"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Si riduce la spesa per la cultura

di Mauro Bianchi

Alessandro Baricco in un suo recente intervento (“Basta soldi pubblici al teatro, meglio puntare su scuola e tv”, La Repubblica, 24/02/2009) ha suscitato infuocate polemiche nel mondo culturale italiano, con la tesi che i soldi pubblici destinati alla cultura hanno creato un “mercato stagnante”, e che si devono cercare altre vie, complice la crisi economica che spinge a spendere meno.
Nella situazione attuale di scarse risorse economiche (ed è questa l’opinione che ha registrato le reazioni più accese) i soldi pubblici per la cultura andrebbero spostati a favore della scuola e della televisione. Inoltre, spetterebbe ai privati finanziare di più arte, musica e teatro, abbattendo il tabù del sapere come business.
Ciò di cui parla Baricco a livello nazionale è già applicato, ad esempio, su scala locale. Nel medesimo contesto di crisi economica, la spesa pubblica indirizzata alla cultura ha subito un taglio negli ultimi anni rendendo medesima la necessità di ingresso di nuovi attori “di mercato”.
Ma, per entrare più a fondo nel panorama riminese, quanto spendiamo in cultura? A chi va la maggior parte dei contributi pubblici locali? Siamo solo un “contenitore” di eventi o diamo spazio­ anche a filoni culturali che nascono e si sviluppano nel nostro territorio?

La spesa pubblica

 Se osserviamo i dati dei bilanci della Provincia nell’ultimo triennio 2006-2008 non possiamo che constatare un calo costante e sistematico degli interventi economici a sostegno della cultura, a fronte di un incremento delle spese nel settore turismo, sportivo e ricreativo: spesa per la cultura da 1,6 milioni di euro del 2006 a 1,2 milioni nel 2008; per turismo, sport e ricreazione da 5,4 a 5,7 milioni di euro.
L’incidenza delle spese culturali, sul totale delle uscite di bilancio, è pari mediamente al 1,3% contro una media del  5,5% delle spese per lo  sport e le attività ricreative.

Anche nel Comune di Rimini si spende sempre meno per la cultura. La morsa del Patto di stabilità, il calo dei trasferimenti statali e il blocco di fatto dell’autonomia impositiva portano le nostre amministrazioni, come il Comune capoluogo, a tagliare le spese sociali e a ridurre quelle per investimenti.
Le difficoltà sulle entrate si ripercuotono anche sulle voci destinate alla spesa culturale dell’amministrazione comunale riminese: spese per manifestazioni culturali e spettacoli, per musei pinacoteche e mostre, e infine per la gestione di sale, cinema e teatri.
Ebbene, i finanziamenti si sono ridotti in 4 anni del 20 % e le previsioni per il futuro sono altrettanto negative. Nel 2004 il totale degli investimenti per la cultura era di 4,6 milioni pari al 4,4% dell¹intero bilancio. Nel 2008 si scende al 3,9%. L’andamento è comunque indicativo di una minore rilevanza strategica per la cultura.

Le priorità di spesa

 Come viene articolata la spesa culturale? Un tempo si parlava di “effimero” per qualificare tutti gli interventi estemporanei di spettacolarizzazione della tradizione locale, in contrapposizione alla politica dei “servizi”, intesa come risposta strutturale e permanente di fruizione e diffusione della cultura (ad es. il potenziamento della rete bibliotecaria e museale).
Con il passare degli anni l’impressione, a vedere i dati, è che si punti più al consolidamento di strutture stabili, dove crescono gli investimenti, piuttosto che alla spettacolarizzazione degli eventi (lasciando questi ultimi al comparto “turistico”, vedasi Notte Rosa).

C’ è un evidente interesse politico per il recupero di contenitori destinati alle attività culturali: nel corso del 2008 sono iniziati infatti i lavori nell’ex ospedale di via Cavalieri per la creazione della Sezione Moderna e Contemporanea del Museo della Città e si è dato il via agli interventi per il giardino dello stesso complesso museale.
Si è dato molto risalto anche al recupero del Cinema Fulgor come sede della Cineteca e del nuovo Museo dedicato a Federico Fellini (Casa Fellini) e come luogo di svolgimento di una attività di cultura cinematografica permanente e altamente qualificata, secondo i desideri dell’amministrazione.
Sempre a detta del Comune, l’apertura della Domus del chirurgo, il grande evento culturale del 2008, ha portato un rilevante numero di visitatori (oltre 50.000 secondo i dati dell’Assessorato alla cultura) oltre ai 30mila studenti e professori in visita, mentre la Biblioteca Gambalunga , che sarà oggetto di interventi di allargamento e recupero nel 2009-2010, ha avuto quasi 200.000 utenze nel corso dell’anno.

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