"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

giugno: 2018
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Turismo e migranti

Cosa c’entrano  gli immigrati  con il turismo?  C’entrano più di quanto tanti si attenderebbero. Il dimenticato, perché oscurato dalla falsa retorica dell’invasione,  decreto flussi, emanato dal Governo all’inizio dell’anno, ha autorizzato l’ingresso regolare nel nostro paese di 30 mila immigrati non comunitari, di cui 18 mila per lavori stagionali.

Tra questi lavori stagionali al turismo ne va la quota maggiore. Ma qui cominciano i  problemi: perché, come sottolineato anche da qualche associazione di categoria,  la manodopera stagionale proveniente dall’estero sta disertando la nostra riviera per dirigersi in altri lidi, a cominciare dalla Spagna.

Non è un problema di poco conto considerando che gli stagionali di origine straniera (prevalentemente dell’Est) sono quasi un terzo degli occupati nel turismo nella riviera di Rimini, ma diventano due terzi nel ravennate.  In totale sono parecchie  migliaia e se decidessero di abbandonare definitivamente la nostra riviera, ritenendo il lavoro offerto poco attrattivo, tanti alberghi e ristoranti ne sentirebbero pesantemente le conseguenze.

Può, forse, consolare  sapere che il problema non è solo locale e si estende ad altre località turistiche.  Le cronache raccontano dell’offerta di tanti tuttofare, cioè personale poco specializzato, ma pochi  qualificati.  Eppure, almeno a Rimini, le scuole di formazione in campo turistico non mancano (ogni anno escono dalle scuole turistico-alberghiere circa 300 diplomati). Poi ci sono anche tre corsi universitari che totalizzano quasi un migliaio di iscritti.

Ma la spiegazione circa la carenza di personale qualificato è piuttosto semplice e sono gli stessi albergatori a fornirla: nessuno, che possa vantare un buon percorso di studi e una discreta preparazione nel suo campo, accetta di lavorare solo per pochi mesi. Se la fa è in attesa di occasioni migliori.

Quindi il problema è completamente da ribaltare: non bisogna chiedersi perché manca personale qualificato, con commenti un po’ banali del tipo i giovani non hanno voglia di lavorare, bensì come mai le nostre strutture ricettive non sono in grado di attrarre buone professionalità, per essere anche più competitivi nei servizi che offrono.

Un lavoro precario (sono 124 le giornate lavorative nel turismo), ancorché pagato poco ( 60 euro al giorno è la retribuzione media, a fronte degli 89 euro del manifatturiero),  non può che attrarre professionalità deboli e precarie.

Se poi a questo quadro, già poco brillante, affianchiamo il nuovo (che sa molto di vecchio) che avanza, dove: “interi alberghi, ristoranti, bar e stabilimenti balneari appaltano tutto il personale, compresa la direzione del locale stesso”, come denunciato di recente dalla Consulta dei Consigli provinciali dei Consulenti del lavoro dell’Emilia-Romagna, il futuro non appare troppo roseo.

Ovviamente c’è qualcuno che pensa di ri-costruire la competitività del nostro turismo, che ripetiamo è bloccato da un ventennio,  riducendo salari e diritti di chi lavora.  Pessima idea.

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