San Leo: risalendo la strada

Scriveva, qualche decennio fa, Amedeo Montremaggi su Pianeta Valmarecchia, edizioni Il Ponte:”Risalendo la strada si giunge a San Leo (m.639), un celeberrimo centro marecchiese che ebbe perfino la ventura di diventare capitale del Regno d’Italia quando negli anni 962-964 ospitò tra le sue mura il re Berengario II°, assediato dall’imperatore di Germania, Ottone I il grande”.

Oggi, nel Borgo storico, che da accesso alla fortezza, un tempo prigione pontificia, dove furono rinchiusi il conte Cagliostro, un mago un po’ imbroglione, e più tardi il patriota Felice Orsini, sono rimasti appena 114 abitanti, in prevalenza anziani, perché i giovani se ne vanno. O meglio: tanti se ne sono già andati.

L’ultimo rapporto 2022 Italiani nel mondo, della Fondazione Migrantes, ci dice che a fine 2021 i leontini emigrati all’estero, ed iscritti all’Aire (Anagrafe Italiani residenti all’estero),  sono ben 1.077, il 38 per cento della popolazione attualmente residente.

Ciononostante non si può dire che il comune, che attualmente conta poco meno di 2.900 abitanti,  si stia spopolando, anzi, negli ultimi decenni ha guadagnato qualche centinaio di abitanti. Ma la crescita è avvenuta prevalentemente nella frazione di Pietracuta, lungo la strada Marecchiese, il nuovo cuore dinamico  del Comune.

Non che il Borgo fosse mai stato super popolato, se è vero che alla fine degli anni sessanta, ci dice il sindaco Leonardo Bindi, che incontriamo nella Delegazione Comunale di Pietracuta, i residenti erano il doppio di oggi e durante il periodo fascista non superavano le 500 unità.

Eppure di case in vendita, nel Borgo, se ne vedono poche. Vuoi perché molti leontini, che sono andati a vivere altrove, le tengono come seconde case, oppure sono state trasformate in residenze ricettive.

Un po’ è anche il segno della trasformazione dell’economia locale, un tempo incentrata sull’agricoltura, oggi più orientata alla manifattura e ai servizi. L’agricoltura non è scomparsa, anzi, tutt’altro, se su 326 imprese attive, nel 2021, quelle agricole sono 126, più di un terzo.

Ma anche l’agricoltura si è trasformata. Le aziende si sono specializzate, molte lavorano la terra e   conferiscono i raccolti al Gruppo Carli, di Torello, che produce foraggi e altri alimenti per animali. Altre coltivano cereali, oppure hanno avviato allevamenti di bovini, suini, come il grigione del Montefeltro, e magari pecore, per il latte e i formaggi.

Aziende agricole che, in mancanza di nazionali, impiegano immigrati, che a San Leo rappresentano il 12 per cento dei residenti, dopo Pennabilli la presenza più numerosa.

Al vecchio Borgo è rimasto il turismo, con visitatori praticamente tutto l’anno, esclusi i mesi invernali più freddi. Il Forte, prima del covid, era arrivato a strappare oltre 70 mila biglietti paganti l’anno. Quest’anno siamo sui 60 mila.

Qualcuno fa una visita breve, da escursionista, ma altri si fermano, almeno un paio di notti, potendo usufruire, se hanno voglia di camminare, di una rete sentieristica rurale, contribuendo a dare lavoro all’unico hotel presente e soprattutto alle 18 strutture extralberghiere, di cui 10 B&B, che in totale mettono a disposizione 241 posti letto.

Solo nell’ultimo ponte del 30 ottobre-1° novembre 2022, ci dice il Sindaco, la Fortezza ha fatto rispettivamente 700, 620 e 500 presenze. Paganti, ci tiene a sottolineare. Praticamente lo stesso numero di visitatori, durante lo stesso ponte, dei Musei di Rimini.

Il punto debole, lo abbiamo già sentito, dei piccoli comuni è la mancanza di servizi. A cominciare dal Forno del paese. Rimasto chiuso un paio di anni, dopo che l’ultimo fornaio è andato in pensione, e riaperto un anno fa da un gruppo di giovani facenti capo alla Cooperativa di comunità fermenti leontini.

Per mancanza di nascite quest’anno il Borgo di San Leo ha perso il nido, ma è riuscito a conservare la scuola primaria pluriclasse. Il nido è a Pietracuta, insieme ad una materna, una primaria e una secondaria di I° grado (media). Scuole che fanno capo all’Istituto Comprensivo “A.Battelli” di Novafeltria.

Il medico di famiglia tra poco andrà in pensione e c’è preoccupazione per la sostituzione. E per l’unica farmacia del Borgo.

Con l’ultimo sportello bancario ha chiuso anche il bancomat dove prelevare contanti. Nemmeno l’ufficio postale, aperto tre mattine a settimana,  ne è fornito. Situazione che rende quando mai utile disporre di carte digitali (a proposito di elevare l’utilizzo del contante).

Per il Sindaco tre sono le maggiori criticità del territorio amministrato: al primo posto, una via Marecchiese veloce, che consenta di arrivare sulla costa e all’autostrada con minor tempo di oggi, Questo renderebbe più agevole gli spostamenti e magari tanti potrebbero decidere di restare; un Centro per la salute che risparmi ai residenti di doversi spostare, per le cose non gravi, all’ospedale di Novafeltria o Rimini; in futuro, nemmeno troppo lontano, una Residenza per anziani soli e non autosuffienti. Meglio se fosse aperta nel Borgo, perché contribuirebbe a ridargli ancora più vita.

Questi i desiderata. Intanto, con fondi del PNRR (Piano Nazionale di Riprese e Resilienza) e Gal (Gruppo di azione locale), il Comune ha potuto istituire una mensa scolastica a Pietracuta, procedere con la digitalizzazione, ristrutturare il Palazzo della Rovere, in pieno centro storico, avviare un impianto di teleriscaldamento per le strutture sportive di Pietracuta e restaurare la chiesa del convento francescano di Montemaggio, frazione vicino la Repubblica di San Marino.