Spazi per le imprese e un hub per l’innovazione

Conversazione con Maurizio Focchi, titolare e amministratore del Gruppo Focchi spa

Superata la fase delle candidature e della presentazione delle liste per le prossime elezioni amministrative del 3-4 ottobre, è augurabile che i vari contendenti entrino un pò più nel merito dei problemi del nostro territorio, che presenta tante positività, ma non è esente da criticità, anche importanti. Criticità che vengono da lontano e che le varie crisi, prima quella finanziaria poi il covid, hanno fatto emergere con più evidenza.

La prima, e meno trattata, criticità riguarda il lavoro come opportunità, che a ben vedere rappresenta  la parte finale (perché sono le imprese che creano lavoro) di un modello produttivo.

Un breve riepilogo, per intenderci, del punto di partenza: il sistema produttivo riminese (dati 2019) produce un valore aggiunto (ricchezza) per abitante di 27 mila euro, contro 37 mila di Bologna, 36 mila di Modena e 35 mila di Parma. In Emilia Romagna fa peggio solo Ferrara.

Questa minore produzione di valore porta come conseguenza che un lavoratore o lavoratrice dipendente riminese si deve accontentare di una retribuzione media annua di 16 mila euro, quando nelle province sopra citate si viaggia sopra i 25 mila euro (dati Inps). Significa che a Rimini la retribuzione media è un terzo più bassa.

Molti si chiederanno come è possibile ?  La risposta è semplice. La media viene tirata in basso dall’occupazione del turismo, che è numerosa (33 mila occupati), ma dura poco (130 giorni/anno) ed è pagata meno (58 euro la retribuzione giornaliera media nel turismo, 95 euro nella manifattura).

Tanto che a parità di contratto a tempo indeterminato, escluso quindi stagionalità e tutto il lavoro breve, la retribuzione media nella manifattura riminese sale a 28 mila euro, quando nel turismo si ferma a 15 mila. Quasi la metà.

Non è una critica ad un settore importante della nostra economia, perché è così in tutto il mondo, certificato anche da Eurostat, l’Istituto statistico europeo, ma è un dato della realtà di cui va tenuto conto. “A San Francisco il turismo è l’industria principale, scrive Enrico Moretti in La geografia del lavoro, assieme all’hig tech”. La gamba che da noi manca.

Differenze tra gli occupati, ma anche tra i senza lavoro. Che sono più numerosi a Rimini, rispetto alla media regionale, sia tra le donne che tra i giovani. E forse c’entrano qualcosa, con questa situazione, i 26 mila riminesi emigrati all’estero. Soprattutto giovani. Che troppo spesso non tornano.

Come rimediare ? In prima battuta rafforzando e migliorando l’offerta del turismo, perché anche il lavoro possa crescere in quantità e qualità, poi pensando ad azioni compensative, come sono quelle che puntano a dare un maggiore sostegno a servizi e manifattura di qualità. Senza escludere nuovi insediamenti produttivi.

Su questi argomenti abbiamo sentito Maurizio Focchi, titolare e amministratore del Gruppo Focchi, con una forte presenza all’estero, in particolare in Inghilterra e Stati Uniti.

“Premesso che, come avviene nelle aziende, bisogna sempre tendere a migliorare e fare cose nuove, io penso che bisogna elevare entrambi: il turismo e la manifattura. Ma sul primo non è il mio campo e mi fermo. Passo invece a parlare della manifattura: cosa si può fare ? Il primo punto che mi viene in mente è quello di ampliare le industrie esistenti, facilitandone la crescita quali-quantitativa.

Agirei su due fronti: innanzitutto con le scuole, soprattutto con  gli istituti tecnici. In particolare, in questo momento di ripresa, si sente la carenza di giovani tecnici, fondamentalmente periti. Che non si trovano. Tanto che anche a Rimini capita che le aziende se li “rubino” a vicenda.

Bisognerebbe sensibilizzare i giovani e le famiglie a frequentare di più le scuole tecniche, che offrono un lavoro quasi sicuro e buone prospettive di carriera. Perché ci sono periti che fanno carriera come gli ingegneri.

L’altro fronte, per facilitare la crescita delle aziende esistenti, è quello delle aree industriali. Ci vogliono troppi anni (7 a volte 8 anni) per trasformare un terreno agricolo in industriale. Bisogna capire che quando ci sono opportunità di mercato, queste non stanno ad aspettare i tempi della burocrazia. Ci vuole una reazione rapida. Altrimenti le occasione le prendono altri. Attenti ! Perché siamo in uno di questi momenti. Non stiamo parlando del domani, ma dell’oggi. E di aziende del territorio che cercano spazio per crescere ce ne sono diverse”.

E’ a conoscenza di aziende di fuori che vorrebbero insediarsi a Rimini, ma non trovano aree sufficienti ? In breve: Rimini è attrattiva per nuovi investimenti?

“No. Non ne conosco. Abbiamo tante piccole aree artigianali, ma non una vera area industriale. Anche questo conta.

In Emilia, dove ultimamente si stanno concentrando diversi investimenti esteri,  c’è la motor valley, il distretto del packaging e altri: un ambiente tecnologicamente avanzato e con competenze, che a volte è la cosa più importante, di prim’ordine.

Però c’è anche un altro aspetto da considerare: in Emilia, istituzioni pubbliche, dai Comuni alla Regione, e privato, fanno più gioco di squadra. C’è una forte collaborazione.

Qualcosa di simile dovremmo fare anche noi. Associazioni economiche e poteri pubblici devono collaborare in vista di progetti condivisi. 

Molto è stato fatto per migliorare la città e per il turismo. Se uno sforzo analogo, nei prossimi anni, venisse riservato anche allo sviluppo del manifatturiero, ad avvantaggiarsene siamo tutti. Perché se il reddito e il lavoro aumenta, stiamo tutti meglio.

Un altro punto su cui insisterei, dopo aver parlato delle imprese esistenti, è quello di fare qualcosa nell’ambito dell’innovazione. Dal punto di vista della qualità della vita Rimini è senz’altro migliore di tante città dell’Emilia Romagna, quindi pensare ad un hub (nodo di una rete) innovativo, collegato ai giovani, alle start up, al digitale e alla economia verde, con la fiera di Ecomondo che  simbolicamente fa da traino, potrebbe essere una buona idea. Riuscire a fare un Centro dedicato a queste innovazioni, fare formazione, far crescere le start up….costituirebbe una vera novità. Anche come offerta di buone opportunità d’impiego. Un Centro di questo tipo, utile tanto al turismo quando alla manifattura, collegato all’Università, potrebbe, oltre a superare lo storico dualismo tra i due settori, essere veramente trainante e di grande immagine per il territorio. 

Però anche qui bisogna prendere il treno dei finanziamenti europei. Adesso ci sono le risorse, ma dobbiamo proporre idee e progetti. L’utilizzo di una delle colonie abbandonate per un hub di questo tipo, con la posizione che occupano, in riva al mare, sarebbe bellissimo. Il top.

Bisognerebbe mettere subito al lavoro un gruppo, agile, di persone competenti, per poter intercettare i finanziamenti europei. Coordinandosi con la Regione, perché la proposta sia inserita nella lista delle priorità.  E bisogna fare anche presto, perché gli altri si stanno già muovendo”.