"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Spiagge e concessioni

L’Italia ha un litorale di 7.400 chilometri,  fatto di spiagge sabbiose (il 50% circa), dune e coste rocciose. Su questa estensione operano, in regime di concessione, 5 mila stabilimenti balneari disseminati lungo tutto il perimetro dello stivale, isole comprese.

 Seppure frutto di un censimento parziale, un quadro verosimile della situazione generale ce lo può dare la ricerca della Società Nazionale di Salvamento che nel 2005, in collaborazione con la Protezione Civile, ha preso in esame il territorio di 632 comuni, scoprendo che: dei circa 2420 chilometri di costa balneabile analizzati (su un totale nazionale balneabile di circa 4 mila chilometri), 915 sono spiagge in concessione, mentre 1329 sono spiagge libere e 178 sono invece i chilometri di litorale attrezzato.

La regione leader per numero di stabilimenti è la Liguria, dove su 135 chilometri solo 19 sono “liberi” e tre attrezzati. Segue l’Emilia Romagna dove 80 chilometri su 104  (78%) sono occupati da  bagni privati: la sola provincia di Rimini, su 40 chilometri di costa,  ha la bellezza di circa 700 bagni, più di un terzo solo nel Capoluogo.

A giudicare dalle cifre non si può certo dire che il prezzo che il concessionario paga allo Stato per ottenere l’uso di un bene che è di tutti  sia molto esoso: anche se i dati risalgono a metà degli anni duemila, quindi sicuramente ci sarà stato qualche aggiornamento,  stiamo parlando di poco più di un euro a metro quadrato.

Ricordiamo che la legge in vigore dal 2007, per un’area scoperta, tipo la spiaggia, classificata come Categoria “B”, che vuol dire a “normale” valenza turistica (a Rimini solo la spiaggia del Grand Hotel rientra nella categoria A e paga 1,86 a metro quadrato. La scelta della classificazione dipende dalla Regione),  prevede un canone annuo di 0,93  euro per metro quadrato, che al massimo può raggiungere 2,65 euro al metro quadrato se trattasi di area occupata con impianti di difficile rimozione (tipo fabbricati).

Questo porta a pensare che anche quando si propongono aumenti percentuali a due cifre, non va dimenticato il punto di partenza. Se per un metro quadrato di spiaggia lo Stato chiede due euro anziché uno,  l’aumento è del cento per cento, ma sempre di poca cosa si tratta. 

A Rimini, il Marina Grande di Viserba e il Lido di San Giuliano  per più di dieci mila metri quadrati pagano tra 15 e 20 mila euro l’anno (1,5-2 euro al metro). A Rimini Nord la maggioranza degli stabilimenti balneari versa tra 2 e 5 mila euro l’anno. Tra 8 e 10 mila euro si paga invece a Rimini Sud, dove però le superfici sono più grandi. 

Si calcola che il prezzo medio della concessione per uno stabilimento  in Italia non arrivi ai 4 mila euro.  Non va peggio agli altri concessionari: un chiosco per un paio di metri quadrati coperti paga appena 300 euro, mentre un ristorante con 200 metri quadrati coperti poco più di 430 euro.

Nel 2009 lo Stato ha incassato con le sue spiagge circa 100 milioni di euro, che fanno 25 euro per chilometro di costa balneabile, cioè 0,025 euro per metro lineare.  In Emilia Romagna un po’ di più: 88 mila euro per chilometri di costa, seguita dal Veneto con 67 mila euro, in coda la Calabria con meno di 7 mila euro.

 E’ pur vero che ultimamente alcune attività, soprattutto  quelle collocate in zone portuali, si sono viste richiedere cospicui aumenti (qualcuno è passato dal dover pagare 2 mila a più 90 mila euro), anche retroattivi, pare perché l’area di un porto viene valutata diversamente da una spiaggia, col risultato però che due attività a poche decine di metri di distanza possono pagare cifre  sensibilmente differenti. Non proprio il massimo per una sana concorrenza. In ogni caso la materia è oggetto di ricorso al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) e non resta che attendere la sentenza. Resta sempre il fatto che chiedere cifre retroattivamente, indipendentemente dal merito, non è un buon sistema, perché una impresa  fissa i suoi prezzi in base ai costi, che deve conoscere prima e non dopo.

 L’imposta di concessione viene riscossa dai Comuni, che ne trattengono il 5%,  mentre il 10%  va alla Regione e tutto il resto allo Stato centrale.  Questa, cioè la ripartizione degli introiti,  sicuramente  è una delle ragioni dello scorso impegno degli Enti locali a pretendere di più.

