"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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Turismo: alla ricerca del tedesco perduto

di Mirco Paganelli

Sprechen Sie Deutch? C’è ancora qualcuno che parla tedesco in Riviera? Se lo domandano in tanti. Gli enti di promozione del territorio hanno messo in piedi per questa primavera 2016 una campagna promozionale senza precedenti destinata ai paesi di lingua tedesca: Germania, Austria e Svizzera. Eppure tra gli esperti c’è chi si domanda quanto valga la pena investire milioni di euro in un mercato che nell’area riminese si è nel tempo ristretto. Generazione dopo generazione, gli albergatori hanno disimparato la lingua di Goethe. Poco tempo fa il direttore della Gazzetta di Parma Michele Brambilla, fedele turista della Riviera romagnola sin da quando era in fasce, ha ricordato al Ponte come i pescatori ed altri umili riminesi andassero a studiare il tedesco nel tempo libero per prepararsi alla stagione balneare negli anni in cui la città costruiva il suo mito. “Oggi si ripresenta la stessa occasione con i russi, i cinesi e gli arabi – ha aggiunto -, ma i giovani hanno poca voglia di mettersi in gioco”. Parole pesanti.

In 20 anni i tedeschi sono scesi da un terzo a un quinto dei turisti stranieri nella provincia di Rimini. Quaranta mila “Herr Fritz” in meno solcano ogni anno le nostre spiagge rispetto alle 1996. Oggi siamo a 134 mila villeggianti. Gli austriaci sono stabili a quota 25 mila mentre gli svizzeri sono raddoppiati (79 mila) divenendo il terzo mercato straniero di riferimento dopo tedeschi e russi. Il filone germanico si compone così di 238 mila visitatori. “È il primo anno che mettiamo in campo una simile promozione turistica nei paesi di lingua tedesca, e in cantiere ci sono progetti per i prossimi due anni”. Ad annunciarlo è il direttore di Rimini Reservation Eugenio Angelino, la cui società è in prima fila nel promuovere il marchio Romagna in Germania, Austria e Svizzera insieme ad Apt e Comune di Rimini.
In che cosa consiste l’operazione? Una campagna televisiva di spot pubblicitari da 1 milione di euro sta andando in onda su svariate TV tedesche mentre scriviamo. È il momento giusto – spiegano da Apt – perché è il periodo in cui le compagnie aeree decidono i voli per l’estate. E poi ancora è stato installato all’interno di un centro commerciale bavarese da 3 milioni di visitatori l’anno un padiglione espositivo sul tema Romagna. Con Google e YouTube è stata poi avviata una partnership da 250 mila euro che comprende banner pubblicitari e video personalizzati. Nuovi portali web in lingua tedesca consentono infine di raccogliere i pacchetti viaggio romagnoli con la speranza – magra – di competere con il gigante Booking.
“Era dal 1999 che nelle TV tedesche non correva uno spot sulla Romagna”, ricorda il direttore di Apt Servizi Emanuele Burioni, “abbiamo aspettato anche troppo”. E aggiunge: “A scanso di equivoci il mercato tedesco è sempre stato quello di riferimento per il nostro territorio, più di quello russo”. Ma è davvero così?

Quello dei paesi di lingua tedesca è un mercato che è sceso nella seconda metà degli anni 90 e nei primi anni duemila, e che è tornato a crescere dal 2009 nonostante la crisi. Dopotutto in questi paesi il tasso di disoccupazione è stato quello che ha retto meglio la recessione europea: un bacino di consumatori, dunque, che è giusto non sottovalutare. C’è però chi si domanda se abbia senso investire così tanto sui tedeschi dato che, conti alla mano, rappresentano, in termini di arrivi, solo il 4 per cento di tutto il turismo riminese. Se dal ’96 ad oggi i turisti totali sono cresciuti di un milione tondo, la fetta dei bavaresi-and-company si è invece contratta di un quinto.
“Il 20 per cento dei turisti riminesi è straniero. Di questi, il 20 per cento è tedesco – fa i conti Aureliano Bonini, analista e fondatore di Trademark Italia -. Se anche aumentassimo del 30 per cento l’arrivo dei tedeschi grazie alla pubblicità, quanti turisti in più porteremmo mai sul nostro territorio?”. La risposta è qualche decina di migliaia. C’è chi dice “spiccioli” rispetto ai 2,7 milioni di turisti italiani a Rimini, e chi dice “meglio di niente”. Ma qualche decina di migliaia di letti occupati in più valgono un milione di euro e oltre di investimenti?
“Un tempo avevamo il 50% di turisti tedeschi”, ricorda Bonini, “poi gradualmente, con l’arrivo di altre destinazioni, sono scomparsi. Nel Veneto vanno ancora forte. E perché? Lì trovano ancora scritto ‘apotheke’ sulle farmacie. Fra i nostri giovani albergatori, invece, c’è un problema culturale, non sanno il tedesco. E non sono come i loro predecessori che mangiavano coi clienti (ed erano più poveri di loro)”.
Ma i problemi non finiscono qua. “Se si continua a dar via camere a 12 euro a notte, i prezzi scendono. Per quest’anno attendiamo un miglioramento delle presenze, ma nel lungo periodo lo scenario non è dei migliori perché non siamo più competenti”. In che senso? “Il problema di Rimini sono gli alberghi. Aria condizionata, ascensore e piscina devono essere la normalità e non un optional; qua chi ha un giardino non ha il parcheggio e viceversa; e far dormire una famiglia di quattro persone nella stessa camera da letto non rispecchia i confort di casa. In questo modo non si offre una fabbrica di soddisfazione”.

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