"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Sempre più imprese sotto sfratto

di Lucia Renati

‘Cessata attività’,‘affittasi negozio’, ‘chiuso per fallimento’. Quanti ne vediamo in giro ultimamente? Facciamoci caso, e avremo una misura ulteriore della crisi.

Dall’analisi statistica del terzo trimestre 2012 (Fonte Infocamere Movimprese; elaborazione Provincia di Rimini- Ufficio Statistica) relativa alle imprese attive e cessate sul territorio provinciale di Rimini, emergono i segni della crisi economica, riversatasi su consumi, abitudini e politiche degli enti pubblici.

I numeri sono allarmanti. Nel periodo luglio/settembre è negativo il saldo tra attività cessate e nuove aperture nei tre settori numericamente più consistenti delle rete imprenditoriale locale: costruzioni (65 iscritte e 113 cessate); commercio all’ingrosso e al dettaglio (77 iscritte e 126 cessate); attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (23 iscritte e 31 cessate).

Restano invece positivi i saldi sul raffronto con il terzo trimestre 2011 e da inizio anno: + 13 imprese (36.138 contro 36.125, + 0,04%) tra i due trimestri e + 189 imprese (36.138 contro 35.949, + 0,53%) nella variazione sui 9 mesi.

“Sono numeri che hanno bisogno di una lettura articolata – dice l’assessore alle Attività economiche della Provincia di Rimini, Juri Magrini – Da una parte è evidente come essi confermino un riverbero gravissimo per le imprese. La caratteristica del turnover spinto tra cessazioni e aperture rimane intatta e, almeno per il totale, consente apparentemente di registrare un segno positivo. Questo dato potrebbe essere letto come resistenza per ora solida del sistema imprenditoriale riminese all’aggressione brutale della congiuntura negativa. Ma credo più utile sottolineare un altro aspetto, che risalta nei numeri parziali del terzo trimestre 2012. Comincia a farsi più evidente lo scostamento tra nuove e cessate attività, con saldi negativi crescenti”.

I settori più colpiti sono commercio ed edilizia.

“Gli sfratti di aziende non sono comuni” spiega il dottor Giuseppe Di Leo, ufficiale giudiziario a Rimini da 5 anni. “Le aziende hanno le loro dinamiche, è difficile arrivare allo sfratto. Il nostro intervento arriva in casi limite. Molti chiudono da soli. Ma è vero che negli ultimi due anni c’è stato un aumento. In particolare nelle aziende metalmeccaniche, che faticano a mantenere macchinari, attrezzature e dipendenti. Nell’ultimo anno saranno stati sette/otto gli sfratti esecutivi ad aziende del territorio. Gli imprenditori sono italiani”.

Sul territorio riminese, la crisi economica si combina con un altro letale problema: il caro affitti per le attività commerciali.

Oggettivamente – dice Magrini – il calo dei consumi rende di fatto non più resistibile la vita di un’attività commerciale che, in zone di pregio delle realtà urbane, può arrivare a pagare 8/10 mila euro al mese di affitto: un ‘caso di scuola’ in cui la cultura della rendita immobiliare uccide piccole e medie attività, trascinando con sé centri storici e pezzi di città. Mettere un freno a tutto questo è possibile? Sino a un lustro fa, anche a Rimini venivano ipotizzati incentivi economici (contributi), fiscali e tributari (esenzioni e agevolazioni per TIA, tassa occupazione suolo pubblico etc.) ai proprietari di immobili che affittavano ad attività commerciali. Un approccio oggi di difficile attuazione vista la situazione di cassa di ogni ente pubblico sul territorio. Forse bisognerebbe pensare a un’altra leva, e cioè elevare al massimo consentito i tributi e le tariffe per gli immobili a destinazione commerciale che rimangono sfitti. Una riflessione, in tempi rapidi, va comunque messa in campo perché credo di non sbagliare se dico che a fine anno le stesse statistiche fotograferanno un panorama aggravato”.

 

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