Stante la situazione il costo del canone incide per lo 0,1% dei ricavi nello stabilimento più ricco, il Twiga di Flavio Briatore a Marina di Pietrasanta, e poco più del 6% al  Maestrale di Rimini. 

 Per rimediare ad una situazione di palese sotto utilizzo di un bene pubblico, nel 2003 il Governo di centrodestra triplicò i canoni (da 1 a 3 euro non sarebbe stato poi così tanto !) ma la reazione degli interessati fu molto forte, così la finanziaria del 2007 del Governo Prodi annullò tutto: anche le sanzioni sull’evasione. L’Unione Europea recentemente ha chiesto un aumento dei canoni demaniali, ma il Governo in carica, forse memore dell’esperienza, ha rimandato tutto al 2015.

Costando, la spiaggia, così poco ai concessionari, i prezzi dovrebbero essere piuttosto competitivi, ma non sembra che le cose stiano così. Secondo il Codacons, una associazione di consumatori, in Italia uno stabilimento balneare di medio livello costa 37 euro al giorno, quando in Croazia, a parità di servizi, si spendono mediamente 20 euro, in Grecia 23, in Spagna e Turchia 25. Solo Francia e Germania sono più cari.

 Ora su questa realtà si è abbattuta la scure della direttiva europea Bolkestein (dal nome del Commissario europeo al mercato interno della presidenza di Romano Prodi), presentata dalla Commissione europea nel febbraio 2004  e approvata definitivamente nel 2006. Quindi non recentissima, ma che  in Italia è stata recepita solo nel marzo del 2010. Cosa dice questa direttiva ?  Che rappresentando i servizi il 70% dell’economia europea e una loro maggiore liberalizzazione, introducendo più concorrenza, darebbe una mano alla crescita e all’occupazione, iniettando più  dinamismo.   Tradotto, nel nostro caso vuol dire che anche tutte le concessioni demaniali vanno messe in gara, per essere affidate al migliore offerente. E le gare non sono locali, ma europee.  Un cambiamento forte rispetto la situazione attuale dove spesso un pezzo di spiaggia si eredita di padre in figlio ed è difficile, per un esterno, anche se capace e con idee innovative, poter entrare.  Un settore che ha quindi delle barriere di ingresso molto alte. E dove un subentro, cioè la vendita di una concessione può arrivare a valere, a Rimini, anche più di un milione di euro.

Con una maggiore concorrenza sicuramente anche lo Stato, e col federalismo demaniale gli Enti locali,  incasserebbe di più. Ma, come la stampa ha ampiamente riportato, le resistenze degli interessati sono tenaci e fanno rumore. Purtroppo gli interessi dei cittadini meno, i quali hanno anche meno difensori.  Al momento la situazione è stata congelata fino al 2015, data in cui, per non violare la direttiva europea, tutto dovrà essere messo in gara, anche se non manca chi propone di uscire, cosa impossibile, dalla direttiva Bolkestein.

 BOX 1

 “Di demanio pubblico

Dalla trasmissione televisiva Report  del 16 maggio 2010

 Sono interessanti questi dialoghi. Le situazioni sono diverse, ma l’impressione che il Demanio, cioè lo Stato, che deve curare gli interessi di tutti i cittadini, faccia un cattivo uso dei suoi beni, pur essendo pieno di debiti, ne esce ampiamente confermata.  Ed anche sulla durata delle concessioni, di cui si è tanto discusso negli ultimi tempi, quando sembrava fosse portata a 90 anni (tre generazioni), poi improvvisamente riportata a 20 anni, bisogna dire che, sperando siano delle eccezioni,  un tempo così lungo esiste già  in Sicilia, dove la società Mondello Immobiliare Italo Belga ha in concessione l’arenile dal 1911, un secolo.  Ma a Formentera, in Spagna,  si fanno le gare ogni quattro anni.  E sulle spiagge spagnole non vanno meno turisti che in Italia. 

  Sulla spiaggia di Ostia

 Giornalista: Volevo solo fare un bagno.

Addetto all’ingresso: Si, ma dove ti metti? L’asciugamano dove lo metti? Sul bagnasciuga non ci puoi stare, devi stare a 5 metri…

Giornalista: E per farmi un bagno non posso andare lì, spogliarmi, fare un bagno e andare via?

Addetto all’i n gr esso: No, non puoi spogliarti e mettere la roba lì, questo è il discorso.

 Giornalista: Se uno si ferma con l’asciugami?

Bagnino: E no, gli devo dire di andare alla spiaggia libera, che tra l’altro è a 15 minuti da qua, un chilometro e due, ci vuole.

