"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

novembre: 2018
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Romagna: dove l’economia produce meno ricchezza

Raramente, anche per mancanza di informazioni, si riesce ad entrare nei dettagli dell’economia dei comuni, che in Italia sono più di otto mila.  Da quest’anno l’Istat ha cominciato  ad elaborare e diffondere i primi dati che rendono un po’ meno indecifrabile le realtà locali.

Il primo di questi dati riguarda la produzione di valore per addetto, cioè la produttività, dei sistemi produttivi locali, fatti di imprese che producono beni e servizi, e da cui discende l’importo delle retribuzioni, che sono una parte della ricchezza creata.

Si scopre così, restando in Romagna,  che al vertice della produzione comunale di valore, con 49 mila euro per addetto, troviamo il sistema economico ravennate, seguito  dal cesenate con 45 mila, mentre in coda c’è quello riminese con soli 35 mila euro, che è anche il più basso dell’Emilia Romagna.  Regione  dove al vertice troviamo il comune di Bologna con 54 mila euro per occupato.

Senza dimenticare, giusto per avere un confronto,  che il primo comune italiano per produzione di ricchezza è Milano, che raggiunge ben 71 mila euro per persona che lavora.

Escluso Ravenna, i maggiori comuni della Romagna non raggiungono nemmeno la media nazionale, che è di 46 mila euro per addetto.  Rimini produce  la metà del valore per occupato di Milano.

Differenze di produzione di valore del lavoro che si riverberano sulle retribuzioni,  e alla fine sulla disponibilità di reddito delle famiglie.  Infatti, mentre la retribuzione  annua per dipendente raggiunge a Milano la media di 34 mila euro, a Cesena scende a  27 mila  e  Rimini 21 mila euro, sempre ultimo in regione, dove Bologna e Parma, al vertice regionale, pagano 29 mila euro, quando la media nazionale è di 26 mila.

Quello descritto  è  il quadro medio, che comprende tutte le attività economiche di un territorio. Ulteriori informazioni ci consentono però di aggiungere che l’industria, che comprende manifattura e costruzioni, è normalmente più produttiva dei servizi, anche se questi offrono la maggior parte dei posti di lavoro.

Si può così scoprire che mentre in Romagna il valore aggiunto per addetto nell’industria oscilla tra 47 mila euro di Rimini e 68 mila di Ravenna, con Cesena in posizione intermedia a 59 mila euro, nel comparto dei servizi la forbice, su livelli più bassi, varia tra 34 mila euro per occupato di Rimini e 41 mila di Ravenna, con  Forlì-Cesena a 38 mila euro.

Come è noto il termine servizi, la cui produttività in Italia è ferma al duemila,  comprende una vasta gamma  di attività. Tra queste, almeno in Romagna,  i “servizi di alloggio e ristorazione”, cioè del turismo, svolgono un ruolo importante.   Attività generalmente ad alta intensità di lavoro, ma bassa creazione di valore.  Così non può sorprendere se il valore aggiunto per addetto nel turismo  scende di un ulteriore scalino: 22 mila euro a Rimini e Ravenna, 18 mila a Forlì (questo dato non è disponibile per Cesena).  Questa volta  piuttosto in linea con i valori degli altri capoluoghi regionali.

Inevitabilmente calano le retribuzioni annuali,  anche perché  il grosso del lavoro nel turismo è stagionale (la durata media del lavoro nel turismo è di circa quattro mesi): 16 mila euro a Rimini e 15 mila a Forlì e Ravenna.

In sintesi, questi dati ci dicono che la Romagna, pur non presentando un quadro omogeneo, nel complesso conta con sistemi produttivi locali che producono meno ricchezza dei comuni emiliani,  e sono ancora più lontani dalle realtà nazionali apicali.  Il turismo è una risorsa, ma con molti limiti, a cominciare dalla stagionalità. Avrebbe bisogno di elevare i suoi standard, per creare maggiore valore,  ed essere affiancato da attività economiche compensatrici, in grado di offrire le opportunità di reddito e di qualità dell’occupazione mancanti.

In particolare in provincia di Rimini dove, considerando il sistema economico nel suo complesso, le giornate retribuite di cui un lavoratore dipendente può usufruire  sono un terzo in meno  di chi può vantare una occupazione a tempo pieno.  In altri termini: su 312 giornate lavorative annue potenzialmente  disponibili,  un lavoratore o una lavoratrice  di Rimini  trova occupazione solo per  208 giornate.  Restano da riempire le altre 104 giornate lavorative.  Il livello più basso dei salari medi ne è la diretta conseguenza.

Ma non finisce qui. Perché se si lavora meno, e si prende di conseguenza  un monte salari più basso, si pagheranno anche minori contributi per la futura pensione. La quale sarà proporzionata  ai versamenti fatti.

Il risultato, aggiornato al 2015, è un importo medio annuo delle pensioni  di 16 mila euro per Rimini, 17 mila a Forlì-Cesena, 18 mila a Ravenna, quando in Regione sono 18,5 mila euro, mentre a Milano superano 21 mila euro.

Questo dimostra una cosa molto semplice: che un sistema economico locale che produce meno ricchezza ha conseguenze, sulle persone, per tutta la vita.  Andrebbero trovati, con politiche economiche locali adeguate, dei correttivi.

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