"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

Novembre: 2019
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Universal Pack: macchine imbustatrici

Delle tre aziende dell’area industriale di Cattolica-San Giovanni che hanno dato vita, coordinato da Alessandro Rapone, al progetto Industry 4 School (industria per la scuola), nato con l’idea di avvicinare le scuole tecniche del territorio al mondo dell’impresa, e di cui tra breve partirà la seconda edizione, Universal Pack è l’ultima, non certo per importanza, di cui scriviamo.

A riceverci in azienda troviamo Pietro Donati, Amministratore, nonché figlio del fondatore, nel lontano 1965, Gino, oggi Presidente del Consiglio di Amministrazione.  Siamo quindi in una fase di piena transizione generazionale. Con Pietro, in azienda dal 2007, lavora anche la sorella Irene, più piccola, mentre un’altra, che vive e lavora all’estero, ha deciso di fare altro.

Accompagna l’Amministratore il Responsabile marketing Alex Leardini, ventenne, nel curriculum  studi di lettere e filosofia.

Universal Pack  produce macchine imbustatrici monodosi, interamente progettate e prodotte dall’azienda, a parte la componentistica elettronica, per una vasta gamma di prodotti: dall’alimentare (buste per maionese, caffè, latte, ecc.), al farmaceutico e parafarmaceutico (antibiotici, garze, colluttorio, compresse, ecc.) e molto altro.

Sono macchine piuttosto sofisticate che oramai funzionano da sole, dove basta agire su uno schermo per variare i parametri operativi, che possono lavorare a ciclo continuo ed essere riparate a distanza, salvo eventuali guasti meccanici. Ma questo vale per le macchine di ogni tipo.

L’Azienda ha 150 dipendenti, di cui 8 donne, 3 anche in produzione,  fattura 30 milioni di euro ed esporta, un po’ in tutti i continenti, oltre i due terzi della produzione.

Numeri decisamente superiori a quelli di una precedente visita, avvenuta nel maggio 2012, nel pieno della crisi, quando i dipendenti erano un centinaio e il fatturato circa 17 milioni di euro.

Questo vuol dire che pur in un periodo non semplice, facendo perno sulla ricerca, l’innovazione e senza mollare l’esportazione, anche all’epoca intorno ai due terzi del fatturato, la Universal Pack è riuscita a crescere, aumentare le vendite e creare posti di lavoro.  Per tanti giovani, come si osserva girando tra i reparti. E la finalità della partecipazione al progetto Industry 4 School  è anche quella di inserirne altri, una volta acquisite le competenze giuste.

Così il discorso torna, non è il primo imprenditore a segnalarlo, alla non adeguata formazione dei giovani che escono dalle scuole, in particolare quelle tecniche.  Vengono, si lamenta Pietro Donati, “e non hanno mai preso una lima in mano, pensando che esista solo l’informatica. Non è così: noi facciamo le componenti meccaniche internamente e a volte sono richiesti piccoli aggiustamenti che richiedono il saper usare bene la vecchia lima..Nelle scuole non si insegna quasi più. Non va bene”.

Altro requisito, non meno importante, anche questo uno standard per tutte le aziende esportatrici, è  la conoscenza dell’inglese.  In un reparto, isolato da vetri, della Universal Pack  una decina di persone si dedicano all’assistenza ai clienti di tutto il mondo.  L’inglese non solo è necessario, ma indispensabile. Non si è assunti senza aver raggiunto almeno il livello B1 (intermedio).

Tanto è importante la conoscenza dell’inglese che l’azienda , fuori dell’orario di lavoro, organizza a sue spese corsi aperti per tutti i dipendenti.

Figure difficili da trovare ?  Risponde Donati: figure tecniche e progettisti meccanici. Messo, per quest’ultimo, un avviso su Linkedin (la piattaforma professionale molto utilizzata dalle aziende che cercano personale) sono arrivate pochissime offerte.   Non mancano invece le figure commerciali: per un posto abbiamo ricevuto un paio di centinaio di curriculum.

Riassumendo: ricerca, innovazione, attenzione ai servizi e inglese sono oggi le chiavi per competere nel mondo.

Lavorando su questi pilastri, pochi lo sanno, ma è bene diffonderlo, ci dice Pietro Donati, la provincia di Rimini è riuscita a diventare, con Bologna, Barcellona e una regione della Germania, tra i primi quattro distretti europei più importanti per la produzione di macchine impacchettatrici monodosi.  Spesso erodendo ad  altri quote di mercato.

Allora non deve essere una caso se tra Cattolica e Santarcangelo esistono una decina circa di altre aziende che si dedicano a produrre macchine per il packaging di vario formato. Un piccolo distretto, insomma, che meriterebbe una maggiore attenzione.

Per ultimo una riflessione su quello che va sotto il nome di Industria 4.0, cioè digitalizzazione e internet della cose (macchine e processi dove le parti dialogano tra loro per mezzo di sensori), incentivata con sostanziosi sgravi fiscali e che in provincia di  Rimini coinvolge, al momento, circa una azienda su sei.

Pietro Donati, contando sull’esperienza dei suoi fornitori, ci vede il rischio di una sorta di sovrainvestimento.  Perché gli incentivi spingono all’acquisto di macchine sempre più sofisticate, che forniscono molti dati e informazioni, ma troppi piccoli imprenditori, sottolinea,  poi non sanno che farsene, perché non hanno né le competenze interne, né le risorse per farli elaborare all’esterno.

Anche Universal Pack, che pure dispone al suo interno di un gruppo di softeristi, per la elaborazione dei dati si è rivolta ad una ditta specializzata di Cesena.  Ed è già una media azienda.

Restando in tema, ricordiamo che  l’analista di “big data” (grandi dati)  figura tra le figure professionali più richieste nei prossimi anni.

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