"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Un’impresa chiamata assunzione: gli ultimi dati Excelsior

Secondo il Centro Studi degli Artigiani di Mestre (CGIA) da settembre, in Italia, nonostante i segnali di ripresa della produzione, saranno a rischio 70 mila posti di lavoro. L’anno prima erano 89 mila. Va un po’ meglio, ma non troppo.

 L’ultima indagine Excelsior, resa nota a fine luglio scorso, sulla domanda di lavoro delle imprese private (escluso quindi il settore pubblico) nel 2010,  segnala una perdita netta  per l’Italia (differenza tra entrate e uscite) di 178 mila posti di lavoro. Nel 2009 il saldo negativo era stato di 213 mila unità. Per il secondo anno consecutivo i posti di lavoro continuano a diminuire, anche se ad un ritmo decrescente. 

Ma se l’Italia che cerca un posto di lavoro piange, la provincia di Rimini non può ridere, perché non solo continua a far registrare un saldo tra entrate e uscite negativo, ma quest’ultimo, in controtendenza sul dato nazionale e regionale,  cresce in luogo di diminuire (da meno 1.580 a meno 1.620).  Un saldo negativo, metà da addebitare all’industria,  che coinvolge soprattutto le micro e piccole imprese fino a cinquanta dipendenti, dove si concentra il grosso dell’occupazione.

 Tra gli ingressi al lavoro nelle imprese riminesi la stagionalità, che vuol dire contratti brevi, per l’80% nel turismo, la fa sempre più da padrona: dalla metà delle entrate complessive al lavoro del 2007 ai quasi tre quarti nel 2010. Per sottrazione, l’offerta di lavoro non stagionale si è ridotta, in quattro anni, della metà: da 6.640  a 3.420 unità.  

Un dato che non si ritrova nel resto della Regione e dell’Italia, dove i lavoratori assunti stagionalmente, nel 2010, rappresentano un terzo del totale nel primo caso,   e poco più del trenta per cento nel secondo. E’ ovvio che a Rimini prevale l’effetto turismo.

Delle assunzioni non stagionali previste nel 2010 a Rimini (3.420 in tutto), agli immigrati ne vanno 860, un quarto del totale (in linea con lo stesso dato regionale). Più della metà degli immigrati sono assunti in aziende con meno di nove dipendenti.    

Non sono migliori le notizie per i laureati, la cui domanda da parte delle imprese locali continua ad essere inferiore tanto alle richieste regionali che nazionali. Per ogni cento assunzioni non stagionali, sono infatti previsti 8 laureati a Rimini (a Milano sono 24, a Torino 20 e a Roma 19), 11 in Emilia Romagna e 12 in Italia.  Ma questo, come più volte ha sottolineato questo giornale, è un problema strutturale, preesistente alla crisi e che questa ha solo aggravato. Non prendersene cura, mettendo in campo azioni specifiche, è un grave errore perché toglie futuro allo sviluppo locale e alle giovani generazioni.

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