"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

settembre: 2017
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Uomini e donne in movimento: migranti di prima generazione nella provincia di Rimini

Daniela Calanca

Università di BolognaDipartimento di Discipline Storiche, Antropologiche e Geografiche, Polo Scientifico Didattico di Rimini

A partire dalla considerazione storiografica secondo la quale “Nei molti studi che hanno salutato l’arrivo del nuovo millennio con bilanci storiografici sul secolo passato e con proiezioni sociologiche sul futuro, alle migrazioni è stato riconosciuto un ruolo centrale tanto per il peso che esse hanno esercitatonella storia del Novecento, quanto per le espansioni che se possono prevederein prospettiva (Corti 2005, V), l’Istituto per la Storia della Resistenza edell’Italia contemporanea della Provincia di Rimini, con la partecipazione dellaCasa della Pace di Rimini, ha promosso nel 2009, in collaborazione con ilLaboratorio di Storia Sociale “Memoria del Quotidiano” dell’Università diBologna – Dipartimento di Discipline Storiche, Antropologiche e Geografiche –Polo Scientifico Didattico di Rimini, il progetto di ricerca Uomini e donne in movimento: migranti diprima generazione nella provincia di Rimini . L’obiettivo della ricerca è diricostruire storicamente il processo di immigrazione nella provincia di Riminiin cui si passa, a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, da una fase diimmigrazione “temporanea”, di passaggio, specie di singoli individui, a unafase stanziale a metà degli anni Novanta, in cui si sviluppano percorsi diinsediamento stabile, ossia anche di intere famiglie. E ciò in corrispondenzacon quanto è avvenuto, e sta avvenendo a tutt’oggi, nel contesto nazionale einternazionale. In particolare, la ricerca intende sviluppare e indagare iseguenti percorsi tematici: a) il quadro storico generale del movimentoimmigratorio dal punto di vista demografico, statistico, sociologico; b) lefamiglie e le catene migratorie; c) la rete primaria tra sostegno e controllo;d) la formazione dei nuclei familiari; e) i modelli di integrazione sociale; f)l’occupazione e l’istruzione; g) il rapporto tra imprenditorialità, mobilitàsociale e sviluppo economico; h) gli immaginari, le rappresentazioni e leautorappresentazioni tra pubblico e privato. Nello specifico, i principaliobiettivi sono: 1. ricostruire, laddove è possibile, la trasformazione neiruoli e nelle relazioni familiari tra genere e generazioni, la formazione dinuove famiglie, il confronto tra metodi educativi, professionali e scolastici,l’evoluzione dei matrimoni e delle convivenze interculturali, la percezione eil vissuto dei sentimenti tra nostalgia e senso geografico dei luoghi. E tuttociò a partire dalla raccolta di storie di vita degli immigrati stessi, dallaloro narrazione autobiografica, caratterizzata da due condizioni: dall’esserein mezzo, in movimento, tra la memoria d’origine e la proiezione nel sogno diun futuro. 2 Restituire ai proprietari le storie di vita raccolte “rielaborate”dall’intervento dei ricercatori. Da qui l’obiettivo di istituire un centro didocumentazione che, da un lato, riconsegna alle comunità coinvolte nellaricerca sia gli esiti dell’indagine, e dall’altro si qualifica come piattaformaper conservare, trasmettere e valorizzare il dialogo interculturale. Larealizzazione della ricerca prevede quattro fasi distinte di lavoro: 1.Raccolta dei dati archiviati ed elaborati dagli Enti presenti sul territorio; 2raccolta di testimonianze orali, le storie di vita, su un campione diimmigrati; 3. elaborazione e comunicazione del materiale raccolto; 4.Progettazione e istituzione di un centro di documentazione.Attualmente sonostate realizzate le prime due fasi del progetto, in particolare la seconda, perla quale sono state effettuate 25 interviste, tra gennaio 2010 e aprile 2011:12 uomini e 13 donne, nati tra il 1952 e il 1970, giunti in Italia, e a Rimini,tra il 1980 e il 1994. Le principali aree di provenienza degli intervistatisono: America latina (Argentina, Rep. Domenicana, Perù); Africa (Tunisia,Marocco, Congo, Costa d’Avorio); Asia (Cina, Taiwan); Europa (Albania, Ucraina,Russia, Croazia).Considerando,poi, che si tratta di una ricerca sostanzialmente storica multidisciplinare,che contempla simultaneamente la confluenza di numerosi fattori, quali specchiodell’articolato intreccio dei fenomeni socio-economici, politici, culturali edi costume, va da sé che il rapporto “Storia e Memoria” e viceversa “Memoria eStoria”,  non si esaurisce in unaconoscenza a sé stante del “passato”, ma implica lo studio e l’analisi dellatrasmissione storica, tra persistenze e mutamenti, di ciò che costituiscel’identità e la continuità di un gruppo, di una comunità, in questo caso degliimmigrati. In tal senso, i problemi narrati dagli intervistati, tra cuiprincipalmente la difficoltà di inserimento a causa di pregiudizi e stereotipi,la mancanza di lavoro, l’integrazione dei figli che “dimenticano” le loroorigini, le diversità culturali e il desiderio di ritornare al proprio Paese,consentono di leggere in un’ottica diversa da quella stereotipata, gliimmaginari sociali collettivi, e più in generale, la trasmissione delPatrimonio sociale stesso del Paese di accoglienza, in questo caso  la provincia di Rimini. Non solo, ma anche diprogettare e realizzare concretamente piani di sviluppo sostenibile, poiché,come si legge nella Dichiarazione Universale sulla Diversità Culturale sancitadall’Unesco nel 2001, “La diversità culturale è, per il genere umano,necessaria quanto la biodiversità per qualsiasi forma di vita. In tal senso,essa costituisce il patrimonio comune dell’Umanità e deve essere riconosciuta eaffermata a beneficio delle generazioni presenti e future (…), amplia lepossibilità di scelta offerte a ciascuno, è una delle fonti di sviluppo, intesonon soltanto  in termini di crescitaeconomica, ma anche come possibilità di accesso ad un’esistenza intellettuale,affettiva, morale e spirituale soddisfacente” (art. 1-3).

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