"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Una pensione povera per i parasubordinati

Nel 2007 i lavoratori parasubordinati in provincia di Rimini erano più di 9mila, alla fine del 2009, scontando l’effetto della crisi, sono scesi a 8mila e trecento, di cui 3mila e quattrocento donne. Ma chi sono i parasubordinati ?  Sono lavoratori/trici che esercitano una attività autonoma  o parasubordinata (a progetto, programma, occasionale, ecc.), quindi a tempo definito,  e versano i contributo alla Gestione separata dell’Inps.  In provincia di Rimini si trovano soprattutto tra i collaboratori a progetto (Co.co.pro), 3mila e ottocento,  gli amministratori, sindaci e revisori di società (3mila) e gli associati in partecipazione (700).

Ma non stanno meglio i 67 mila avviati al lavoro nel 2010, in provincia di Rimini, tre quarti dei quali ha avuto solo un contratto temporaneo, prevalentemente stagionale. Nel primo trimestre 2011, dei 19 mila avviati al lavoro solo il 13 per cento ha un contratto a tempo indeterminato.  Di contributi per la pensione, nero a parte, ne verseranno pochi.

Qualche tempo fa il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua aveva rassicurato sulla trasparenza delle informazioni disponibili sul sito dell’istituto, attraverso il quale è possibile calcolare i valori ufficiali della pensione per coloro che ne raggiungono il diritto entro i dodici mesi successivi, ma solo per loro. La rassicurazione si era resa necessaria per la generale atmosfera di sospetto che aleggia intorno al tema della copertura previdenziale dei lavoratori parasubordinati, che però, al pari degli altri lavoratori, semplicemente non possono, sul sito dell’Inps, calcolare la propria pensione se non sono prossimi al pensionamento.

UN DECENNIO DI GESTIONE SEPARATA

Un nostro studio evidenzia come la principale causa di una copertura pensionistica insufficiente sia la scarsa remunerazione annuale dei lavoratori parasubordinati, anche se la ridotta aliquota contributiva rispetto al 33 per cento dei dipendenti certamente concorre ad abbassare il livello delle pensioni. L’analisi dimostra però come il semplice aumento dell’aliquota contributiva al livello dei lavoratori dipendenti, a parità di reddito, non sia risolutivo.

PRINCIPALI RISULTATI

Secondo le nostre stime, il reddito medio annuale lordo di un uomo nato nel 1976 è circa 8mila euro all’età di 25 anni (nel 2001), e arriva a 15.770 euro a fine carriera (a 65 anni, nel 2041). Nelle stesse circostanze, per una donna il reddito è circa 6.300 euro e cresce fino a 8.470 euro. Il reddito medio lordo annuale dei parasubordinati è quindi molto basso rispetto a quello dei dipendenti; la causa principale della differenza risiede nel fatto che, di norma, i mesi di impiego dei parasubordinati sono, in un anno, inferiori a dodici (sei mesi in media; solo circa il 10 per cento dei lavoratori contribuisce per dodici mesi l’anno, un altro 10 per cento per undici mesi).
Sono proprio questi dati applicati al calcolo della pensione che determinano assegni inadeguati, sia ipotizzando individui che per tutta la vita restino parasubordinati, sia ipotizzando individui che dopo un inizio di carriera come collaboratori trasformino il loro rapporto in un contratto di lavoro dipendente.
Nel primo caso, un uomo nato nel 1976, che va in pensione a 65 anni con 40 anni di contributi, matura il diritto a una pensione annua lorda di 9.712 euro (747 euro lordi al mese per tredici mensilità); la pensione annuale lorda di una donna nelle medesime condizioni è di circa 6.080 euro (470 euro mensili).

I risultati, riferendosi a individui che iniziano a lavorare nel 2001, sono ulteriormente penalizzati da aliquote contributive inferiori al  26 per cento in vigore dal 2010, dal momento che esse sono gradualmente cresciute a partire dal livello del 10 per cento previsto nel 1996, alla nascita della Gestione separata dell’Inps. Anche ipotizzando un’aliquota contributiva sempre pari a 26 per cento, le pensioni migliorerebbero del 3-4 per cento, sia per gli uomini sia per le donne, ma il risultato di base non cambia: le pensioni dei parasubordinati restano vicine all’ambito di applicazione dell’assegno sociale  (Nel 2010 l’assegno sociale è fissato pari a 5.349,89 euro annui, ovvero circa 410 euro mensili che, se ipotizziamo rivalutabile secondo la crescita economica, si può stimare arrivare a essere pari a circa 9.150 euro annui, 704 euro mensili nel 2041).

 L’ARMONIZZAZIONE DELLE ALIQUOTE

Per fare luce sull’effetto dell’aliquota contributiva rispetto a quello derivante dal livello della retribuzione, abbiamo inoltre calcolato l’importo della pensione nell’ipotesi in cui l’aliquota contributiva sia pari a quella dei dipendenti (33 per cento). La pensione in questo caso aumenterebbe, rispetto al caso base, di circa 2.500 euro annui per gli uomini e di 1.500 euro annui per le donne. La situazione di svantaggio sotto il profilo previdenziale dei parasubordinati permane dunque anche in presenza di un aumento delle aliquote contributive tale da renderle uguali a quelle dei dipendenti.

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