"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Troppe case e troppi senza casa

L’Azienda Casa Emilia Romagna per la provincia di Rimini (Acer),  che tuttora gestisce in proprietà circa 2.500 alloggi (contro gli oltre 4 mila a testa di Forlì e Ravenna)  ad un canone medio di 137 euro, rende noto, a fine 2015, che in lista d’attesa per avere un alloggio popolare ci sono 2.300 famiglie. Dato che nel 2016 è prevista la consegna di 76 nuovi alloggi (58 a Rimini, 4 a Montefiore e probabilmente altri 14 a Cattolica), vuol dire che con questo ritmo gli ultimi della graduatoria potranno aspirare ad aver un alloggio tra  trentacinque-quarant’anni.  E’ anche verosimile che se i tempi non fossero così lunghi, quindi scoraggianti, le domande per un alloggio a prezzo contenuto sarebbero certamente più numerose.

A giudicare da queste lunghe liste di attesa sembrerebbero mancare le abitazioni, ma non è così.  Tutto il contrario. L’ultimo censimento del 2011 ha infatti contato, nei 26 comuni che fanno parte della provincia di Rimini, 164 mila abitazioni, tra occupate e non, a fronte di 136 mila famiglie. Con una differenza, quindi,  a vantaggio delle abitazioni, di 28 mila unità.  In realtà, le abitazioni non occupate, oppure occupate da non residenti, sono ancora di più: 32 mila, e rappresentano il 19 per cento del totale. La stessa percentuale del censimento precedente (2001), ma un po’ meno del 22 per cento del 1981.  Comunque un discreto numero. Sicuramente incidono le residenze turistiche: infatti si trovano lungo la Costa i quattro quinti delle abitazioni non occupate.

Data questa abbondanza di abitazioni trovarne una a prezzi economici non dovrebbe costituire un problema. Ma non è così. Per due ragioni piuttosto semplici: la prima, le abitazioni turistiche non sono disponibili per un affitto annuale (al massimo sono date a studenti, con l’obbligo di lasciarle durante il periodo estivo); secondo, costruire abitazioni a basso prezzo non conviene ai costruttori, che cercano margini maggiori.  Sarà così anche per i cento appartamenti previsti nell’area della ex Fiera di Rimini: nessun senza casa ci potrà andare.

Con un mercato siffatto, giovani coppie, lavoratori precari o disoccupati, famiglie immigrate e tutte le categorie economicamente deboli sono di fatto escluse dal bene casa, tanto per l’acquisto come per l’affitto.  Non è un caso se in Italia è senza un alloggio  idoneo il 10 per cento della popolazione, il doppio della media dell’Unione Europea. Privazione che nei Paesi nordici colpisce appena il 2-3 per cento della popolazione.

Questo spiega la necessità che sia il Pubblico a farsene carico con investimenti adeguati.   Una iniziativa che si ripete da qualche anno riguarda il sostegno alle giovani coppie, con bandi emanati dalla Regione Emilia Romagna che mette a disposizione contributi economici, in media 25 mila euro, per l’accesso alla prima casa: in provincia di Rimini ne hanno usufruito 11 giovani coppie nel 2014 e 10 nel 2015.  Una buona iniziativa, ma sempre una piccola goccia nel mare del bisogno.

Visti i numeri e la carenza delle risorse pubbliche forse andrebbero sperimentate altre modalità di accesso alla casa come il “social housing” (abitazioni sociali) o l’autocostruzione, formula in cui  il privato investe di suo, con denaro ma soprattutto mettendoci  il lavoro.  Una esperienza di questo tipo è stata realizzata a San Giovanni in Marignano, ma non ha avuto seguito, anche per la scarsa collaborazione dei Comuni.

E’ di poche settimane la notizia che un esperimento di social housing verrà portato avanti a Cesena, nell’area del vecchio mercato ortofrutticolo della città, dove verrà ospitato un nuovo quartiere di social housing tecnologico in classe A, con 342 unità abitative, immerse in un grande parco, integrato con servizi di mobilità, dalle piste ciclabili ai posteggi interrati. Spesa prevista: 53 milioni di euro.   Anche nel comune di Rimini, zona Celle, c’è l’area del vecchio mercato ortofrutticolo inutilizzata, chissà che l’esperimento di Cesena non possa essere contagioso.

Gli sfratti

Intanto gli sfratti, dallo scoppio della crisi nel 2007 ad oggi,  procedono a ritmo serrato:  tanto quelli richiesti che  quelli effettivamente eseguiti sono raddoppiati,  e in 9,6 casi su dieci è la morosità, cioè l’impossibilità di pagare, la motivazione principale.

Le compravendite

In discesa, in provincia di Rimini, anche le compravendite di immobili per uso abitazione: erano quasi 5 mila nel 2007, sono diminuite a poco più di 2 mila a fine 2014, con un calo del 57 per cento. E’ andato leggermente meglio il Comune di Rimini, il capoluogo, dove le compravendite di immobili, nello stesso periodo, si sono contratte solo del 47 per cento.

Sfidando tutte le attese, nonostante il consistente calo delle compravendite  i prezzi non sono  diminuiti:  nel Capoluogo Rimini un’abitazione si vendeva al prezzo medio di  2.509 €/mnel 2008,  e si è venduta  a 2.496 €/mnel 2014.  Praticamente la stessa quotazione.  Il prezzo risultato dell’incrocio tra  offerta e domanda, come sostengono tanti economisti, non pare proprio funzionare. Soprattutto in discesa.

Intanto l’Istat segnale che nel terzo trimestre 2015 l’indice dei prezzi delle abitazioni è diminuito del 2,3 per cento rispetto allo stesso periodo del 2014. Un po’ meno del trimestre precedente.

 

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