"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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RIMINI: gli spazi si restringono

Indipendentemente dalle opinioni che si possono avere sui progetti che sono stati presentati per rifare il Lungomare di Rimini, visto che tutti prevedono un discreto ricorso a nuove edificazioni nei pochi spazi liberi rimasti, può essere utile fare un breve ripasso circa il grado di consumo del territorio già raggiunto e delle previsioni più prossime.

Nel comune di Rimini, dal 1948 al 2002, il suolo occupato è cresciuto in assoluto del 446% e quello per abitante è più che triplicato, passando da 53 a 168 mq. Il periodo di maggiore espansione del suolo urbanizzato si è protratto fino al 1975, poi è proseguito ma con incrementi decrescenti.

Qualcosa di simile è avvenuto per l’intera provincia, che finisce il secolo scorso con 215 mq. di suolo urbanizzato per residente.

Ovviamente è nella fascia costiera, dove sono addensati alberghi ed attività commerciali, che si concentra il grosso dell’urbanizzazione. Ma se nell’immediato dopoguerra erano attribuibili a questa fascia 8 decimi di suolo occupato, all’inizio del duemila, pur continuando a rappresentare la fetta più consistente, il peso è sceso a 6,5 decimi. In pratica l’occupazione del suolo, esaurita la Costa, è proseguita nell’entroterra.

Considerando che il Capoluogo dispone di una superficie di 135,5 kq, i numeri dicono che il suolo urbanizzato ha raggiunto in questo Comune il 16% dell’intero territorio, contro l’11 % della media provinciale.

Ma il processo è tutt’altro che terminato, perché dopo il 2002 le nuove costruzioni sono proseguite, nell’intera provincia, al ritmo di circa 2 mila unità abitative l’anno. Ed i vecchi Piani Regolatori (l’ultimo del Comune di Rimini risale al 1999) avevano fatto previsioni che, al 2005, conservavano ancora dei residui, cioè spazi destinati ma non ancora utilizzati, di una certa consistenza. Mettendo infatti insieme residenziale, produttivo, aree da destinare a servizi e strutture ricettive, per il Capoluogo si calcola una quota residua potenzialmente utilizzabile di 5,4 kmq. e per l’intera provincia di 19,6 kmq.

Si tratta, per quanto riguarda solo il residenziale provinciale, di circa 2 milioni di mq di superficie utile edificabile, ovvero di 25 mila alloggi di taglio medio (80 mq. per abitazione); un numero teoricamente capace di ospitare qualcosa come 60 mila nuovi residenti. Solo nel Capoluogo provinciale la superficie utile edificabile (700 mila mq.) sarebbe sufficiente per quasi 9 mila abitazioni. Si tenga presente che dal 2001 ad inizio 2008 i residenti del comune di Rimini sono aumentati poco meno di 7 mila unità, e quelli della provincia di circa 24 mila.

Quasi il 50% dell’offerta residua di tipo residenziale, scrive il documento del Sistema Territoriale dell’ultimo Ptcp (Piano territoriale di coordinamento provinciale) a pag. 59, è concentrata nella fascia costiera, dove è possibile stimare una superficie utile ancora disponibile pari circa a un milione di mq.

Fascia costiera, quella del Capoluogo, con una superficie stimata di 6,7 kmq. e che già ospita 10 mila posti letto alberghieri per kmq, cioè un posto letto ogni 98 mq. Secondo le definizioni dell’Organizzazione Mondiale del Turismo, una località è da definire a debole densità quando c’è un posto letto ogni 500 mq. ma ad alta densità quando si scende a un letto ogni 50 mq. Come si vede, Rimini è più vicina alla seconda misura che alla prima.

In sintesi, se tutte le aree previste (azzonate) dai PRG vigenti verranno impiegate il territorio urbanizzato supererà il 20% nel comune di Rimini e il 15% in provincia. Le media regionale e nazionale è attestata sul 10%.

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