"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
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Twinlogix: software made in Santarcangelo

di Melania Rinaldini

Gestire e controllare la propria azienda a distanza, semplicemente con un click sul proprio smartphone o tablet, riuscendo così a tener d’occhio e monitorare l’attività anche se non si è fisicamente presenti. Merito di una app (applicazione) che punta a facilitare la vita delle imprese. Si tratta di una delle tante applicazioni ideate da un’azienda di soluzioni software di Santarcangelo, la Twinlogix. Una realtà giovane, anzi giovanissima: il suo team ha un’età media di 25 anni. Abbiamo incontrato Paolo Teodorani il fondatore nel 2007 di questa impresa: “Sono il più vecchio con i miei 40 anni” scherza. Circa una decina di persone gli assunti, tra ingegneri informatici, programmatori e sviluppatori.

Come nasce Twinlogix?
“Personalmente ho sempre avuto la passione dell’IT (information technology), ma mi sono laureato in Economia. Da Santarcangelo mi sono spostato a Milano per lavoro, non nego che un po’ mi pesasse il non poter lavorare a ‘casa mia’. Poi, qualche anno fa, nasce il mio terzo figlio e decido che voglio tornare alle origini, così lascio Milano e torno a Santarcangelo. Nel frattempo mi dedico a studiare le novità nell’ambito della programmazione e nel 2007 fondo Twinlogix. Ho iniziato a lavorarci con alcuni dei ragazzi della squadra presente ora in azienda e, piano piano, abbiamo costruito progetti più ambiziosi. Tra il 2008 e il 2009 abbiamo iniziato a studiare l’I-phone e già a fine 2009 sviluppavamo su piattaforme IOS. Ovviamente abbiamo iniziato a lavorare anche su Android per essere più completi.”

Di cosa vi occupate nello specifico?
“Di consulenza e di sviluppo prodotti per migliorare il lavoro nelle aziende. Siamo soprattutto terzisti, lavoriamo per grandi aziende di cui non farò il nome per correttezza. A me piace spiegare che il nostro lavoro è difficile da capire per molti, perché passiamo ore davanti a un computer e tutto quello che facciamo è molto immateriale. Il carico di lavoro mentale è alto, mentre il lavoro fisico è praticamente assente, però siamo degli artigiani perché creiamo qualcosa da una materia prima. Uno dei nostri ambiti di lavoro è lo sviluppo di software gestionali, come quello che abbiamo presentato nel 2013, CassaNova, che è il nostro prodotto di punta”.

Di cosa si tratta?
“Di un sistema gestionale del punto vendita o dei punti vendita da mobile. E’ un programma che consente di controllare la giacenza articoli in magazzino, le vendite e altre cose da un dispositivo personale come un tablet, riuscendo così a tener d’occhio e monitorare la propria attività anche se non si è fisicamente presenti. Seguiamo per alcune importanti realtà del settore bancario e medicale applicazioni di internet banking o di rilevamento dati sulla salute del paziente. Si tratta di un lavoro molto variegato in realtà, che ci permette di affrontare i problemi di settori molto diversi tra loro.”

Avete anche clienti esteri?
“Sì, in realtà un buon 50% dei nostri clienti è straniero, soprattutto degli Stati Uniti. Mi trovo molto bene a lavorare con clienti americani, c’è molta più precisione nelle richieste, nelle risposte e nei pagamenti, il che, per come vanno le cose in Italia ultimamente, è importante per far vivere un’impresa. La cosa bella è che questo tipo di clienti non ha nessuna paura nell’affidare un lavoro ad un’azienda a migliaia di chilometri. Si tratta soprattutto di gestione di portali Web ad alto traffico, un’altra delle cose di cui ci occupiamo.”

Che riscontri ha, invece, il vostro lavoro sul territorio provinciale?
“Purtroppo c’è una scarsa attenzione agli investimenti in tecnologia, abbiamo qualche cliente al quale facciamo consulenze, ma comunque una minoranza.”

Al momento qual è il vostro prodotto di punta?
“Sicuramente CassaNova, prodotto nel quale ho reinvestito gran parte degli utili degli anni passati. Si tratta di un investimento in cui credo molto.”

Definisce il vostro lavoro “artigiano” perché create da una materia prima: come avviene questo processo creativo/lavorativo?
“Innanzitutto abbiamo molto spazio a disposizione, non ci sono uffici angusti dove dover stare seduti per forza. Ognuno può scegliere come lavora meglio, bisogna sentirsi comodi per creare. Ovviamente partiamo da una richiesta di un cliente o da un’idea che ci è sorta. Quindi c’è chi siede sul divano, chi alla scrivania. Vestiamo molto informali, addirittura se ci va togliamo le scarpe e mettiamo le pantofole. Abbiamo anche una cucina dove all’ora di pranzo prepariamo per mangiare insieme. Mi piaceva l’idea che questo posto fosse un luogo familiare perché si passa gran parte del proprio tempo al lavoro, fuori casa.”

Da ideatore di questa impresa cosa pensa la caratterizzi, oltre al clima familiare e alla giovane età dei professionisti?
“Come dicevo, l’idea che siamo una squadra. Penso che il capitale umano sia molto importante. Almeno una volta l’anno facciamo qualcosa insieme, che sia una gita o una cena, qualcosa per stare insieme. Scommetto molto sulle persone del mio team. Per questo non mi avvalgo di forme di outsourcing, ma il lavoro viene ripartito all’interno dell’azienda. Motivo per il quale ho deciso che fossero tutti assunti e che fossero tutte persone formate in zona. I ragazzi provengono quasi tutti dall’Università di Bologna, dal Polo di Cesena in particolare, che sforna davvero dei professionisti. Probabilmente, se quando mi sono laureato io ci fosse stata una realtà come Twinlogix non sarei andato a Milano.”

L’ultima scommessa?
“Si tratta dell’unica donna del nostro team, Giulia, mi pare anche la più giovane: è del 1990. È stata una scommessa davvero, ma vinta. Da lei, ovvio. Si è ambientata subito e ci dà una grossa mano per promuovere la nostra realtà in Italia e all’estero grazie alle sue competenze linguistiche.”

 

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