Giornalista fuori campo: Poteva andare peggio perché a Forte dei Marmi, tra le due spiagge libere più vicine ci sono 5 chilometri di cammino. Perché la spiaggia è demaniale, ma se non paghi il tuo posto è qui, nel ghetto dei bagnanti. Il risultato è che in Versilia lo stabilimento Twiga, che legittimamente affitta i lettini a 250-300 euro al giorno, ha ricavi per 4 milioni di euro e paga 14 mila euro di canone, due euro e quaranta per metro quadrato di spiaggia. Mentre il Lido Greg, in fondo una strada sterrata a 60 chilometri da Palermo, a metà agosto è mezzo vuoto, affitta ombrellone e due lettini a 15 euro e paga un 1,60 al metro quadro.

 Gestore spiaggia abusiva: No, siamo abusivi.

Giornalista: In che senso?

Gestore spiaggia abusiva: Sono abusivo da vent’anni!

 …..invece a Formentera, nelle isole Baleari, Spagna

 Assessore  ambiente di Formentera: Ogni quattro anni si fa una gara pubblica e le persone che possono vantare un’esperienza pregressa di almeno 3 anni con la gestione di un’attività simile, possono partecipare a questa gara.

 Giornalista: Il calcolo del prezzo che devono pagare è uguale per tutti?

Assessore  ambiente di Formentera: No, non è uguale per tutti. Evidentemente non tutti i chioschi pagano lo stesso, perché ci sono posti dell’isola che sono posti più isolati o con un’accessibilità più bassa e poi ci sono posti dove va più gente. E allora si fa un po’ di differenza.

Giornalista fuori campo: Il prezzo del canone, dipende dal posto. E’ proporzionato alla redditività, e non c’è nessuna paura di mostrarlo.

Responsabile spiagge del Comune di Formentera: Sì, sono in internet, vengono pubblicati sia sulla pagina ufficiale del Comune e soprattutto, sono pubblicati nel bollettino ufficiale e quindi possono essere consultati…

Giornalista: Quindi posso vederli proprio su internet?

Responsabile spiagge del Comune di Formentera: Sì, sì, sì.

Giornalista: Ma non sono argomenti riservati, di privacy?

Responsabile spiagge del Comune di Formentera: Assolutamente no. Anzi il massimo della trasparenza è una cosa normale, assolutamente,  soprattutto in Spagna.

 Giornalista: Un altro dei problemi in Italia è l’accesso alla spiaggia. Dove ci sono gli stabilimenti, questo è come uno stabilimento il tuo, no?

Gestore stabilimento: Sì.

Giornalista: E’ uno stabilimento. Ma davanti alle tue sdraio la gente si mette, si posa?

Gestore stabilimento: Sì, sì, sì, sì.

Giornalista: Questo in Italia non si può fare.

Gestore stabilimento: No, non si può, non si può. Qua in Spagna la concessione che è quella del demanio che è Costas sì, tu hai la possibilità di affittare, però le spiagge qua a Formentera sono sempre state libere…libere…cioè nel senso che non hai, come ti ripetevo prima, una questione di gente che magari dice: “ok io sono qua, ho preso il mio lettino e allora qua davanti non ci voglio vedere nessuno”.

 BOX 2

 Le spiagge libere

 Il WWF negli anni 1995 e 1996, sulla base di cartografie aggiornate, sull’interpretazione di fotografie satellitari e sulla verifica dei dati sul campo da parte dei volontari, ha operato un censimento completo delle aree libere maggiori di 3 chilometri presenti sulle coste italiane.

Premettendo che con il termine “area libera” si intendono le zone non interessate da insediamenti umani, lungo la costa italiana sono state censite solo 362 aree libere per un totale di circa 2.200 chilometri. Dunque il 29% delle coste è integralmente libero, il 13% oggetto di occupazione estensiva, il 58% è interessato da un’occupazione di tipo intensivo. Una condizione di grave alterazione la cui principale ragione si riscontra nell’edificazione e, in particolare, nella percentuale di abitazioni non occupate presenti sui litorali: tra il 5% e il 20% in 106 comuni costieri, tra il 21% e il 30% in 121, tra il 31% e il 50% in 229, e oltre il 51% in 185.

Sulle coste del Mare Adriatico esiste una sola area libera di dimensioni rilevanti che è il Delta del Po, circa 60 chilometri, al contrario numerosi sono i tratti continui di occupazione intensiva che superano le decine di chilometri fino al massimo ancora di 60 chilometri tra Cervia e Cattolica.

