"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

luglio: 2019
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Turismo da numeri

Le statistiche dovrebbero servire a dare conto dell’andamento di un fenomeno, in questo caso una stagione turistica, ed orientare le scelte future degli operatori, pubblici e privati. Ma cosa succede quando i numeri divergono e non di poco ?  Più che orientare confondono. Questo capita in Emilia Romagna.

Infatti, secondo l’Osservatorio turistico di Unioncamere regionale, che fa un conto tutto suo al di fuori di qualsiasi metodologia riconosciuta, nel 2018 per l’Emilia Romagna sarebbe stato un anno  record (un titolo che in verità viene riproposto ogni anno):  ben 60 milioni di pernottamenti (presenze), più 4,6%  sul 2017.

Bene direte, se non fosse che per l’Istat, il nostro Istituto ufficiale di statistica, che poi trasmette i numeri ad Eurostat, il quale  a sua volta compila i dati sul turismo in Europa,  i pernottamenti  2018 dell’Emilia Romagna si sono fermati  a meno 41 milioni, con una variazione sull’anno precedente di appena l’1,4%.  Stiamo parlando di una differenza, tra i due conteggi, del 46%.  Non proprio uno scostamento marginale da passare inosservato.

La cosa però interessante è che tutto avviene alla luce del sole: perché basta andare sul sito della Regione e, con un po’ di pazienza, si trovano entrambi i numeri. Certo, da un sito istituzionale  ci si attenderebbe una verifica un po’ più attenta delle informazioni diffuse. O  quanto meno andrebbero fornite delle spiegazioni su conteggi tanto diversi.

In Europa, stando ai pernottamenti ufficiali Istat, l’Emilia Romagna occupa la dodicesima posizione tra le regioni turistiche (in testa ci sono le Isole Canarie e la Catalogna), ma con gli altri numeri si avvicinerebbe al Veneto e salterebbe alla settima.  Per una comparazione alla pari però,  anche gli altri pernottamenti andrebbero ricontati, quindi, alla fine, l’ordine probabilmente non cambierebbe.

Anche la provincia di Rimini ha gioito perché, si è detto e scritto, dopo tanti anni ha superato i 16 milioni di pernottamenti (l’ultima volta era stato nel 2011 ed ancora prima nel 1980).  Giusto, ma i pernottamenti provinciali in più del 2018 sono stati 221 mila, pari ad un incremento di poco superiore all’1% sul 2017.  Aumento da accogliere positivamente,  ma piuttosto modesto dopo un calendario di eventi “entusiasmanti”  e titoli di giornali che ne enfatizzavano oltre misura l’esito.

I pernottamenti in più registrati in provincia sono andati:  22 mila a Bellaria-Igea Marina (+1,0%), 84 mila a Rimini (+1,1%), 78 mila a Riccione (+ 2,2%), meno di 5 mila a Misano Adriatico (+0,5%), 28 mila a Cattolica (+1,5%), un po’ più di 3 mila nell’entroterra della Valconca e Valmarecchia (+2%).

Incremento inferiore alle attese anche per i pernottamenti stranieri (+0,5%), che restano  fermi al  24% del totale e sullo stesso livello del 2017  (in Regione raggiungono il 27% , anche questa percentuale ferma all’anno prima).  Nell’ordine: tedeschi, russi, svizzeri , francesi e belgi, i turisti di nazionalità straniera che hanno pernottato di più in provincia.  Il caso del turismo tedesco è interessante: perché è calato, nel 2018, in Spagna (- 400 mila visitatori), ma anche Rimini ne ha ricevuti meno.  E’ stato, invece, un boom per la Turchia e la Grecia.

Si tenga presente, per un paragone,  che negli anni settanta-ottanta del secolo scorso i visitatori stranieri totalizzavano più di un terzo dei pernottamenti della Riviera.

 Viaggiatori per il mondo a passo di carica

Per sapere se una stagione è andata bene o male, oltre a guardare al passato, bisogna vedere anche come sono andati gli altri. Che sono i nostri competitori.

Cominciamo allora col dire che, nel 2018,  gli arrivi internazionali con pernottamenti, in tutto il mondo,  sono cresciuti del 6% (dopo il 7% del 2017), raggiungendo, con un paio di anni di anticipo sulle previsioni, 1,4 miliardi di unità.   Il mercato del turismo, quindi, continua a non conoscere crisi.

L’Europa, con 713 milioni di arrivi internazionali e un  più 6%, rimane la meta preferita. Ma vanno ancora meglio i paesi del Mediterraneo: più 7%.

In Spagna, il nostro concorrente più agguerrito, gli arrivi internazionali 2018, quasi 83 milioni, sono aumentati dell’1,1%, mentre la Catalogna, dopo le manifestazioni indipendentiste, è rimasta al palo, facendo gli stessi numeri di un anno prima (19 milioni).  In confronto ha fatto meglio l’Emilia Romagna, che ha visto crescere gli arrivi dall’estero del 3,6%.

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