"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Ristorazione targata Fimar

Come abbiamo già avuto occasione di scrivere, la provincia di Rimini vanta un piccolo distretto  di aziende che producono macchine per la ristorazione. Un legame con i numeri del nostro turismo (15 milioni di pernottamenti l’anno e più di duemila alberghi)  è facile trovarlo. Fimar, che ha sede a Villa Verucchio, è una di queste aziende, tra le più importanti in Italia e con un buon posizionamento estero, come avremo modo di vedere.

Partita, nel lontano 1974, come una piccola officina di precisione che lavorava per conto terzi, nel 1979 assume la denominazione Fimar e si specializza nella produzione di macchine per la ristorazione. Stiamo parlando di tritacarne, grattugie, impastatrici, lava verdure, tostapane, forni, ecc.,  in una lunga lista di combinazioni, cui nel tempo si sono aggiunte, in carico ad una società dello stesso Gruppo, la Forcar, linee di carrelli e di refrigerati per le sale pranzo.  Perché, come ci spiega il fondatore e titolare Oriano Tamburini, che ci riceve in sede, “uno degli elementi del successo di Fimar è costituito proprio dalla completezza della gamma dei prodotti che offre. Ad un albergo, meglio ancora se una catena alberghiera, non si può dire io ti posso dare alcune macchine, per il resto rivolgiti ad altri. Si è più apprezzati e competitivi  quando si è  in grado di dare una fornitura completa”.

Prodotti, venduti in circa 100 mila pezzi l’anno, che Fimar  assembla nei suoi capannoni, mettendo insieme componenti che arrivano da fornitori locali e non (molti i veneti, già impegnati in forniture per Zanussi e altre ditte di elettrodomestici), facendo lavorare una ottantina di persone.

Gli altri fattori della competitività di Fimar, ci tiene a sottolineare Tamburini,   sono: “la continua innovazione dei prodotti, per quanto stiamo parlando di macchine relativamente semplici che costano qualche centinaio di euro, la qualità dei materiali utilizzati (oggi tutto è in acciaio inox), l’applicazione scrupolosa delle norme europee sulla sicurezza, la velocità nelle consegne (per l’Italia, l’ordine parte entro le 24 ore dal ricevimento) e ultimo, ma probabilmente il più importante, l’assistenza tecnica ante e post vendita, garantita in tutto il mondo. Con due tecnici che dallo stabilimento di Villa Verucchio sono in grado di dialogare, in inglese, con i loro colleghi sparsi nei concessionari di tutto il mondo”.

Perché la Fimar realizza due terzi circa del suo fatturato, che si aggira, compreso la Forcar, sui 44 milioni di euro, all’estero.  Esporta in tanti paesi, escluso il Nord e Sud America, nel primo caso perché la dimensione del mercato richiede una particolare cautela, nel secondo causa dazi troppo alti applicati alle importazioni.

Però con una bella sorpresa, un po’ inattesa: tra i principali mercati esteri c’è il Nord Africa, in particolare l’Egitto, la Tunisia, l’Algeria e il Marocco. Paesi da cui, spesso, le macchine Fimar ripartono per raggiungere altre nazioni del Centro Africa. Sono cioè  ri-esportate dai concessionari locali.  Rivenditori grossisti, in totale circa 1.300, che sono i veri clienti Fimar , la quale non si rivolge direttamente al singolo albergo o ristorante.  Ragione per cui Fimar non vende nemmeno on line, per non fare concorrenza ai suoi stessi rivenditori.  Questo però non gli impedisce di essere presente sui principali social media.

Una presenza così significativa sui mercati esteri è il risultato della frequentazione costante delle maggiori fiere di settore (Milano, Barcellona, Dubai, Singapore, ecc.)  e si regge su un responsabile esportazioni, che praticamente è sempre in giro per il mondo, e un ufficio export, interno all’azienda, costituito da sette persone, tutte donne, che parlano tranquillamente inglese, francese, tedesco e spagnolo.  Lingue che diverse di loro hanno appreso all’Istituto alberghiero, molto apprezzato su questo fronte.   Apprezzamenti che non si estendono agli altri istituti tecnici-professionali locali, che spesso sono anche poco aggiornati rispetto alle novità.  Comunque, ad un giovane, quando c’è qualche assunzione in ballo, Fimar  chiede nozioni meccaniche di base,  mentre la formazione vera e propria viene svolta in azienda, con l’affiancamento a persone più esperte.

La crisi russa, tra embargo e svalutazione del rublo, che inevitabilmente  ha fatto lievitare i prezzi interni, non si è sentita solo nella flessione degli arrivi turistici della riviera, ma anche nel calo delle vendite di macchine per la ristorazione.  Il peggio sembra però passato.

L’altra crisi, quella più generale,  si è fatta sentire, con un calo delle vendite, nel 2009 (lo scoppio è avvenuto nel settembre 2008), poi però c’è stata una ripresa dell’ordine del 3-4 per cento l’anno, lenta ma costante.   Tanto che il Gruppo ha potuto inaugurare da poco, non lontano dalla sede principale, un nuovo centro logistico dedicato per intero alle spedizioni.

Sulla competitività del territorio l’unico neo da segnalare riguarda la viabilità della Marecchiese,  non all’altezza delle necessità, soprattutto quando a doversi muovere sono grossi camion.  E chi esporta ne muove tanti.

 

 

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