"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

novembre: 2017
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Se la ricerca si tinge di verde

di Domenico Chiericozzi

Ecodesign ed ecoinnovazione sono due ambiti di ricerca allineati alle direttive europee. Ci spiega qualcosa di più il Prof. Fabio Fava, Ordinario di biotecnologie industriali e ambientali alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna al vertice del comitato scientifico di Ecomondo

Professore, prima di tutto ci dia una definizione di “ecoinnovazione”.

“L’ecoinnovazione può essere definita come l’utilizzo di un nuovo prodotto, processo, sistema gestionale o servizio che permette una riduzione dei flussi di materia, del consumo di energia e delle risorse, dell’inquinamento e di altri possibili impatti ambientali”.

A vantaggio di chi?

“Direi di entrambi gli attori. Da una parte, chi produce crea valore mentre il consumatore continua a soddisfare i propri bisogni nel rispetto degli standard sociali e ambientali”.

Quindi solo per i privati?

“No, l’Ecoinnovazione di processo e di prodotto deve essere messa a sistema anche a livello di pubblica amministrazione, di organizzazioni sociali e dei servizi”.

Concretamente, qual è il centro della vostra azione di ricerca?

In una parola sola l’Ecodesign, ossia la progettazione ecologica dei processi e dei prodotti in grado di ridurre la produzione di rifiuti e di CO2 e la presenza di inquinanti, nonché la produzione di prodotti sostenibili, riutilizzabili e riciclabili. Per questo è oggetto di nuovi piani d’azione delle Commissione Europea. Si calcola che per il 2020 la Normativa Ecodesign farà risparmiare 400 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 solo in Europa. Essa fornisce norme coerenti per tutta l’UE e interessa principalmente prodotti utilizzati dai consumatori (lavatrici, lampadine, etc), trasformatori elettrici, refrigeratori professionali, sistemi di ventilazione commerciali e macchine utensili per la lavorazione del metallo e del legno. E queste si aggiungeranno alle tredici misure di ecoprogettazione già esistenti e alle venti che stanno per essere presentate nei prossimi due anni”.

Qual è il trend di crescita?

“Sulla base dell’analisi “Eco-Innovation Scoreboard” del 2011, la prestazione italiana

dell’ecoinnovazione appare leggermente più debole rispetto al 2010. L’Italia appare comunque particolarmente virtuosa nell’implementare ecoinnovazione sviluppata in altri Paesi, come per esempio è successo con l’adozione del fotovoltaico”.

Cosa serve per migliorare sempre di più nelle performance?

“E’ anche necessaria la formazione, informazione che sappia, da una parte, preparare nuove competenze e professionalità alle necessità derivanti dal perseguire il disaccoppiamento totale tra crescita, risorse e impatti e, dall’altra, favorire cambi di stili di vita, approcci culturali e accettabilità sociale delle scelte compiute. Di questi e di altri aspetti centrali della implementazione dell’ecodesign industriale in Italia ed i Europa, si parlerà in maniera approfondita nell’ambito di Ecomondo 2013”.

 

 

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