco. Una procedura che congela i debiti dell’azienda, compreso quelli verso i lavoratori. Con l’obbligo di presentare, entro novembre, un Piano concordatario con i creditori.

A pensare che nel sito del Gruppo si può leggere ancora che “La solidità finanziaria del gruppo ha consentito di reinvestire negli ultimi tre anni più di 150 milioni di euro..”. E’la crudeltà del digitale. Acqua passata. 

Ripercorriamo la storia con Renzo Crociati, segretario della Fillea Cgil di Rimini, che ha partecipato alle trattative e per l’occasione è accompagnato da uno storico lavoratore della Valentini, che ricorda, non senza una venatura di nostalgia, quando i camion non finivano di uscire carichi dai magazzini. E di come, ad un certo momento, i lavoratori, circa 150,  più un’altra quarantina della società Pianeta Servizi,  a cui l’azienda aveva, nel 2007, delocalizzato, sul posto, due reparti (carico e imballaggio), cominciassero a guardare con preoccupazione  il loro diradarsi, perché le vendite calavano. Erano i primi sintomi della crisi che stava per arrivare.

Immediatamente scatta la ricerca di un compratore e per i lavoratori si attiva la cassa integrazione, mentre la Regione convoca il tavolo di salvaguardia dell’occupazione.  Fortunatamente, a febbraio 2021 si fa avanti, con una manifestazione di interesse, il gruppo Marinelli di Pesaro, importante fornitore di mobili della catena commerciale Mondo Convenienza.   

A cui, però, interessa solo il ramo produttivo e non il resto. Resterebbero fuori una quindicina di lavoratori, prevalentemente impiegati. Valentini offre loro un esodo incentivato, che la maggior parte accetta.

Nel luglio 2021 il Tribunale di Rimini avvia un’asta competitiva per l’affitto e successiva vendita del ramo produttivo dell’azienda, compreso l’impegno a ritenere 120 lavoratori  addetti al funzionamento dei macchinari e degli impianti. Per gli altri non c’è posto, ma fortunatamente, grazie anche alla ripresa in atto, chi nel frattempo si è dimesso ha trovato agevolmente lavoro nelle industrie del mobile della zona.

Il prezzo dell’affitto del ramo d’azienda è fissato in 60 mila euro l’anno e il successivo acquisto in 2,9 milioni di euro. Atto di acquisto del ramo d’azienda che verrà perfezionato, come recita l’avviso del Tribunale, solo dopo che la proposta di concordato preventivo formulata da Industrie Valentini ai propri creditori verrà omologata, cioè approvata.

All’inizio di settembre, a conclusione dell’asta, non essendoci state altre offerte, lo storico marchio Valentini si tramuta definitivamente in Marinelli.  Dal primo ottobre 2021  i 116 lavoratori rimasti passano alle dipendenze del nuovo acquirente, che grazie ad un accordo firmato con le Organizzazioni sindacali hanno potuto conservare, senza nessuna interruzione,  tutte le conquiste e i benefici pre-esistenti: anzianità di servizio, superminimi, straordinario forfetizzato, tredicesima, quattordicesima e altro.

A novembre prossimo, inoltre, partirà il confronto con Marinelli, per un nuovo contratto aziendale.  

Al momento i lavoratori tornati al lavoro, col compito di far ripartire le macchine, sono circa un terzo, ma tutti gli altri dovrebbero rientrare entro l’anno. 

Tra questi non rientrano i dipendenti dei reparti delocalizzati e gestiti da Pianeta Servizi. Il loro futuro dipenderà dall’andamento dell’attività. Il Sindacato spinge per una loro reinternalizzazione. Manca un ultimo passaggio: i creditori devono dare il consenso, in Tribunale, alla proposta di pagamento formulata da Industrie Valentini, che prevede un taglio di circa il 60% del dovuto, entro ottobre. C’è ottimismo e probabilmente tutto seguirà il corso previsto. Perché in caso contrario si tornerebbe al binario di partenza. Con l’immancabile perdita di qualche centinaio di posti di lavoro.