"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

settembre: 2017
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Tremonti: una manovra senza crescita

“Dall’avvio della ripresa, nell’estate di due anni fa, l’economia italiana ha recuperato soltanto 2 dei 7 punti percentuali di prodotto persi nella crisi. …Nel corso dei passati dieci anni il prodotto interno lordo è aumentato in Italia meno del 3 per cento; del 12 per cento in Francia, paese europeo a noi simile per popolazione. Il divario riflette integralmente quello della produttività oraria: ferma da noi, salita del 9 per cento in Francia. Il deludente risultato italiano è uniforme sul territorio, da Nord a Sud. Se la produttività ristagna, la nostra economia non può crescere……Le retribuzioni reali (cioè al netto dell’inflazione NdR) dei lavoratori dipendenti nel nostro paese sono rimaste pressochè ferme nel decennio, contro un aumento del 9 per cento in Francia; i consumi reali delle famiglie, cresciuti del 18 per cento in Francia, sono aumentati da noi meno del 5 per cento, e solo in ragione di una erosione della propensione al risparmio (in pratica, smettendo di risparmiare NdR). La nostra produttività ristagna perché il sistema non si è ancora bene adattato alle nuove tecnologie, alla globalizzazione” (dalle Considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia M. Draghi del 31 maggio 2011).

Con la crisi la Germania ha perso circa quanto l’Italia,  ma oggi viaggia ad un ritmo di crescita superiore al 3 per cento ( nel primo quadrimestre 2011 il Pil tedesco, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso,  è cresciuto del 4,8 per cento contro appena l’1 per cento dell’Italia)   e ha bisogno di richiamare ingegneri dall’estero. In Italia invece la disoccupazione, nel primo trimestre 2011, è salita all’8,6 per cento (- 160 mila occupati sul trimestre precedente) e quella dei giovani tra 15 e 24 anni  al 28,8 per cento.

Nel 2010 la ricchezza (il Pil) per abitante dell’Italia, a parità di potere d’acquisto, è sulla linea delle media UE-27 e 13° nell’Europa. Quello della Germania è 19 punti sopra e della Francia 7 punti.  Dal 2001 al 2010 l’Italia, tra i paesi sviluppati, è l’unico ad avere avuto una variazione di Pil per abitante negativa (quello di Germania e Gran Bretagna è cresciuto poco meno dell’1 per cento annuo), cioè gli italiani sono diventati più poveri. Un risultato che ci posiziona al 167 mo posto su 179 paesi nel mondo.

Quali le cause ?  Poca innovazione, ricerca, assenza di una politica industriale e dei servizi, ambiente (giustizia compreso)  non favorevole a nuove e vecchie imprese.

Alcuni esempio possono rendere l’idea: la Germania investe in ricerca il 2,8 per cento del Pil, e tra il 2005 e il 2008 questa voce di spesa è aumentata del 21 per cento, più un altro 6 per cento del 2009. L’Italia  è ferma al 1,2 per cento,  la più indietro in Europa assieme alla Spagna.

Gli addetti alla ricerca sono 6 ogni mille abitanti in Germania (4,7 in Europa-27), 3,5 in Italia. Dietro ci sono solo Portogallo e Grecia.

In Italia,  le imprese innovatrici, con almeno 10 addetti,  sono 34,6 per cento, decisamente al di sotto della media Ue27 (38,9).  Fanno molto meglio Germania, Belgio, Finlandia, Austria, Lussemburgo, Estonia, Irlanda, Danimarca e Svezia dove la quota delle imprese innovatrici è compresa tra il 63 e il 45 per cento circa del totale.

Non deve quindi sorprendere se nella classifica dell’innovazione stilata dal  European Innovation Scoreboard 2009 l’Italia è solo al 22° posto.

Uno studio del Consiglio d’Europa del 2005 è arivato alla conclusione che in caso di una disputa contrattuale (giustizia civile) in Italia ci vogliono 1.210 giorni (3,3 anni) per risolvere la disputa, contro i 229 della Gran Bretagna e i 331 giorni della Francia.

Il Governo taglia gli investimenti per l’istruzione dimenticando che l’Italia spende il 4,7 per cento del Pil, come la Germania  (i dati si riferiscono al 2006 e nel 2009 la Germania ha stanziato ulteriori 12 miliardi di euro per l’istruzione e la formazione),  ma meno della media europea (5,1 per cento) e un punto percentuale sotto la Francia.

Per concludere: l’Italia è, con la Grecia, il paese dove è più difficile fare impresa. Gran Bretagna e Danimarca dove è più facile.

Se questo sono le principali ragioni del ritardi italiano c’è qualcosa nella manovra del Governo che cerca di rimediare a qualcuna di queste criticità ?   La risposta è NO.  La manovra predisposta da Tremonti non solo quindi (vedere altro articolo) continua a spostare risorse dai ceti medi e meno abbienti e quelli più facoltosi, ma non affronta nessuno dei ritardi che tengono l’Italia frenata, senza crescita e senza lavoro, soprattutto per i giovani.

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