"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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2015: una pazza calda estate

C’eravamo lasciati, nell’ultimo numero di questo giornale prima dell’estate, scrivendo di un turismo da ripensare. Perché i segni di difficoltà sono evidenti: mentre nel mondo il turismo cresce al ritmo del 4-5 per cento l’anno, in questa provincia, negli ultimi quattro anni, sono andati persi più di un milione di pernottamenti. Ai voglia a fare feste che riempiono le piazze se poi le gente (prevalentemente giovani) non si ferma. Con gli escursionisti si fa movimento, al massimo si vende qualche bibita, ma non si riempiono gli alberghi e non si fa fatturato.

Infatti, nonostante una estate metereologicamente irripetibile per il turismo, nei primi sette mesi del 2015 (gennaio-luglio), in provincia di Rimini gli arrivi e i pernottamenti stranieri sono diminuiti di oltre il dodici per cento (non solo i russi), appena compensati dagli italiani, cresciuti poco più del quattro per cento.  Il saldo, tra stranieri e italiani, resta comunque con il segno meno davanti.   In sintesi: il clima eccezionale non ha prodotto un risultato altrettanto eccezionale nei flussi turistici. E’ vero, qualche comune è andato meglio, ma nel complesso il bilancio provinciale, nella prima metà dell’anno, non è entusiasmante.   Magari avrà recuperato in agosto e settembre: vedremo.  Tra chi è andato peggio c’è il Comune di Rimini che ha perso, tra il segno meno degli stranieri e uno positivo, ma di minore entità, degli italiani, più del tre per cento dei pernottamenti.

A ulteriore conferma del freno tirato del nostro turismo c’è il dato negativo, sempre nel primo semestre 2015, degli avviamenti al lavoro proprio negli alberghi e ristoranti (due mila in meno solo tra aprile e giugno).

Perché i turisti stranieri, a cominciare dagli inglesi,  avendo rinunciato, per ragioni diverse,  alla Tunisia, all’Egitto e in parte alla Grecia,  si sono riversati sulle spiagge spagnole di Benidorm, per citare un caso, località di settanta mila abitanti nella provincia di Alicante,  con tanto cemento e poche bellezze naturali,  che ha registrato un vero e proprio boom, ma non sono venuti a Rimini ?

Come mai nelle spiagge venete (Jesolo, Bibione e Caorle), di cui si parla molto poco ma che insieme fanno, come la Riviera di Rimini, 15 milioni di presenze (2014), gli stranieri fanno il 60-70 per cento dei pernottamenti, circa tre volte quello che capita da noi ?  Bisogna che qualche riflessione si faccia. Perché continuare come se tutto andasse per il meglio, quando non è il caso, non è il modo migliore per risolvere le criticità e conquistare nuovi turisti.

Spesso ci si fa belli delle indagini sulla “soddisfazione dei clienti” dove sembra che tutti siano contenti dell’accoglienza loro riservata. Ovviamente è meglio così, ma ci si dimentica troppo spesso dei tanti turisti potenziali sparsi per il mondo che da Rimini non sono stati attratti e non hanno trovato nessun buon motivo per venire (qualcuno ricorda i cinesi che dall’Expo sarebbero dovuti scendere a Rimini?)

Anzi, se avessero letto, come molti italiani purtroppo hanno fatto o sentito in televisione, dei motivi per cui questa estate siamo finiti spesso sulle pagine dei maggiori giornali, forse continuerebbero ad evitarla.

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