"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

novembre: 2017
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Tecnopolo: una questione di (poco) feeling

Secondo il presidente del Polo Scientifico Didattico di Rimini, Giorgio Cantelli Forti, se la ricerca universitaria si presenta per lo più come una ricerca di base, con il Tecnopolo Rimini mira ad ottenere “una ricerca applicata che servirà come know how per le nostre imprese”. Certo, perché la struttura prevista in via Dario Campana non rimanga una cattedrale nel deserto serviranno commesse.

Le imprese del territorio cosa si aspettano da questo polo tecnologico? Lo abbiamo chiesto al presidente di Confindustria Rimini Maurizio Focchi.

Presidente, innanzitutto, quanto siete stati coinvolti nel progetto?

“Le facoltà che sono incardinate sul Polo di Rimini, tranne quella della moda, non sono coerenti con la maggior parte delle tipologie delle imprese del nostro territorio. La stessa considerazione può essere fatta per il polo tecnologico.

Siamo a conoscenza dell’offerta del Polo e nei mesi scorsi, come Confindustria Rimini, abbiamo organizzato un incontro di presentazione con l’obiettivo di fare conoscere ai nostri associati le opportunità che potrebbero essere offerte dal Polo. In particolare la proposta fatta in quell’occasione è che il Polo stesso organizzi presso le aziende monitoraggi e check up gratuiti proprio su innovazione e ricerca”.

E’ vero che c’è disinteresse, come lamentato dal direttore del Dipartimento di Scienze della Qualità della Vita, il Prof. Giovanni Matteucci?

“Riteniamo che non si tratti di una questione di disinteresse, ma le imprese operano seguendo finalità orientate al business e l’offerta del Polo, salvo poche eccezioni, come abbiamo già detto, non è coerente con le esigenze delle aziende del territorio”.

Concludendo, cosa si aspetta Confindustria Rimini da questa struttura? Prevede un forte utilizzo dell’attività di ricerca del Tecnopolo da parte delle imprese riminesi dei settori interessati?

“Anche ricerca ed innovazione hanno un loro mercato e per sviluppare e vendere il prodotto occorre andare nelle imprese a promuovere la propria offerta. Come Confindustria Rimini siamo disponibili a fare in modo che questo avvenga fornendo tutto il supporto necessario”.

Un’apertura arriva anche dal presidente provinciale di CNA Industria Fabrizio Moretti.

“Abbiamo organizzato due incontri, l’ultimo lo scorso novembre, per presentare ai nostri associati le opportunità offerte dal Tecnopolo – spiega Moretti -. Tre imprese hanno avviato contatti sia col Prof. Tumiatti che con il Prof. Morselli. In questo momento, più che mai, ci dobbiamo muovere in tutte le direzioni per creare sinergie tra mondo dell’impresa e Università. Lo sviluppo tecnologico è una delle poche carte che possiamo giocare per uscire da questa crisi”.

Più critico il giudizio del presidente di Api Rimini Massimo Colombo che pur ribadendo l’importanza del fare ricerca dice di trovare una collaborazione più proficua con altre Università italiane.

“La parte più consistente del nostro manifatturiero è rappresentata dall’elettronica e dalla meccanica e i riferimenti universitari più vicini, in tal senso, sono Bologna, Ancona e Camerino. Bisogna fare uno sforzo, a livello di territorio, per portare anche a Rimini una facoltà di Ingegneria”.

L’auspicio è che questo Tecnopolo, per il quale il presidente di Api Rimini afferma di non essere stato ancora coinvolto come associazione, “diventi il punto di riferimento per studenti qualificati e che questi ultimi possano, a loro volta, essere di supporto alle imprese del territorio”.

Il futuro del Tecnopolo si giocherà molto sulla capacità di fare comunicazione e di convincere gli imprenditori riminesi a una maggiore collaborazione. Ma perché l’incontro si concretizzi è necessario anche bussare alla porta, azienda per azienda. Solo così la struttura di via Dario Campana non resterà una cattedrale nel deserto.

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