"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Romagnoli “illuminati”

di Stefano Rossini

Romagna terra di creativi? Pare proprio di sì, almeno a leggere gli ultimi dati ISTAT e a sentire le parole di Barbara Longiardi del gruppo Matite Giovanotte e tra gli organizzatori del Romagna CreativeDistrict, una rete che si propone di mettere in collegamento i creativi del nostro territorio.
“Secondo gli ultimi dati ISTAT – racconta – il 20% degli abitanti delle province romagnole
si occupa di attività creative. E per la precisione il 23% nella provincia di Rimini e il 19% a Forlì-
Cesena” .
E’ necessario specificare che, secondo la comunità europea, i campi considerati creativi sono tanti e comprendono tra gli altri il teatro, la fotografia, l’architettura, il cinema, la grafica, la musica e il web designing.
“Questi non sono gli unici dati interessanti – continua Longiardi – Nella Regione Emilia Romagna vengono identificati 3 distretti creativi, uno emiliano, uno bolognese e il terzo, quello romagnolo. L’altro dato importante (e quasi incredibile, NdR) è che, sempre secondo uno studio della Comunità Europea, il PIL delle attività creative, in Europa, è superiore a quello del comparto automobilistico”.
Ed è superfluo aggiungere che il settore automobilistico è in assoluto il traino principale dell’economia.
Quali sono gli elementi che fanno della Romagna un luogo ideale per la creatività?
“Da sempre questa è una terra legata all¹accoglienza ed abituata a lavorare tanto partendo da poco. Questa capacità di fare, di organizzarsi per ottenere qualcosa di nuovo, unito anche al fatto che l’economia creativa è composta da tante piccole realtà e non da poche grandi aziende, crea l’humus ideale per una vasta rete di professionalità”.
Ma il fatto di essere piccole realtà non è anche un elemento negativo?
“Potenzialmente sì. Perché le aziende in questo modo sono poco visibili e hanno poco impatto sul mercato. Ed è proprio qui che interviene l’idea del Romagna Creative District, e cioè una rete che metta in contatto tutte le persone che lavorano in questi campi. In quest’ottica la piccola azienda ha molte più carte da giocare di quella grande. Non a caso molti creativi romagnoli lavorano con grandi gruppi di Milano e Roma, proprio per la struttura più snella e veloce della loro azienda che permette di mettersi in contatto direttamente con il creativo senza passare da account, manager e altre figure che rallentano il lavoro e aumentano la spesa”.
Finora qual è stato l’impatto della vostra idea?
“Siamo nati nel gennaio 2009 convinti che questa struttura fosse una buona idea. Ad oggi abbiamo 922 persone iscritte al nostro portale. Abbiamo ottenuto il patrocinio non solo delle nostre province e comuni ma anche del Ministero degli Affari Esteri e dello Sviluppo Economico. I primi tre giorni di ottobre abbiamo lanciato l’Ortofabbrica, un evento che si è prefissato di raccogliere i creativi della zona e che ha richiamato più di 2000 persone che hanno partecipato a workshop, concerti, eventi e seminari”.
Come sono i creativi romagnoli?
“Sono persone molto dinamiche. Noi ci siamo trovati benissimo. Sono per la maggior parte freelance o piccole aziende di due, tre persone. Molti di questi lavorano per le grandi città e sono una vera fucina di idee. Durante la tre-giorni siamo stati aiutati da alcuni bravissimi creativi che hanno messo le loro idee al servizio dell’evento. In particolare Marina Turci, Marco Ribolla e i ragazzi di Green Graffiti che hanno creato tutta la segnaletica del percorso ecosostenibile (esperienza raccontata tra l’altro sullo scorso numero di TRE, NdR.). Abbiamo ospitato anche il workshop ReeDo-riusare per piacere, che si è occupato del design del riuso, e un negozio completo è stato allestito nel centro commerciale Malatesta di Rimini”.

Per chi non lo conoscesse, il progetto Ree-Do dell¹Università di Bologna, Polo di Rimini, legato a ZoneModa, il nome dei corsi di laurea in moda, ha dato il via ad una serie di workshop che si concentra proprio sul design del ri-uso. Il direttore del workshop è il professor Giampaolo Proni, docente di semiotica della moda all’Università di Bologna. Il coordinatore del progetto è Fethi Athakol, un designer che da diversi anni esplora il campo del re-design.
Quindi puntare sulla creatività può essere la scelta giusta per il futuro?
“Dove ci sono creativi l¹economia cresce. Si può tranquillamente dire che è l’economia del futuro, un vero motore attivo. E se c’è una rete che fa circolare le idee tra le persone, la creatività non può che aumentare con tutto quello che comporta. Perché la creatività è fatta di idee e quando c’è un incontro le idee crescono e migliorano”.
Anche gli sviluppi futuri sembrano interessanti. Lo staff del Romagna Creative District ha appena presentato il progetto al Festival della creatività di Firenze, e sta partecipando a numerose iniziative in giro per l’Italia e per l’Europa, veicolando sempre di più il nome della Romagna.
“E’ un lavoro continuo – conclude Barbara Longiardi – siamo anche in forse con un progetto della Comunità Europea. Se dovessimo accedere dovremo preparare, per i prossimi anni, eventi e seminari incentrate sull’RCD”.

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