"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Si fa presto a chiamarla 2ª generazione

di Angela De Rubeis

Si fa presto a chiamarla seconda generazione. In realtà il mondo dei giovani stranieri, nati nel Belpaese, e presenti nel territorio riminese è complesso e variegato. Nulla di inspiegabile visto che il fenomeno delle migrazioni ha tempistiche e caratteristiche molto diverse. Loro sono forestieri in patria, italiani per territorio di nascita e stranieri di “diritto”. Nel frullatore della generazione numero due non amano finirci. Basta parlarci un attimo, oppure fare un giro nelle innumerevoli reti, unite nella Rete G2 che proliferano su internet e che hanno programmi politici, linee di indirizzo, campagne in atto e un attivismo che invidia. Il rapporto Fenomeni Migratori nella provincia di Rimini, giusto alla sua undicesima stesura, ha quest’anno dedicato uno spazio di approfondimento a questa piccola popolazione. Sono in 4.022 ad essere nati in Italia da famiglia mista (3,6%) e tutta straniera (96,4%). Si tratta per lo più di bambini piccoli, tant’è che il 91,3% di questi quattro mila non supera i dieci anni: il 39,5% ha meno di 2 anni; il 27% ha età compresa tra 3 e 5 anni; il 24,8% va dai 6 ai 10 anni. Se si pensa che Poggio Berni ha 3400 residenti ben si comprende di cosa stiamo parlando. Stiamo parlando di una Poggio Berni, ma più popolosa, che tra 18 anni sarà abitata interamente da giovani italiani stranieri. 67 i paesi dei quali portano bandiera: il 34,6% ha origini albanesi, e subito sotto con un 10,5% ci sono quelli di origine marocchina e il 9,8% ha origini cinesi. Una netta superiorità, quella albanese, dettata dal fatto che il loro arrivo è il più retrodatato quindi, giocoforza, ci sono maggiori possibilità che le famiglie siano cresciute sul territorio. E proprio questo un altro aspetto cruciale, perché se è vero che ci sono i nati in Italia ci sono anche quelli che in Italia ci sono arrivati in fasce, oppure che qui hanno compiuto tutto il percorso formativo, anche loro possono dirsi italiani nel senso che hanno una buona se non totale integrazione con il tessuto sociale. Anche loro vengono fuori dai dati elaborati dall’Ufficio Statistica della Provincia, sono: la generazione 1,75 (606 arrivati in Italia in età prescolare, con meno di 5 anni); generazione 1,50 (1.418 che ha cominciato la scolarizzazione in Italia e che ha, quindi, età compresa tra i 6 e i 12 anni); e generazione 1,25 (563 ragazzi emigrati dal paese di origine tra i 13 e i 17 anni). Tutti insieme sono 6.609 (20% dell’intera popolazione straniera, 33.113 di 125 nazionalità e distribuiti in 15.534 famiglie). Un bel pezzo di società, insomma, che le tendenze degli ultimi anni indicano in costante crescita. Ma il vero problema è quello dell’acquisizione della cittadinanza. Recentemente anche il Presidente Giorgio Napolitano ha sollevato la questione ritenendo impensabile che i nati in Italia non fossero considerati a tutti gli effetti degli italiani. Nonostante questo “intoppo” c’è poi una difficoltà nel raggiungimento di questo traguardo legata all’impianto legislativo nel suo complesso. Dal 2006 al 2009, in provincia, hanno prestato giuramento a seguito della concessione della cittadinanza italiana 994 persone (66% donne). Altre 753 persone hanno presentato domanda e sono in attesa della conclusione dell’iter.

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