"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

settembre: 2017
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UMPI ed ESA: due imprese che sanno innovare

Spesso abbiamo scritto che per competere bisogna  fare tanta ricerca e innovare. Sarà allora che la crisi li ha toccati di meno ?  La risposta, abbastanza positiva, la troverete leggendo l’articolo.  Che contiene anche le indicazioni del percorso da seguire.

 UMPI Elettronica: dal punto 2.0.6 alla città intelligente

 Dal punto 2.0.6 alla città intelligente riassume la storia di questa azienda di Cattolica, fondata nel 1982 da Piero Cecchini con un altro socio, diventata leader  nel suo settore.  Che cos’è il punto 2.0.6  da cui ha preso inizio la storia ?  E’ il punto di una legge regionale che negli anni sessanta del secolo scorso obbligava tutti gli alberghi a mettere una cordicella nei bagni, da tirare per le “chiamate di soccorso” in caso di necessità.  Rifare gli impianti elettrici di tutti i bagni avrebbe comportato una spesa non indifferente. Piero Cecchini, che all’epoca faceva l’albergatore, cerca allora di studiare una alternativa e la trova nelle onde convogliate, cioè nella possibilità di trasmettere informazioni e dati attraverso i normali fili degli impianti elettrici.   Nacque, e fu il primo brevetto, la “chiamata di soccorso per bagno a onde convogliate”. Fu un successo e da li ebbe inizio la storia dell’UMPI

La città intelligente rappresenta invece l’approdo, in pratica il futuro, in parte però già presente e tecnicamente possibile.  Per la città tecnologica del futuro è già stato coniato anche un nuovo termine, di derivazione anglosassone: citymatica, una sorta di domotica (l’elettronica applicata alle abitazioni) per la città, che Cecchini preferisce tradurre in “civismatica” (da civis, cittadino).

Stiamo parlando di  telecontrollo e telegestione delle reti di illuminazione pubblica, capace di generare un risparmio energetico e di manutenzione di circa il 35% (se fosse applicato a tutti i comuni della provincia di Rimini, che per l’illuminazione pubblica spendono poco meno di 8 milioni di euro, si potrebbe risparmiare  circa 2,5 milioni di euro e l’emissione di diverse migliaia di tonnellate di CO2), di trasformazione delle reti elettriche in reti territoriali di comunicazione (perché attraverso i fili della luce, oltre all’energia, possono transitare altre informazioni, come confermano i nuovi contatori Enel che leggono il consumo a distanza), di telesorveglianza di aree cittadine,  quando motivi di sicurezza lo richiedono, di lampioni intelligenti, un prodotto innovativo sviluppato in collaborazione con Telecom Italia, che prevede l’installazione, nel palo del lampione, di telecamere, caricabatteria per veicoli elettrici, hot-spot per l’accesso a internet senza fili, rilevamento del traffico, dell’inquinamento atmosferico, del meteo, pannelli elettronici informativi per i cittadini, ecc..

In Italia il sistema di telecontrollo e telegestione dell’illuminazione pubblica è stato adottato da un centinaio di Comuni, a Rimini solo da Cattolica. Sarebbe interessante sapere se per scarso interessamento al risparmio (ma di questi tempi, con i Comuni che lamentano tagli di bilancio,  appare difficile), per ignoranza, oppure  per l’adozione di soluzioni alternative migliori. Anche perché l’investimento necessario si ripaga in 3-5 anni e la sua durata è garantita per vent’anni. 

Città tedesche, che tra l’altro hanno vinto premi per il risparmio energetico, Medina, La Mecca, Riad, sono invece alcune delle applicazioni estere del telecontrollo nell’illuminazione pubblica.

L’utilizzo della rete elettrica esistente diventa  utile anche nelle scuole e negli ospedali, come è stato per il progetto finanziato dal Ministero dell’Innovazione, e realizzato in collaborazione con il CNR, che ha consentito di collegare, senza l’aggiunta di nuovi fili, il reparto di oncologia pediatrica del Policlinico Sant’Orsola di Bologna con le classi ed i compagni di provenienza dei giovani malati, consentendo loro di seguire le lezioni e di interagire, mediante lavagne elettroniche, con l’insegnante come se fossero in aula. Una istallazione simile si prevede anche per l’Ospedale Bambin Gesù di Roma e Meyer di Firenze.

