"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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Sorpresa: occupazione in crescita

Sembrerà strano, ma dopo tutti i dati negativi sull’occupazione che sono circolati, in provincia di Rimini la situazione del lavoro sembra migliore di quello che ci si sarebbe aspettato. Almeno stando alle indagini dell’Istituto nazionale di statistica (Istat) che rileva, nel 2011, un aumento di 3 mila occupati, tutti maschi, a parziale recupero di quelli persi negli anni precedenti.

Un risultato positivo per l’occupazione del territorio,  condiviso da  sette province dell’Emilia Romagna su nove, in linea col lieve miglioramento nazionale, anche se nell’ultima parte dell’anno scorso e nei primi mesi di questo, la situazione pare essersi invertita.

Restano comunque al palo le donne, il cui tasso di disoccupazione sale al 12,1 per cento (era all’11 per cento l’anno prima), il doppio del tasso regionale e più alto perfino di quello nazionale, mentre crescono di mille unità i senza lavoro, che da 11 del 2010 sono passati a 12 mila nel 2011.

Ma si tratta di un recupero vero di posti di lavoro o piuttosto di una illusione contabile ?   Per comprendere e dare il giusto peso ai numeri è bene conoscere come sono fatte le statistiche sul lavoro. Un campione di famiglie, circa 80 mila in tutta Italia, proporzionalmente ripartite tra le province e i comuni,  viene periodicamente intervistato, parte a domicilio e parte telefonicamente.  Per risultare occupato è sufficiente rispondere di aver svolto un lavoro retribuito, ma anche non pagato se in un’azienda di famiglia, per almeno una ora nella settimana dell’intervista. In pratica, se otto ore di una giornata lavorativa normale sono svolte da otto persone diverse, e queste fossero tutte intervistate risulterebbero otto occupati. Che poi si riesca a vivere lavorando un’ora al giorno o peggio a settimana è un’altra questione. Ma questo ci dicono le statistiche, che si potrebbero cambiare, per renderle più aderenti alla realtà, aggiungendo una domanda su quante ore l’intervistato ha lavorato in settimana e quanto ha guadagnato. Non dovrebbe essere complicato.

Comunque, stando, al momento, così le cose l’aumento statistico degli occupati  si può facilmente spiegare con la grande diffusione che stanno avendo i contratti brevi (solo gli avviamenti per il lavoro a chiamata, cioè l’azienda chiama quando ha bisogno, in provincia di Rimini sono saliti, dal 2010 al 2011, dal 18  al 24 per cento del totale).   La moltiplicazione di lavori a tempo determinato, anche per periodi molto brevi,  gonfia il numero degli avviamenti (da98 a102 mila nell’ultimo anno) pur in presenza di un numero di avviati al lavoro, cioè di persone, in calo (da66,8 a64,6 mila).

Per assurdo, con queste metodologie di rilevazione, più cresce la precarietà, cioè uno stesso monte ore di lavoro si spalma su un maggior numero di persone, più migliorano le statistiche del lavoro. Peccato che quello che migliora le statistiche non contribuisce a far star meglio le persone, a cominciare dai giovani e dalle donne,  perché  la precarietà fa vivere male il presente e non aiuta a costruire futuro.

A ricordare che il miglioramento dell’occupazione rilevato dall’Istat nel  2011 è, almeno in parte, solo una questione di conteggi, oltre al peggioramento della condizione femminile, c’è l’aumento delle domande di disoccupazione (a quota 12 mila, quando non arrivavano a 8 mila prima della crisi), il tasso di disoccupazione giovanile salito dall’11 per cento del 2008 al 23 per cento del 2010,  i circa 4 mila iscritti alle liste di mobilità, ufficialmente occupati, ma con il posto a rischio e l’aumento della cassa integrazione, soprattutto della straordinaria.  Per ultimo il saldo negativo, tra entrate e uscite dal lavoro, previsto per Rimini dall’indagine Excelsior-Ministero del Lavoro per i primi tre mesi del 2012.

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