"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

settembre: 2017
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Saluti dalla via Emilia

Quanti, in Italia e all’estero, ricevendo una cartolina con la scritta Saluti dalla via Emilia, l’assocerebbero a Rimini, ma anche  Ravenna, Forlì, la Romagna, per arrivare fino a Ferrara?  Praticamente nessuno.  Francesco Guccini, noto cantautore, nella sua “Fra la via Emilia e il West” comincia proprio con “Bologna è una vecchia signora …. col seno sul piano padano……Bologna è una donna emiliana”.  Insomma, Bologna fa un po’ da spartiacque tra Emilia e Romagna. E’ vero che la via Emilia, completata dai romani nel 187 a.C., inizia a Rimini e prosegue fino a Piacenza. Ma Rimini è anche il punto finale della Via Flaminia, un’altra strada consolare.

In breve, la via Emilia se evoca qualcosa è ben lontana dal richiamare la Romagna, ma anche altri territori della stessa regione emiliana.  Eppure la Regione Emilia Romagna è riuscita, non si sa con quanta efficacia, nell’impresa. Perché nell’ultima manifestazione turistica TTG Incontri, svoltasi alla Fiera di Rimini nel trascorso mese di ottobre, nello stand della Regione, sotto l’insegna Emilia Romagna  campeggiava la scritta “Via Emilia Experience”, accompagnata dalla cartina della regione con appuntati tutti i capoluoghi di provincia. Nelle intenzioni c’è sicuramente l’idea di comunicare un legame comune, quasi un filo conduttore unico, la via Emilia appunto, che attraversa l’intera regione. Ma siamo proprio sicuri che la via Emilia sia il modo più efficace per comunicare al potenziale turista, per di più internazionale, la varietà delle ricchezze regionali da visitare ?

Perché una cosa è una via di comunicazione, un’altra sono i territori che collega, con le loro particolarità, che difficilmente possono essere rappresentati da una strada, per quanto ricca di storia.

La strada è una infrastruttura, non può essere il messaggio. Salvo voler costruire un prodotto turistico incentrato sulle vie consolari.

Gli slogan, come le immagini iconiche, per essere efficaci e colpire l’interlocutore devono richiamare qualcosa di specifico e caratterizzante. Fellini, il Ponte Tiberio e l’origine romana, il Duomo di Leon Battista Alberti, il mare, la piadina, i borghi dell’entroterra, per restare a Rimini, sono elementi che contribuiscono all’identità di questo territorio,  che la via Emilia non raggiunge e non può evocare.

Poi, ve lo immaginate un turista americano, o cinese, ma anche tedesco che prende la decisione di viaggiare perché attratto e sollecitato dalla “Via Emilia Experience” ?   Questo viaggiatore ipotetico, che la via Emilia non sa nemmeno cosa sia,  se è amante delle Ferrari vorrà visitare il Museo di Maranello, se gli piace l’arte bizantina sceglierà Ravenna (che è sulla via Romea), se vuol farsi una vacanza al mare verrà nella nostra Riviera (sulla confluenza tra via Emilia e via Flaminia).

In buona sostanza lo slogan “Via Emilia Experience”, anche con l’aggiunta “Ciao Mamma, we are in Adriatic Cost (siamo sulla costa adriatica), scelto dalla Regione per presentarsi sul mercato internazionale del turismo con l’intenzione, forse, di offrire un messaggio-contenitore unico, sbaglia proprio in questo. Un contenitore unico richiama un turistica unico, che però non esiste. Perché nella realtà ci sono turisti con interessi ed aspettative diverse. Ciascuno  alla ricerca della propria personale esperienza e per attirarlo bisogna colpire il suo specifico immaginario atteso.

Sappiamo che l’Italia, pur essendo una delle mete turistiche più ambite al mondo, nella comunicazione, in particolare sul web,  è un vero e proprio disastro (basti sapere che la Spagna ha un logo ufficiale, il sole di Mirò, che è sempre lo stesso dal 1983, mentre noi ne cambiamo uno ogni Governo), ma dalla  Regione Emilia Romagna ci si aspetterebbe qualcosa di più originale e creativo. Le risorse non mancano, utilizziamole.  Anche perché gli andamenti del turismo, in provincia di Rimini, ma anche a livello regionale, nonostante la crescita mondiale, non sembrano particolarmente positivi (l’Emilia Romagna ha perso tre milioni di presenze negli ultimi sette anni).

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