Ma non è finita, perché nel futuro c’è pure la banda larga, cioè la possibilità di collegarsi ad internet non più utilizzando i fili del telefono, ma direttamente quelli della luce. Insomma, una bella rivoluzione made in Cattolica. E tutto questo facendo passare nella normale rete elettrica “onde convogliate”.

Ha spiegarci tutto questo, con l’entusiasmo di un ventenne, anche se anagraficamente di anni ne ha sessantacinque, è il fondatore Piero Cecchini, nonché presidente del Gruppo UMPI, che riunisce, oltre ad Umpi Elettronica altre aziende della filiera, tra cui una di Morciano incaricata di produrre la componentistica.

Domanda imbarazzante per una azienda così all’avanguardia nell’innovazione, ma d’obbligo di questi tempi: come è andato il 2009 ?  Risposta di Cecchini, che considerando il clima generale ha del miracoloso: “Chiudiamo in 2009 con un aumento del fatturato del 50%. Nelle previsioni di inizio d’anno avevamo ipotizzato una crescita tra il 40 e il 70%…ci siamo fermati al 50%”.

Oltre la metà di occupati costituita da giovani laureati della provincia, prevalentemente in ingegneria elettronica ed elettrotecnica,  è inutile aggiungere che il segreto è nella continua ricerca di soluzioni innovative, dove non a caso l’Azienda investe il 15% del fatturato, avendo attivato collaborazioni con il CNR di Bologna, la Facoltà di Telecomunicazioni di Cesena, l’Università di Pisa per le applicazioni navali della tecnologia Umpi, e di recente con  la Facoltà di economia del Polo di Rimini

In totale il Gruppo UMPI ha fatturato, nel 2009, 30 milioni di euro, dando lavoro a circa 120 persone.  Per chiudere, Cecchini ha per questo territorio un altro progetto:  organizzare un festival della ricerca applicata, premiando i migliori di tutto il mondo. Anche questo sarebbe una novità. 

Nel 2010  ESA continuerà ad assumere

Esa Software,  società di informatica che produce programmi gestionali per le imprese, nasce a Rimini nel 1982 e ben presto diventa leader nazionale nel suo settore, in particolare tra le piccole imprese, vendendo le sue soluzioni software ad oltre 30 mila aziende, di ogni settore merceologico, sparse per  tutto lo stivale.

A fine  2008, quando fatturava circa 31 milioni di euro,  Esa  cede il 70% del pacchetto azionario al Gruppo 24 Ore. Operazione non completamente terminata perché l’accordo prevede opzioni di acquisto e vendita,  da parte rispettivamente del Gruppo 24 Ore e degli azionisti cedenti,  sulla quota residua da questi detenuta, esercitabili successivamente all’approvazione del bilancio 2010. Quindi manca un anno per conoscere l’assetto definitivo.

Antonello Morina, il fondatore, mantiene la carica di presidente, ma non ha  più compiti operativi.  Per il Gruppo 24 Ore, l’acquisizione di Esa Software,  rappresenta la prima fase del piano strategico finalizzato alla realizzazione del “polo italiano del software gestionale”  che già fattura 70 milioni di euro.  E questo a Rimini, nel cui intorno si è già formato un significativo polo informatico (importanti società di software, oltre ad una miriade di micro imprese,  esistono nella Repubblica di S.Marino, Bellaria, Pesaro, ecc.), non può che fare piacere, sempre a quando che chi indirizza la politica economica locale si accorga delle sue potenzialità.  Esa si è dichiarata disponibile, in particolare a dialogare con le scuole e l’Università  Il costituendo nuovo Polo tecnologico potrebbe essere l’occasione buona.

