"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

novembre: 2017
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Un bambuseto…idea originale per restare sulla terra

di  Laura Carboni Prelati

“Mai avrei potuto pensare che quel viaggio in Oriente avrebbe cambiato per sempre la mia vita! Per me è stato“amore a prima vista”;quando ho capito e intravisto concrete possibilità per il mio futuro, sono ritornato nei luoghi che mi hanno affascinato e attratto così profondamente, per vedere, sapere e conoscere tutto sulle“miniere verdi” più belle al mondo; il Bamboo Gigante, varietà Moso, che crea le foreste ecologiche più estese del pianeta”.

Per Fabrizio Pecci, 46 anni, di Saludecio, laureato in Scienze Politiche, possiamo affermare che”galeotto fu quel primo viaggio” in Cina e in Giappone; egli infatti non ne fece una meta passiva di turismo, ma, da abile imprenditore agricolo, diede una svolta incredibile alla sua vita, cominciando a interessarsi attivamente su come coltivare la qualità gigante Moso (di tipo edibile) in Italia, nella sua terra, a Saludecio, dove siamo andati ad intervistarlo.

Il primo Bambuseto in Europa

“L’idea è partita da quel famoso viaggio;lì ho avuto modo di apprezzare l’economia che si sviluppa attorno alle piantagioni di bambù. Gli impieghi di questa pianta, della quale se ne contano 1400 specie, sono sorprendenti: in Cina ne ricavano steccati e recinzioni per giardini o terreni, fanno pavimenti e parquet, fabbricano mobili, si utilizzano le foglie come contenitore ecologico del cibo, si ottengono filati di alta qualità mentre i germogli vengono impiegati a scopo alimentare. Ma non basta, i cinesi ne ricavano ottimi prodotti cosmetici, oggettistica per casa e usi di cucina

(bachette per riso), pellet e cippato, alimentazione per animali (foglie); tutto questo e tanto altro da lasciar sbalordito chiunque, perché, dall’economia del bambù, derivano 1500 diverse applicazioni industriali e commerciali”.

Quindi ha intravisto grandi opportunità?-“Si, non solo per l’agricoltura italiana, ma per tutta la zona temperata Europea;ho scoperto che impiantare un bambuseto varietà Moso, sarebbe stato ideale perchè perfettamente compatibile con la nostra zona climatica”

Come ha fatto ad approfondire la cultura su abitudini e impiego del bambù per poi portarlo in Italia? -”Ho contattato i massimi esperti mondiali (Giappone e Cina);in oriente ci si educa a questo tipo di coltivazione all’Università di Agraria come da noi si impara a coltivare il pesco, il melo. In Cina milioni di ettari sono coltivati a bambù e per loro è naturale sia così; trovano invece sia strano usare il bambù solamente a scopo ornamentale come facciamo noi”.

In Italia è una rarità vedere bambù! -“La pianta fu introdotta  40-50 anni fa al solo scopo ornamentale (es. Gardone Riviera Giardino Botanico Hruska ndr). Noi abbiamo visto questa pianta bellissima, magnetica, e l’abbiamo utilizzata per fare siepi o piccole oasi verdi lacustri, ricreando il paesaggio dove nasce spontanea, ma sono state impiegate tipologie di bambù nane, molto piccole”

Quale esperto le ha insegnato tutto sul meraviglioso mondo del bambù? – “Il Professor Tan, cinese, che insegna all’Università di Kunming. In Cina l’università gestisce vivai di bambù in circa metà del suo territorio; organizzai un accordo di consulenza e di fornitura del materiale genetico idoneo a realizzare le piantagioni a scopo commerciale ed industriale in Italia. Non potevo andare dai vivaisti che sviluppavano colture di tipo ornamentale; volevo impiantare un tipo di bambù diverso, avevo un altro obiettivo. Dovevo essere certo che la qualità della pianta fosse perfetta, visto che l’unico interesse era quello di garantirne un’alta qualità come importatore e rivenditore”

Quindi è riuscito a far arrivare i primi semi in Italia? -“Si, selezionati e garantiti dall’Università Cinese di Agraria. Ho cominciato a produrre le prime piante di bambù nel vivaio attrezzato sui miei terreni, a Saludecio”.

-Il clima quindi era favorevole?-“Perfetto; le piantine hanno iniziato ad andare sul mercato e, a questo punto, ho costituito una struttura commerciale che tutelasse gli imprenditori che, come me, volevano impiantare sui propri terreni un bambuseto; ho creato il Consorzio Bamboo Italia che attualmente è una Srl, ma presto diventerà una S.p.A”.

Il CONSORZIO “ONLY MOSO”(Marchio Registrato)                                                                              

Qual è lo scopo del Consorzio Bamboo Italia?-“La nostra “mission”è fornire piante selezionate di bambù gigante, certificato, che possano sviluppare un adeguato apparato radicale e aereo per la buona messa a dimora nel terreno, e ottenere impianti altamente produttivi specifici adatti a fornire germogli e culmi. Vogliamo garantire inoltre, a tempo illimitato, il ritiro della produzione di canne, germogli o rizomi al miglior prezzo di mercato. Forniamo assistenza ai clienti in coltivazione e cura delle piantagioni attraverso i nostri consulenti specializzati, promuoviamo e valorizziamo il bambù italiano presso le varie filiere commerciali (legno, carta, alimentare, energetico, tessile, costruzioni ecc.) in Italia e all’Estero, realizziamo inoltre accordi commerciali per la vendita dei prodotti derivanti dalle piantagioni e svolgiamo attività didattica, scientifica e di ricerca a beneficio dei nostri clienti a scopo industriale e commerciale, e, per finire, stipuliamo convenzioni con Istituti di Credito per finanziare la realizzazione di nuovi impianti”.

