Un microchip per Rimini

La pandemia prima, la guerra poi, stanno ridisegnando la logista delle merci. Molte imprese si stanno rendendo conto che produrre in Cina o altri luoghi a basso costo ha, in periodi normali, evidenti vantaggi, ma basta un evento imprevisto perché la filiera di rifornimento si inceppi. Lo sanno molto bene quelle aziende che in questi giorni si vedono costrette a ridurre la produzione per mancanza di componenti. Sta maturando, quindi, l’idea che forse conviene riportare alcune produzioni nel vecchio continente, dove costerà un po’ di più, ma gli imprevisti sono meno e meglio gestibili.

I microchip sono uno di questi componenti, essenziali oramai per tutto. L’8 febbraio la Commissione europea ha presentato il Chips act, una serie di misure legislative, regolamentari e finanziarie per favorire la produzione di semiconduttori e processori nell’Unione. Entro il 2030 Bruxelles vuole mobilitare investimenti pubblici e privati per 45 miliardi di euro nella ricerca, in progetti pilota e in startup, ma soprattutto nella costruzione di fabbriche (i primi impianti potrebbero essere pronti tra il 2025 e il 2026). L’obiettivo è far salire la quota europea della produzione globale di microprocessori dal 9 al 20 per cento. Il Chips act dev’essere approvato dal parlamento europeo e dagli stati membri dell’Unione prima di poter entrare in vigore.

Ma sta già scatenando la corsa per candidarsi ad ospitare le nuove fabbriche. Visti i ritardi di questo territorio nel produrre valore, offrire buoni lavori e paghe migliori viene da domandarsi se per Rimini non sia una opportunità a cui pensare. Almeno provarci, pur sapendo che la concorrenza sarà dura, ma il mare e la buona qualità di vita che può offrire, che hanno una loro attrattività, potrebbero offrire una certa forza competitiva.

C’è solo un piccolo problema: al momento, come denunciato anche dagli imprenditori, non sono disponibili, in provincia, spazi dove poter ospitare nuovi investimenti. In verità nemmeno per ampliare le attività esistenti.

Se gli Amministratori ci tengono a portare sul territorio nuove e qualificate opportunità di lavoro, questo dovrebbe diventare un impegno prioritario. Il micro chips potrebbero portare quel valore aggiunto che manca. Saranno i nostri amministratori all’altezza del ruolo ? Ce lo auguriamo. In caso contrario sarà una occasione persa, senza apparenti alternative.