"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

Febbraio: 2020
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“L’Emilia è più austera, la Romagna è felicità e fantasia”

Intervista a Lia Celi, di Laura Carboni Prelati

L’Emilia Romagna è una regione con due anime distinte e diverse non solo geograficamente ma soprattutto sotto il profilo socio-economico. Facciamo un focus con un’opinionista d’eccezione, Lia CELI, giornalista e scrittrice dalle radici romagnole.

-Vorremmo da Lei un parere, un confronto fra Emilia e Romagna, da sempre rivali in vari settori: economici, di tradizione, occupazionali e turistici. Ci sono differenze, tra l’una, più intellettuale, più acculturata, più ricca, e l’altra più servile, più povera, meno istruita perché sappiamo che la Romagna, per tanti indicatori, è un gradino più basso dell’Emilia…

“Io non sono un’economista -dice Lia Celi- ma posso parlare degli umori, fare rilievi, osservazioni…” – Noi vorremmo uno spaccato di costume e società, un’occhiata rapida e un po’ironica su queste differenze- “Sono nata in Emilia, ma la mia famiglia è romagnola purosangue e la mia storia familiare racchiude questa contraddizione. I miei nonni, di Mercato Saraceno, erano piccoli proprietari terrieri e dopo la guerra cercarono lavoro a Cesena e poi a Parma. A quei tempi c’era miseria, povertà e i benestanti conducevano una vita modesta. Poi c’è stata una crescita spettacolare, un salto in avanti dell’Italia nelle condizioni economiche e sociali. Fino a cent’anni fa c’era criminalità, malfattori e ladri. Le feste di paese erano l’occasione per risse, botte, accoltellamenti e vendette sanguinose. Correva la diceria che i Savoia non passavano dalla Romagna per paura di certa gente: teste calde, mangiapreti, anarchici e repubblicani. E’ vero che c’è ancora questo scalino fra noi e l’Emilia; noi siamo partiti da una posizione svantaggiata, da una miseria e una precarietà economica che l’Emilia aveva già superato.

Partecipando a un corso sul Canale Romagnolo ebbi delle risposte su come in parte la Romagna abbia potuto riscattarsi e diventare uno dei poli di eccellenza per quanto riguarda la qualità dei prodotti. E’ una terra dove cresce ogni ben di Dio, un orto immenso che sembra un giardino meraviglioso, orientato al biologico e la nostra produzione è di eccellenza. Il Canale è stato uno dei motivi per cui la Romagna si è potuta staccare dalla precarietà delle condizioni atmosferiche e, grazie all’irrigazione più disciplinata e innovativa, è riuscita a diventare un modello, un esempio. Possiamo parlare anche del turismo e il miracolo che ha saputo concentrare Rimini grazie all’intraprendenza dei romagnoli. Vorrei precisare che un tempo appartenevamo allo Stato Pontificio che non investiva su progetti culturali, economici o scientifici mentre l’Emilia era più su un’ottica di efficienza e cultura. -Quali suggerimenti darebbe per rimediare a questo dislivello e recuperare quella disparità che ci segna ancor oggi?–“Non ho una ricetta magica; l’emiliano ha un po’ più la testa quadra e gli piace scorrazzare nei circuiti di Maranello con la Ferrari o la Lamborghini ma è privo della nostra fantasia, il romagnolo è più sanguigno, pittoresco, gli piace divertirsi e ballare il liscio, ha carattere ma è un po’ narcisista e si vanta della sua terra bagnata dall’azzurro mare e baciata dal sole. E’ e forse sarà sempre così….” .

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