"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Tecnopolo: da spettatori a protagonisti

di Alessandra Leardini

In 1500 metri quadrati sorgeranno due laboratori: uno dedicato a eco-design industriale, recupero di materiali e di energia dal ciclo di vita dei rifiuti, produzione sostenibile e gestione del ciclo di vita dei prodotti. L’altro incentrato sulle tecnologie più innovative per la moda. E’ il risultato della partita giocata in regione sui tecnopoli che andranno a formare la nuova grande rete per l’alta tecnologia da Rimini a Piacenza. Torniamo a parlare del progetto regionale che finora ha visto coinvolti, a livello locale, il Polo universitario di Rimini e il Comune capoluogo (dove avrà sede il tecnopolo, più precisamente nell’area dell’ex Macello di via Dario Campana, a due passi dal centro storico) con il sostegno della Provincia. Perché altre realtà pubbliche (basti solo pensare a tutti gli altri Comuni del Riminese o alla Camera di Commercio) e private (a cominciare dalle associazioni di categoria) non hanno collaborato a questa prima fase di ideazione? E perché, guardando il bicchiere mezzo vuoto, Rimini ha ottenuto poco, molto poco, rispetto ad altre province? Si parla per adesso di 16 nuovi ricercatori arruolati e di 27 persone part-time. Solo per fare qualche confronto, a Forlì-Cesena i tre laboratori dedicati ad avionica, agroalimentare e informatica, occuperanno 9.000 mq e impiegheranno 66 persone. Ferrara, con quattro laboratori, conterà su 12.300 metri quadri e ben 229 ricercatori.

Potevamo ottenere di più?
Difende a spada tratta il progetto il presidente del Polo Scientifico Didattico di Rimini, Giorgio Cantelli Forti. “Abbiamo ottenuto ben due laboratori e ancora molte cose sono da definire nei prossimi sei mesi, che saranno cruciali per l’implementazione del polo tecnologico. La ricerca universitaria è una ricerca di base, con il tecnopolo si mira ad ottenere una ricerca applicata che servirà come know how per le nostre imprese”.
E’ anche vero però che a bando regionale ancora aperto, si parlava per Rimini di un Polo tecnologico più esteso, che avesse a che fare non solo con il ciclo dei rifiuti, il design e il sistema moda ma anche con la multimedialità, il settore salute-stile-benessere (per il nuovo polo termale della Novarese a Miramare).
Il risultato di due laboratori che tra l’altro occuperanno la superficie più piccola tra tutti quelli approvati in regione, soddisfa le aspettative delle imprese riminesi? E, soprattutto, va incontro alle loro esigenze di crescita e innovazione?
“L’innovazione e la formazione collegata all’innovazione – questa la risposta del presidente di Confindustria Rimini, Maurizio Focchi – sono cose in cui crediamo molto e sulle quali puntiamo anche come Confindustria. Potevamo ottenere di più? Forse sì. C’è da dire che il settore manifatturiero nella nostra provincia è una componente molto importante. Senza togliere nulla al turismo, c’è da dire che il manifatturiero andrebbe considerato di più. Se ragioniamo in termini di valore aggiunto e di retribuzioni che arrivano alle nostre famiglie, il manifatturiero incide per il 40 per cento. Certo, in altre province emiliano-romagnole la percentuale è più alta e rispetto ad altre province siamo piccoli. Ma forse in questa partita dei tecnopoli siamo troppo piccoli”.
A questo punto, cosa auspicare?
“Vediamo positivamente quello che comunque è stato fatto. E crediamo molto nella collaborazione di rete – aggiunge Focchi -. Come imprese, non abbiamo solo esigenze nel campo della moda o del ciclo di vita dei rifiuti, settori interessati dai due laboratori che abbiamo ottenuto. Ci interessano anche altri campi, pensiamo alla meccanica in particolare. Speriamo che ci sia uno scambio con i tecnopoli delle altre province per creare delle sinergie”.
Le imprese riminesi allora potranno contare anche sulle attività di ricerca applicate negli altri tecnopoli fuori provincia? Ne è convinto il professor Luciano Morselli, presidente del Corso di Laurea in Tecnologie Chimiche per l’Ambiente e per la Gestione dei Rifiuti. “Il laboratorio dedicato alle tecnologie innovative per la moda – Morselli porta un esempio – è inserito nel centro interdipartimentale della meccanica e dei materiali”.

La fatica di fare sistema
Altro quesito: perché tra i Soggetti promotori e di supporto del Tecnopolo di Rimini figurano solo l’Università, il Comune e la Provincia di Rimini? Come mai tutti gli altri soggetti  economici ne sono rimasti fuori?
Parla a nome delle imprese riminesi Maurizio Focchi: “Fino a questo punto siamo stati spettatori, attenti ma comunque spettatori. Da questo momento in poi, nella messa in pratica del progetto, è importante anche per noi essere protagonisti. Speriamo e aspettiamo quindi di essere coinvolti a pieno titolo. Facendo il presidente a Rimini ho avuto modo di vedere il rapporto che Confindustria ha, in altre province, con le altre istituzioni del territorio e devo dire – osserva Focchi – che dobbiamo imparare da altri la capacità di fare gruppo e sistema”.
Cosa è mancato allora in questa prima fase?
“Siamo partiti con le forze che avevamo – replica il presidente del Polo Scientifico Didattico riminese – e da alcuni rapporti personali con le imprese. Finora l’importante era accendere i motori e partire. In futuro punteremo al coinvolgimento futuro di tutte le realtà imprenditoriali”.
Di certo, quella del polo tecnologico sarà un’occasione importante anche per migliorare i rapporti tra Università e imprese locali in termini di innovazione e formazione.
“Siamo stati tra i soci fondatori dell’Università – sottolinea il presidente di Confindustria Rimini – e finora anche buoni finanziatori. Ora che il Polo è cresciuto, sentiamo la necessità di rapporti più finalizzati nell’ambito della formazione e delle ricerche specifiche su oggetti che interessino in primo luogo le aziende del nostro territorio”.

I tempi
Per le esigenze della aziende, che stanno affrontando una difficile situazione, quali sarebbero i tempi ottimali per la realizzazione del tecnopolo di Rimini?
“In un momento di crisi come questo – conclude Focchi – l’esigenza principale è quella di stringere i tempi, in modo da partire con il polo tecnologico entro il 2010”.
Sarà possibile rispettare i tempi che chiedono le aziende affamate di innovazione e ricerca?
“I prossimi sei mesi, una volta approvati i programmi di ricerca, i centri interdipartimentali e i tecnopoli – spiega il professor Morselli – sarà possibile passare all’implementazione. Da giugno, massimo settembre, si comincerà a lavorare concretamente”.

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