"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

Novembre: 2019
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Romagna: dove l’innovazione scorre lenta

Da diversi numeri andiamo scrivendo che la Romagna genera meno ricchezza dell’Emilia. Quindi  può distribuire, sotto forma di salari e future pensioni, importi minori.

La ricchezza si produce con le imprese, che per fortuna non mancano, ma non basta.  Infatti, perché una impresa produca molto valore non basta il capannone,  ci vogliono investimenti, innovazione e ricerca.  Gli unici modi per produrre beni e servizi di eccellenza, cioè di valore e competitivi.

Ed è qui che la Romagna (le sue tre province)  scopre le sue debolezze. Perché la propensione alla brevettazione  (numero totale di domande di brevetto presentate all’Ufficio europeo dei Brevetti (Epo) per milione di abitanti)  delle sue imprese è meno della metà della media regionale (circa 50 quanto la media regionale è 133). Tenendo, poi, ben presente  che in Europa  l’Emilia Romagna è solo, si fa per dire, una innovatrice moderata, superata da un consistente numero di regioni tedesche, francesi, inglesi e svedesi (RIS, Rapporto sull’innovazione regionale, 2017), la distanza dalle avanguardie è piuttosto rilevante.

Scoprire poi che in questa torta di brevetti formato ridotto, per  incidenza di quelli ad “alta tecnologia” (percentuale di domande di brevetto nel settore High-tech sul totale delle domande)  si salva solo Forlì-Cesena (9%  del totale), mentre Ravenna (5%) si barcamena e Rimini semplicemente non esiste (zero), media regionale 6%, rende ancora più preoccupante la situazione.

In realtà le cose, per Rimini, andavano meglio, non senza alti e bassi, negli anni precedenti, quando i brevetti di alta tecnologia da 3,4 % del 2007 sono saliti a 9,8 % nel 2011, prima del crollo dell’ultimo anno (2012).  Dato che, se fosse confermato anche per gli ultimi anni, diverrebbe preoccupante.

La situazione è leggermente migliore per i brevetti ICT (tecnologie dell’informazione), mentre sono totalmente assenti le biotecnologie, uno dei campi più promettenti per il futuro.

A sorpresa, però, i laureati che arrivano dall’estero sono più numerosi di quelli che emigrano in altri paesi, generando un saldo positivo, in rapporto alla popolazione residente,  tanto a Ravenna quanto a  Rimini, mentre il segno volge al meno per  Forlì-Cesena.  Una buona presenza di studenti esteri, come dimostra anche il caso di Bologna, sicuramente aiuta questo indicatore.

E’ pur vero che non tutte le scoperte e le innovazioni, soprattutto quelle incrementali, che non sono cioè radicali ma migliorano qualcosa che già esiste, vengono formalizzate con un brevetto, che ha un costo.  Ma è fuori di dubbio che senza brevettare una innovazione, il rischio che venga copiata è alto, con tutte le conseguenze negative del caso.  In conclusione, la brevettazione rimane comunque il miglior indicatore di innovazione.

 

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