Sviluppi e prospettive dell’ Azienda Only Moso

 Attualmente avete richieste per fornire nuovi impianti?  -“Prima di raccogliere germogli e canne occorre fare gli impianti (come per un frutteto); poi li commercializzeremo trattenendoci una percentuale di profitto (dal 10 al 20%).Attualmente il Consorzio fornisce il minimo quantitativo per ettaro; se l’agricoltore acconsente, si può stipulare un contratto per cui egli si impegna a fornire, per almeno 5 anni, tutta la produzione al Consorzio. A sua volta il Consorzio si impegna, a tempo illimitato, a garantire il ritiro dei prodotti provenienti dalle piantagioni marchiate Only Moso. L’unica cosa che il Consorzio non può garantire è il prezzo di mercato; non possiamo farlo così come non si può garantire il prezzo del petrolio”.

Qual è la produttività e quanto rende un impianto in termini economici?  -”Considerando l’ipotesi di produzione medio-intensiva con vendita di culmi di dimensioni medie (20 metri e diametro di 12 cm) ad un prezzo di 12 euro (€0,60 al metro) e dei germogli a 2 euro al kg.(5.000 culmi 1 ogni 2 mq) e i 5.000 kg. di germolgi (due germolgi per mq), il totale fatturato annuo per ettaro ammonta a 70mila euro”

Dove ha i bambuseti?  -“Nella mia azienda a Saludecio, inoltre ho un vivaio a Faenza germogli (2 germogli ogni 2 mq.), il totale fatturato annuo per ettaro ammonta a 70.000€ (sito www.onlymoso.it) (Russi) diversi lotti a Ravenna (Conselice) Montefiore (14 ettari) S.Sofia, Sogliano…”

Quale superficie coprono le sue piantagioni?  -“Ho acquisito oltre 70 ettari in lotti diversi”

Dove viene trasformato il bambù? Avete aziende che lo lavorano o dei contatti con altre che potrebbero utilizzarlo per ricavarne, ad esempio, il parquet?-

“Anche se potessimo affidare la lavorazione di questo materiale a fabbriche che già realizzano parquet, per ora pensiamo di curarne la commercializzazione per venderlo intero o semilavorato”.

Quanto bambù si ricava per ettaro?-“Mediamente 10.000 Kg. (10 tonnellate) di germogli e oltre 50 tonnellate di legname l’anno”.

Quando ha impiantato l’azienda? La sta promuovendo?  -“La mia azienda ha oltre 20 anni, ma il bambuseto è nato nel2014.Chiunque può visitare OnlyMoso Facebook  e vedere che ho una vivace attività Fieristica”.

Avete già una produzione?  -“No, sono dati di questa specie forniti dal Professor Tan che mi ha dato la consulenza; noi abbiamo costruito per prima cosa il vivaio(la culla dei germogli); i primi impianti li abbiamo realizzati quest’anno e abbiamo già circa 500 ettari di prenotazioni. Pensiamo di consegnare 250 ettari in autunno e 250 ettari in primavera;giornalmente abbiamo molte richieste. Per una vera e propria produzione su piantagioni appena impiantate occorre aspettare dai 3 ai 5 anni(come i frutteti) perché la pianta, per sviluppare ed essere redditizia, deve radicarsi nel terreno e crescere; occorre un arco di tempo naturale”.

Perché ha scelto il bambù?  -“Perché i prodotti che derivano dal bambù sono in linea con le esigenze della nostra società: la pianta produce germogli (alimentari) e oggi la società è sempre più alla ricerca di un’alimentazione sana, (vegani-vegetariani ne consumano costantemente) che ama circondarsi di prodotti ecologici (cosmesi) e“rinnovabili”;il bambù è in linea con l’ideologia verde; ricresce e si riforma, noi non abbattiamo foreste, siamo eco sostenibili esattamente come il Panda Gigante, simbolo mondiale del WWF la cui ”dieta” è quasi esclusivamente  a base di bambù (circa 38 kg di germogli al giorno, pari al 45% del peso corporeo).Anche il Panda sa che il bambù è prezioso!”.

Box: Caratteristiche del Bambù gigante MOSO

E’ una graminacea gigante che raggiunge i 14/25 metri di altezza e un diametro di 8/15 cm. Essendo una specie che vive in zone a clima temperato, sopporta temperature molto basse anche inferiori a -20°C. La qualità del suo legno è migliore, per durezza e resistenza, di molti legni pregiati, tipo rovere e noce. Il rinnovo delle foglie rappresenta, per la foresta di bambù Moso una vera e propria pacciamatura e concimazione naturale: marcendo sul terreno le foglie producono humus e allo stesso tempo proteggono l’apparato radicale dal freddo e dalla siccità. I germogli completano la loro crescita diventando fusti in soli 40/60 giorni (con crescita, a volte, superiore a 1 metro al giorno). I germogli di bambù possono pesare fino a 500 gr. e rappresentano un prelibato alimento, ricco di minerali e vitamine, apprezzato dalla cucina orientale e occidentale. Le piante di bambù Moso sono dotate di naturali sostanze antibatteriche e antimicotiche, che bloccano lo sviluppo di dannosi parassiti e non richiedono l’utilizzo di pesticidi come avviene per altri tipi di culture (come ad esempio il cotone).

 

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