"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Emilia e Romagna: due anime diverse

Intervista a Bonfiglio Mariotti di Bluenext, di Laura Carboni Prelati

C’è una percezione diffusa, anzi, una consapevolezza che la Romagna sia, per tanti motivi, molto diversa dall’Emilia. E’ un problema che espone i romagnoli, in vari settori, a una mancanza di adeguata rappresentatività. Questo ci fa sentire inadeguati, marginalizzati nei settori più strategici dello sviluppo e della vita economico-sociale.

Di questo squilibrio che danneggia le provincie romagnole, compresa la nostra, ne parliamo con Bonfiglio Mariotti, titolare di Bluenext che ha trattato ampiamente questo tema nel libro Dossier Romagna 2012 di cui è autore. Gli chiediamo:-Dato che l’Emilia Romagna è una regione con due anime distinte e diverse non solo geograficamente ma soprattutto sotto il profilo socio-economico Le proporrei un focus come opinionista, per Lei che ha radici romagnole. Su che cosa possiamo fare leva e puntare affinché questo divario diventi sempre meno marcato?-

“Viene da lontano la scarsa integrazione fra Emilia-Romagna; la regione è un falso storico e alla fine dei conti, l’area dopo il trattino ha ricevuto meno di quel che ha dato. La questione è politica e credo rimanga un enorme problema legato al rapporto tra centro e “territori”. Non è per caso che il tema risalga in superficie ogni qual volta ci sono le elezioni regionali perché le spese, i costi, le tasse pagate e i servizi  ricevuti, il dare e l’avere in termini economici di un territorio che equivale ad un quarto dell’intera regione, sono fondamentali per lo sviluppo della Romagna.

Tutti sappiamo- afferma Mariotti- che i politici del partito egemone in regione, anche se nati da noi, dipendono per ogni avanzamento di carriera da Bologna. Così come le stesse associazioni di imprese, dalla CNA a Confindustria, sono organizzate su base regionale: tutti contribuiscono ad alzare un muro fatto di silenzio e ipocrisia, tutti per quieto vivere preferiscono non vedere. Il centralismo bolognese impedisce, sistematicamente, alla Romagna di sviluppare le proprie potenzialità, se la politica non cambia questa visione che arriva dagli anni 70, il divario non scomparirà”.

-In Emilia vi sono aziende molto importanti e competitive anche a livello internazionale (Ferrari, Lamborghini) e altre che sono decisamente forti nell’export e di conseguenza hanno offerte più prestigiose da proporre. Che suggerimenti darebbe al territorio romagnolo per acquisire maggior visibilità e consenso e cosa ci suggerisce per rimediare a questo dislivello e recuperare quella disparità che ci segna profondamente anche oggi?- “Le infrastrutture. E’ da qui che ogni territorio parte per sviluppare la propria economia, la propria crescita culturale e sociale. Alcuni anni fa a Modena ha aperto un enorme stabilimento la multinazionale del tabacco Philps Morris: gli hanno creato in pochi mesi strade di scorrimento e svincolo autostradale che porta fino ai cancelli dell’azienda, a Rimini si parla della rotonda Valentini da quanto, venti anni ? I tracciati e le direttrici delle strade romagnole risalgono all’epoca romana, la ferrovia Rimini-Ravenna-Ferrara/Venezia è ad un solo binario, immutata dalla sua inaugurazione nel 1889. I binari dell’alta velocità sono fermi a Bologna e solo negli ultimi cinque anni i treni che solo nominalmente si chiamano FRECCE arrivano in riviera in un territorio con decine di chilometri di spiagge, dove milioni di turisti sono costretti a muoversi in macchina. Le sedi universitarie sono dépendances comode a Bologna dal punto di vista amministrativo, didattico ed economico, ma non creano un vero legame fra saperi, territori e tessuto produttivo locale”.

-E’ vero che l’Emilia attrae più investimenti da parte delle imprese manifatturiere, industriali e conserviere, mentre la Romagna a confronto è molto meno appetibile: qual è il canale giusto e cosa possiamo proporre come nostro punto di forza?- “Le infrastrutture stradali e ferroviarie per favorire la circolazione delle merci e delle persone, favorire il sistema aeroportuale romagnolo oramai residuale rispetto a Bologna, chiedere e ottenere una reale autonomia amministrativa. Solo con questo ultimo punto saremo in grado di sviluppare le nostre potenzialità in termini di capacità di fare impresa, di valorizzazione del nostro entroterra dove le eccellenze enogastronomiche non sono seconde a nessuno, soprattutto del nostro sistema turistico che sembra essere il grande sconosciuto delle politiche regionali. Organizzazione e promozione turistica nascondono l’identità della Romagna annacquandola in un marchio regionale, il marchio di fabbrica riviera adriatica emiliano romagnola è quanto di più artificioso si possa comunicare. Spegne la luce irradiata nel mondo da destinazioni che si chiamano Rimini-Perla verde-La Regina-Cervia e Milano Marittima- Riviera Romagnola.. azzera in un indistinto calderone la forza evocativa della Romagna” .

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