 BOX  3

 Cosa dice la legge italiana

 La materia delle concessioni di beni marittimi demaniali, cioè appartenenti allo Stato, è regolata dalla legge n° 296 del 27 dicembre 2007, tuttora vigente, che fu approvata con la finanziaria 2007 (Governo Prodi).  La legge, nella parte riguardante il demanio marittimo (dal punto 251 al 258), recita come segue: 

 ” I canoni annui per concessioni rilasciate o rinnovate con finalità  turistico-ricreative di aree, pertinenze demaniali marittime e specchi acquei per i quali si applicano le disposizioni relative alle utilizzazioni del demanio marittimo sono determinati nel rispetto dei seguenti criteri:
a) classificazione, a decorrere dal 1° gennaio 2007, delle aree, manufatti, pertinenze e specchi acquei nelle seguenti categorie:
1) categoria A: aree, manufatti, pertinenze e specchi acquei, o parti di essi, concessi per utilizzazioni ad uso pubblico ad alta valenza turistica;
2) categoria B: aree, manufatti, pertinenze e specchi acquei, o parti di essi, concessi per utilizzazione ad uso pubblico a normale valenza turistica. L’accertamento dei requisiti di alta e normale valenza turistica e’ riservato alle regioni competenti per territorio con proprio provvedimento….;
b) misura del canone annuo determinata come segue:
1) per le concessioni demaniali marittime aventi ad oggetto aree e specchi acquei, per gli anni 2004, 2005 e 2006 si applicano le misure unitarie vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge e non operano lo disposizioni maggiorative; a decorrere dal 1° gennaio 2007, si applicano i seguenti importi aggiornati degli indici ISTAT maturati alla stessa data:
1.1) area scoperta: euro 1,86 al metro quadrato per la categoria A; euro 0,93 al metro quadrato per la categoria B;
1.2) area occupata con impianti di facile rimozione: euro 3,10 al metro quadrato per la categoria A; euro 1,55 al metro quadrato per la categoria B;
1.3) area occupata con impianti di difficile rimozione: euro 4,13 al metro quadrato per la categoria A; euro 2,65 al metro quadrato per la categoria B;
1.4) euro 0,72 per ogni metro quadrato di mare territoriale per specchi acquei o delimitati da opere che riguardano i porti ….. entro 100 metri dalla costa;
1.5) euro 0,52 per gli specchi acquei compresi tra 100 e 300 metri dalla costa;
1.6) euro 0,41 per gli specchi acquei oltre 300 metri dalla costa;
1.7) euro 0,21 per gli specchi acquei utilizzati per il posizionamento di campi boa per l’ancoraggio delle navi al di fuori degli specchi acquei di cui al numero 1.3);
2) per le concessioni comprensive di pertinenze demaniali marittime si applicano, a decorrere dal 1° gennaio 2007, i seguenti criteri:
2.1) per le pertinenze destinate ad attività commerciali, terziario-direzionali e di produzione di beni e servizi, il canone e’ determinato moltiplicando la superficie complessiva del manufatto per la media dei valori mensili unitari minimi e massimi indicati dall’Osservatorio del mercato immobiliare per la zona di riferimento. L’importo ottenuto e’ moltiplicato per un coefficiente pari a 6,5 (Il canone annuo così determinato viene poi ridotto di una percentuale tanto maggiore quanto più sono i metri quadrati).

2.2) per le aree ricomprese nella concessione, per gli anni 2004, 2005 e 2006 si applicano le misure vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge e non operano le disposizioni maggiorative;
c) riduzione dei canoni di cui alla lettera b) nella misura del 50 per cento:
1) in presenza di eventi dannosi di eccezionale gravita’ che comportino una minore utilizzazione dei beni oggetto della concessione;
2) nel caso di concessioni demaniali marittime assentite alle societa’ sportive dilettantistiche senza scopo di lucro;

…………………………

e) obbligo per i titolari delle concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompresa nella concessione, anche al fine di balneazione;

All’articolo 03 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400 ……. e’ aggiunto, in fine, il seguente comma:
“4-bis. Ferme restando le disposizioni di cui all’articolo 01, comma 2, le concessioni di cui al presente articolo possono avere durata superiore a sei anni e comunque non superiore a venti anni in ragione dell’entità e della rilevanza economica delle opere da realizzare e sulla base dei piani di utilizzazione delle aree del demanio marittimo predisposti dalle regioni”.

 Le regioni, nel predisporre i piani di utilizzazione delle aree del demanio marittimo ……..sentiti i comuni interessati, devono altresì individuare un corretto equilibrio tra le aree concesse a soggetti privati e gli arenili liberamente fruibili; devono inoltre individuare le modalità e la collocazione dei varchi necessari al fine di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompresa nella concessione, anche al fine di balneazione”.

 

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