I prodotti gestionali di Esa Software, come ci spiega Lucio Luzi, Direttore Generale, che ci riceve assieme a Lorena Rigamonti, responsabile Marketing & Comunicazione,  “puntano su tre mercati diversi e contigui: le piccole e medie aziende, le grandi aziende e i professionisti (principalmente commercialisti, contabili  e consulenti del lavoro). Mercati che vengono raggiunti attraverso due canali di vendita diversi: uno diretto e l’altro indiretto. Per le Grandi e Medie aziende ci pensa direttamente Esa Software,  con le sue sei filiali sparse per l’Italia (Torino, Milano, Mantova, Bologna, Padova e Roma).  Invece delle piccole aziende e dei professionisti se ne occupano i 180 partner, la metà dei quali collabora con Esa da più di un decennio, che si prendono cura di distribuire sul territorio i  prodotti, garantendo la relativa assistenza. 

Per ultimo, Esa Software è in grado di offrire soluzioni “chiavi in mano” fornendo al cliente, oltre al programma gestionale,  anche l’hardware necessario. Una vendita, quest’ultima,  che rappresenta però solo  il 10% circa del fatturato complessivo”.

Arriviamo adesso alla fatidica domanda: come è andato il 2009 ?  Si può dire che le imprese che operano sulla frontiera dell’innovazione  hanno retto meglio alla crisi generale ?

 “Nel canale di vendita indiretto, quello affidato ai partner, continua Luzi, effettivamente il fatturato ha tenuto (anche perché il partner deve garantire un minimo di fatturato l’anno). Una flessione stimabile, perché i dati definitivi sono ancora in corso di elaborazione, in un meno 15% probabilmente lo avremo invece nel canale diretto. Ma, e questo è un segnale positivo, le imprese che non hanno investito, non significa che abbiano rinunciato definitivamente a farlo, semplicemente lo hanno differito in attesa di tempi migliori. Poi non mancano imprenditori che, nonostante tutto, non hanno invece smesso di innovare, magari attingendo a risorse proprie, dopo un diniego bancario”. 

Esa Software, per il numero di contatti che ha,  è sicuramente un buon  osservatorio per capire l’andamento dei vari comparti dell’economia. Il 2009 è stato un anno critico, ma non per tutti: “Infatti, nell’anno appena trascorso sono andati bene, tra gli altri,  il cinema e il teatro (Esa  fornisce software per la gestione di biglietterie e prenotazioni), le imprese che si occupano di energie alternative e servizi ambientali, il settore delle produzioni di oggetti in plastica (vasi per fiori, contenitori, ecc.).

In ogni caso l’Azienda non ha fatto ricorso a nessun ammortizzatore sociale tipo CIG ed ha mantenuto, nel 2009, il suo organico costituito da 256 persone, di cui un centinaio nella sede di Rimini, dove si concentra il grosso del personale  impegnato in ricerca e sviluppo, procedendo anche a qualche nuova assunzione.  Di età media piuttosto giovane (39 anni), nel 2009 è stato perfino azzerato il  tasso di ricambio  (turnover in gergo), che prima raggiungeva percentuali da due cifre. Bisogna però anche dire che l’ingresso nel Gruppo 24 Ore  è servito a rendere più prestigioso lavorare con Esa, quindi ancora più attrattivo.  

Per il 2010, nonostante il tradizionale mercato del software possa oramai considerarsi saturo,  prevediamo una crescita di fatturato, migliorando e completando la gamma dei nostri prodotti, di conseguenza anche  nuove assunzioni. Tra le lauree più gradite ci sono Informatica ed Economia e commercio, per profili soprattutto di tipo commerciale”.

L’internazionalizzazione non rientra tra i programmi di Esa Software ?  “Non abbiamo filiali estere, prosegue Luzi, ma siamo presenti in modo indiretto,  accompagnando e supportando le aziende italiane che fanno investimenti all’estero come Magneti Marelli, Alenia, Breda Menarini, ecc., in 25 paesi, dove i nostri prodotti sono stati tradotti  in 12 lingue diverse”.

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